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Vito Bucceri racconta…

Poco dopo l’alba del 7 luglio scorso 2016, i Carabinieri hanno arrestato Vito Bucceri, inteso “Bucittuni”, 44 anni, bracciante agricolo, presunto capo della famiglia mafiosa di Menfi, nell’ ambito dell’ inchiesta antimafia cosiddetta “Opuntia”. Il 5 agosto Vito Bucceri si è presentato al procuratore aggiunto Maurizio Scalia e ai sostituti della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Alessia Sinatra e Claudio Camilleri, e ha annunciato la sua volontà a collaborare con la Giustizia. Il 18 agosto Bucceri ha firmato il primo verbale, premettendo il perché della sua collaborazione, e le sue parole sono state : “Insisto nella volontà di collaborare con l’Autorità giudiziaria e prendo atto degli obblighi e dei doveri che tale scelta comporterà. Ammetto gli addebiti e sono pronto a rispondere alle domande dell’ufficio. Voglio liberarmi di questo peso e cambiare completamente vita e riferire tutto quello che so. Ammetto di avere fatto parte di Cosa nostra tramite Tonino Pumilia che non c’è più perché è morto. Sono entrato, senza la santina che brucia perché è una cerimonia che non si usa più, e ho cominciato a fare estorsioni e danneggiamenti. Pumilia stesso mi ha presentato a Leo Sutera intorno al 2005. Ci siamo visti in campagna da Sutera con la scusa dei cavalli, poi ci sono tornato, e a poco a poco Pumilia mi ha fatto scuola e ho cominciato a mettere bottiglie alle imprese. Andavo con Pumilia e c’era Sutera. Sapevo chi era Sutera, e Pumilia mi aveva aggiornato che comandava lui e che potevo avere fiducia se avevo problemi”. E poi, in altri interrogatori successivi, Vito Bucceri aggiunge : “Pietro Campo di Santa Margherita Belice dirige tutto quando non c’è Leo Sutera. Ero io a decidere chi forniva il cemento. Quando arrivava una ditta che doveva effettuare lavori a Menfi, avvicinavo l’imprenditore e gli segnalavo la ditta dei fratelli Giovanni e Filippo Campo, di Menfi, per la fornitura del cemento. All’epoca, nel 2008, io ero il capo della famiglia mafiosa di Menfi, e Calogero Rizzuto e Gino Guzzo i capi mandamento. Sul mandamento, secondo le notizie in mio possesso, risalenti a prima del mio arresto del 2008 nell’ operazione Scacco Matto, il mandamento in cui io ero inserito ricomprende i territori di Sambuca, Santa Margherita, Montevago, Menfi e Sciacca. Io venni messo a capo della famiglia mafiosa dal professore Leo Sutera perchè colui che c’era prima Antonino Pumilia era divenuto inaffidabile perchè beveva troppo. Venni messo a capo della famiglia mafiosa direttamente dal professore Sutera prima che lui venisse arrestato nel luglio 2002 e questa cosa mi mise in cattiva luce con Pumilia che si vedeva scavalcato nel suo ruolo. Io su Menfi, dopo che Sutera mi aveva incaricato, mi occupavo di individuare le imprese impegnate nei lavori, di avvisare lo stesso Sutera, di avvicinare gli imprenditori, e di mettere la bottiglia con del liquido infiammabile come segnale per convincere gli imprenditori a pagare. Dopo qualche giorno che mettevo il segnale intimidatorio avvicinavo l’imprenditore, e con questo mi mettevo d’accordo per il pagamento della tangente. Se l’imprenditore non aderiva, prima davo fuoco ad un mezzo da lavoro, piccolo escavatore o gruppo elettrogeno, e qualora l’imprenditore non si convinceva passavo ad effettuare danni più consistenti”. (10.11.2016)

Fonte teleacras

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