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12 luglio 1943 “LA TRAGEDIA dimenticata DI AGRIGENTO”

Sono venuto a conoscenza di quella tragedia, dalla signora Palumbo, ” A MASTRA” come tutti la chiamavano, una vecchietta minuta, incurvata dagli anni sempre vestita in nero, una mia vicina di casa, che ha perso in quella immane tragedia, uno dei suoi figli, il più grande.

Avevo sette o otto anni, a casa sua, spesso mi raccontava i fatti di quel giorno, sempre con quel velo di tristezza che la caratterizzava e un mesto velo di rancore, non so se verso gli americani o verso il regime fascista.

Lei con la sua famiglia, abitava in una piccola casetta, proprio sopra il ricovero, già erano passati venti anni, ma per lei il tempo, si era fermato a quel triste giorno.

I suoi ricordi erano rimasti indelebili nella sua mente: la sirena, gli aerei, le esplosioni, il fuoco, il fumo e poi un tremendo boato, causato dalla crollo del soffitto del ricovero, dove centinaia di persone tra cui il suo povero figliolo, che avrà avuto non più di sedici anni, erano rimasti intrappolati sotto le macerie, e poi le grida il pianto, la disperazione, dei parenti e della gente occorsa, incredula a quanto avvenuto.

Chissà, se suo figlio, come tanti altri, era morto subito, o dopo una lunga agonia, poiché i soccorsi non furono molto efficienti quel giorno, sia per la scarsità dei mezzi, sia per la paura di nuove incursioni.

La storia, quanto è scritta dai vincitori, spesso fa dimenticare gli episodi di cui le generazioni future non devono sapere nulla, ma mette in risalto i mostruosi episodi causati da chi perse la guerra.

Ogni anno a Roma, si commemora solennemente la strage delle fosse ardeatine, anche allora perirono oltre trecento persone, vittime innocenti di una crudeltà inaudita, a loro memoria è stato eretto un monumento a futura memoria di quegli innocenti e alcuni autori della strage hanno pagato il loro conto verso la giustizia.

Ad Agrigento, invece la strage è stata dimenticata, nessuno ogni anno propone neanche una piccola commemorazione, nessuna cerimonia ricorda quelle sfortunate vittime, nessun fiore viene portato sul luogo della tragedia.

Senza passato non può esistere il presente, dice sempre qualcuno, ma qui nella nostra città forse non esiste il passato, esiste solamente un presente senza celebrazioni a ricordo di chi innocentemente perse la vita quel giorno, senza sapere nemmeno il perché.

La vecchietta, mia vicina di casa, è morta tanti anni fa, fino a quando è rimasta in vita andavo sempre a trovarla, sul suo viso, solcato sempre di più da profonde rughe, e sempre meno lacrime, mi raccontava sempre di quel giorno: l’allarme, gli aerei, esplosioni, il fuoco, il fumo, il boato, e poi le urla, i pianti e poi il silenzio, un triste e lungo silenzio sull’ evento.

Con lei è morto anche il ricordo, quel triste ricordo di quel giorno. E’nostro dovere, celebrarequesta giornata particolare, dedicata alla memoria di quelle vittime, e a tante altre vittime, causate da quella umana follia che si chiama guerra, non dimentichiamo più quelle sfortunate esistenze.

Forse il ricordo di quella drammatica giornata, ci aiuterà a vivere meglio.

Giovanni Parisi

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