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Umbria Jazz 2016, all’Arena Santa Giuliana uno strepitoso Branford Marsalis con il suo quartetto

In realtà sul palco dell’Arena Santa Giuliana, ieri sera non c’era solo lo straordinario sassofonista con il suo quartetto, ma anche uno dei nomi di spicco del panorama jazzistico internazionale, il crooner Kurt Elling che però non è sembrato in perfetta forma

Branford Marsalis è senza dubbio un pilastro di eccellenza artistica del 21esimo secolo, sassofonista virtuoso, che nell’ambito jazzistico ha portato senza dubbio una straordinaria energia, considerato che il suo orizzonte è “l’arte del jazz” in tutte le sue sfumature. Forse non è un caso che il suo talento sia così spiccato, considerato che si è cresciuto nel ricco ambiente (dal punto di vista musicale) di New Orleans, in una famiglia dove sono tutti “fuoriclasse”, dal papà Ellis, e dai fratelli Wynton, Delfeayo e Jason.

Ieri sera, ha dato spettacolo – è proprio il caso di dirlo –  suonando sia il sax tenore che il soprano, e con entrambi gli strumenti, ha saputo tessere le maglie di un concerto che ha spiccato proprio per le capacità del quartetto, sia come performance tecnica che come interplay.
Quel quartetto formato da Joe Calderazzo al pianoforte – che ieri sera era in uno stato di grazia – Eric Revis al contrabbasso e Justin Faulkner alla batteria.

Il progetto portato ad Umbria Jazz è quello che vede come “Special Guest” Kurt Elling, cantante di Chicago, partner di scena del quartetto,  amico di Marsalis, con il quale ha un disco fresco inciso proprio con quel quartetto. La voce versatile di Kurt Elling, ieri sera non è sembrata impeccabile, così come spesso si è soliti ascoltarla, anche se le sue doti canore indubbie, si sono sentite nelle lunghe note tenute, nella capacità di contenere lo spazio grave/acuto, e in quella sua dimestichezza di “tenere il palco”, caratteristica che appartiene a tutti i crooner che delle movenze si nutrono per sorreggere l’ampiezza della perfomance.

Ieri sera veniva spontaneo pensare al grande Frank Sinatra, fuoriclasse, voce e carisma impacchettati in maniera unica. Spontaneo pensare a lui, considerato che, da lui in poi, è nata una nuova era, quella dell’intrattenimento puro.

Parla e gioca con il pubblico, Kurt Elling, anche se l’Arena è piena solo per metà. Saluta in italiano, poi scambia due parole con Marsalis, regala momenti di scat, e il suo momento migliore resta quando abbandona la ritmica ed si esprime attraverso la melodia.

Ma è Branford e il suo quartetto che equilibrato quando deve, energico all’occorrenza e travolgente nelle esecuzioni, conquista il pubblico che so entusiasma, ed applaude le esecuzioni tra radici e novità.

Gli assoli di Calderazzo al pianoforte sono da 10 e lode, dai quali si evince la versatilità del musicista che usa perfettamente sia la mano destra che la sinistra, nella velocità impressionante con la quale esegue scale e l’improvvisazione, per poi ricondurre il tema nell’esecuzione.

Un concerto bello, senza dubbio, nel quale la “statura” del quartetto e l’impeccabile capacità dei musicisti di suonare senza compromessi, resta la ricetta di qualcosa, davvero fuori dal comune.

Simona Stammelluti

Le foto presenti nell’articolo sono di Andrea Palmucci – Winner of the JJA Jazz Awards 2015 “Jazz photo of the year” New York – che ringraziamo

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