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Vivo in uno dei borghi più a rischio d’Italia

Sisma è la parola più “googlata” degli ultimi tre mesi. A seguire troviamo terremoto, geologo, terra che trema. Nelle ricerche che si effettuano sul web non ci sono paura, cosa sarà, cosa aspettarsi, quando finirà, ma sono sicuramente i tormenti che ci tengono svegli, non solo se si vive nei luoghi già colpiti dal sisma, ma anche se si vive – per destino o per scelta – in uno dei borghi più a rischio d’Italia.

Il tormento e la paura non riguarda solo il quando arriverà in quei luoghi a rischio un nuovo sisma, ma cosa ne sarà delle nostre case, perché quasi mai ci si domanda cosa abbiano utilizzato per costruirle, le nostre case, o se chi le ha costruite ha tenuto in considerazione che un territorio sismicamente a rischio, imporrebbe una sorta di rigore, nell’edificare, oltre ad una responsabilità che a questo punto, diventa indispensabile, oltre che etica.

Vivo in Calabria. Tanto si potrebbe dire su questa terra, che spesso salta all’attenzione per orrendi fatti di cronaca, o come territorio martoriato dalla malavita e dalla gestione mafiosa di interi territori e delle annesse imprese. Ma è anche una delle terre paesaggisticamente più floride, anche se mai si è pensato di sfruttare al meglio i luoghi, facendo divenire il turismo una delle forze economiche trainanti così come avviene nelle vicine Sicilia e Puglia.

La Calabria è anche una terra ad elevanto rischio sismico, poiché schiacciata dalla grande morsa della placca africana e quella europea. La fragilità delle rocce hanno reso la Calabria una terra “ballerina”, e tanti sono stati i terremoti “catastrofici” che hanno interessato questo pezzo di terra a sud. Valle del Crati,  1183, Reggio e Messina 1908, Calabria meridionale 1783, Calabria centrale 1638, 1905, terremoti del cosentino, 1835, 1854, 1870.

E poi c’è Montalto Uffugo, il posto dove vivo, uno dei borghi più suggestivi della provincia cosentina, che nel corso della storia ha subìto terremoti che l’hanno quasi rasa al suolo. Da quello del 1854 a quello del 1980. Costruita su colli, mostra un bellissimo centro storico, ma anche costruzioni recenti erette su punti alti della città, che potrebbero finire a valle, se un terremoto simile a quello che ha dilaniato in queste ultime ore il centro Italia, facesse tremare la terra di Calabria.

Montalto Uffugo è a pochissimi chilometri dalla purtroppo famosa “faglia di Castrovillari“, della quale i ricercatori ne hanno fatto un candidato primario per un sisma catastrofico, forse proprio perché troppo ferma, da “troppo tempo”. L’hanno chiamato “Big One come lo chiamano i californiani, e “prima o poi ci sarà, è solo una questione di tempo” – dicono gli esperti. Ed intanto la faglia resta ferma, al suo posto, con tutto il potenziale distruttivo che si porta dentro.

E allora la domanda non è solo “quando arriverà”, ma “cosa resterà” di una cittadina costruita sui colli, ad enorme rischio idrogeologico? Cosa resterà del suo centro storico? Come sono state costruite le abitazioni, almeno quelle di nuova generazione? Esiste una consapevolezza dell’amministrazione che governa, sul rischio così prossimo e da tanto atteso, e sulle conseguenze che un sisma di rilievo potrebbe avere sulle abitazioni?

Io me lo domando ogni sera, prima di chiudere gli occhi per domare non solo la stanchezza ma anche la paura. Cosa ne sarà di quei palazzi costruiti sul punto più alto della cittadina? Come è stato concepito e realizzato quel complesso, con quali criteri?

Ormai è chiaro. Non è la terra ad essere nemica, ma la mano dell’uomo che costruisce chiudendo gli occhi, facendo finta che il pericolo non sia così in agguato, che “meglio risparmiare, oggi, tanto domani poi si pensa“.

Se stanotte tremasse la terra, se quel famoso “Big One”, decidesse di scoccare perché è giunta l’ora, forse domani non ci sarebbe che un mucchio di macerie che seppellirebbe non solo l’ennesimo borgo storico, ma anche una comunità che dovrebbe farsi coraggio e domandare, che la paura dovrebbe conservarla per altro e non nel pretendere che vengano verificate le condizioni strutturali delle proprie abitazioni.

La cultura della “convivenza sismica“  potrebbe portare l’Italia, tutta, a non temere più catastrofi, così come avviene in altre parti del mondo, dove il sisma è un compagno di vita, non un nemico in agguato. Costruire ovunque con criteri anti-sismici, è indispensabile, allenando anche la popolazione a comportamenti idonei e non lasciati allo sbaraglio di ciò che fa paura e che per convenienza viene definito “fatalismo”, ma che con la fatalità ha molto poco a che spartire.

Io ho voglia di capire, e non più solo avere paura.
E tu?

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