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Guardia di Finanza, sequestrati altri beni alle famiglie mafiose di Canicattì

 

Nei giorni scorsi, sono stati consolidati i risultati raggiunti nella ricerca dei patrimoni accumulati dalle famiglie mafiose della provincia di Agrigento. In particolare, le indagini successive ai sequestri del 26 gennaio scorso  disposti dal Tribunale di Agrigento nei confronti di Leone Vincenzo, Di Bella Angelo e Messana Luigi di Canicattì, hanno dato importanti frutti che si aggiungono al ricco elenco dei beni sequestrati alle famiglie mafiose di Canicattì. 
Sono stati, infatti, individuati altri conti correnti, polizze assicurative a premio unico, titoli azionari e quote per un valore complessivo di circa 2.500.000 euro, tutti sottoposti a sequestro.
Inoltre, l’ulteriore lavoro di ricostruzione degli assetti societari riconducibili a quelle famiglie ha permesso di concentrare l’attenzione investigativa su una cooperativa costituita in prevalenza da imprenditori agricoli locali, ma guidata e finanziata per diversi anni dai componenti della famiglia Di Bella-Leone.
Sin dal 2006, infatti, rappresentanti delle famiglie Di Bella-Leone sono risultati soci della cooperativa ed hanno finanziato l’attività imprenditoriale mediante versamenti infruttiferi di consistenti somme di denaro, contabilizzate in bilancio alla voce “Finanziamento Soci”. Ovviamente, rappresentanti della famiglia erano inseriti anche nel consiglio di amministrazione della società, e questo consentiva loro di influire direttamente sulle scelte imprenditoriali, con dirette ripercussioni sugli altri soci e, dunque, sull’economia locale.
Proprio in queste ore si è concluso l’ulteriore sequestro di quote societarie riconducibili alle famiglie Di Bella e Leone disposto con decreti del Tribunale di Agrigento nei confronti della cooperativa a r.l. HORUS.
Il valore della predetta cooperativa si aggira intorno a €. 3.500.000,00.
I sequestri di questi giorni si aggiungono, dunque, a quelli di gennaio il cui valore complessivo fu stimato in maniera prudenziale in oltre 75 milioni di euro  così suddiviso:

  • unità immobiliari …………………. per un valore di oltre 35 milioni di euro;
  • disponibilità finanziarie …………per un valore di oltre 1,5 milioni di euro
  • beni mobili. ………………………per un valore di  circa 500.000 euro;
  • attività imprenditoriali ………….per un valore di circa 38 milioni di euro.

 Il valore totale, pertanto, supera gli 80 milioni di euro.
A questo punto sono oltre una ventina le società sottratte alle famiglie mafiose di Canicattì ed affidate temporaneamente e precauzionalmente ad amministratori giudiziari nominati dal tribunale con l’incarico di migliorarne l’attività produttiva, salvaguardando i livelli occupazionali e contestualmente riportando l’impresa ad operare secondo criteri di gestione propri dell’economia legale. Il che equivale ad ingenerare un circuito virtuoso, partendo dalla rimozione dei rapporti con società legate a contesti mafiosi.
 Il sistema economico criminale smantellato faceva capo a soggetti inseriti organicamente in ‘cosa nostra’ come Di Bella Angelo ed il nipote Leone Vincenzo. Di Bella Angelo era considerato a capo della famiglia mafiosa di Canicattì e già nel 1987 era indiziato di appartenere ad un’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Per avere un’indicazione del livello criminale già allora occupato dal Di Bella, può essere utile sapere che il suo numero telefonico fu trovato annotato nell’agendina di Pippo Calò, il cassiere della mafia, all’atto del suo arresto (avvenuto nel 1985 a Rieti).
Le attività condotte negli ultimi mesi in provincia dalla Guardia di Finanza sono precipuamente finalizzate a garantire la sicurezza economica e finanziaria della collettività, anche attraverso la tutela delle libertà economiche garantite dalla Costituzione.

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