| | 1.022 views |

“Tre tentativi per un sogno”: L’omaggio ad Anna Marchesini firmato Max Mazzotta, che sarebbe piaciuto anche a lei

Fare un omaggio ad una grande attrice non è mai cosa semplice. Almeno non lo è nella misura in cui il carattere artistico è talmente spiccato e riconoscibile che si rischia di sbagliare il registro, esasperando alcune sfumature, puntando tutto sulle caratteristiche riconoscibili dell’artista stesso.

Ed invece in questo caso, l’omaggio che Max Mazzotta realizza e porta in scena per ricordare quella donna che tanto ha fatto ridere – da sola quanto in trio – avviene in punta di piedi, con garbo e maestria. Max Mazzotta è un attore e regista con una immensa conoscenza della materia teatrale, dei meccanismi e dei tempi che il teatro impone. E poi sa sempre come scovare l’attore giusto per quella “precisa parte” e mi va di puntualizzarlo perché diciamolo…spesso cose belle, finiscono per essere attribuite alle persone sbagliate che alla fine non rendono per come si dovrebbe, né il testo, né le intenzioni del regista.

Mazzotta firma la regia di “Tre tentativi per un sogno” che ieri sera si è consumato sulle tavole del palcoscenico del Teatro dell’Acquario di Cosenza (nell’ambito della rassegna Milf realizzata da “Il filo di Sophia”) calcato da una ispirata e talentuosa Graziella Spadafora, che ha incarnato non tanto le movenze di Anna Marchesini, quanto i sentimenti. E questo perché lo spettacolo non è un’insieme di gag note, ma un excursus gentile nel tempo che fu, in quella strada che pian piano si aprì nella vita di Anna Marchesini, dalla passione acerba per il teatro, scoperta in seguito alla visione di uno spettacolo, e poi quei “tre tentativi” per raggiungere un sogno, divenuto così tanto vero, reale, appagante, da trasformarla, “trasformandosi” in una serie di altre vite, esasperate nei caratteri tanto da far ridere.

Ed è come se la biografia della Marchesini fosse caduta, planata nelle idee e nella genialità di Max Mazzotta che la immagina lì, seduta al centro del palcoscenico, mentre racconta quel che fu, dall’inizio fino alla fine, a quella fine che nella vita dell’artista fu una specie di colpo di scena, imprevisto e spietato.

Graziella Spadafora, interpreta in maniera minuziosa e carismatica le intenzioni del regista e l’essenza del vivere di Anna Marchesini; la incarna, non la imita, le ruba la verve, non la copia, la disegna, non la duplica. Ci mette del suo, la Spadafora, ci mette il suo modo di concepire la comicità, quella capacità di far ridere che però in alcuni momenti cruciali, mentre cambiano le atmosfere e le realtà artistiche, sa anche far commuovere. Si veste, si sveste e si mostra al suo pubblico, mostrando le emozioni della Marchesini che furono essenziali, in quel vissuto di persona e non solo di personaggio pubblico. Graziella Spadafora sa bene come raccontare le ansie dell’attrice, le speranze a volte deluse, le paure, perché anche quelle fanno parte di quella donna che si trasformò in tanti personaggi, che poi sono sopravvissuti a lei e che ieri sera, sono arrivati al grande pubblico attraverso la bravissima attrice scelta da Mazzotta. Graziella Spadafora è stata Anna Marchesini che parla di sé,  e poi ancora “la Signorina Carlo-la cecata“, “la sessuologa“, e “la cameriera secca dei signori Montagné“. Li ha fatti suoi i personaggi della Marchesini e li ha riproposti al pubblico senza ostentare, ma raccontandoli come se in quel pubblico ci fosse lei, la Marchesini che – a mio avviso – avrebbe riso, si sarebbe commossa e avrebbe applaudito così come il pubblico in sala ha fatto, a scena aperta.

Mazzotta è riuscito a raccontare un’attrice completa, ironica ma anche sensibile, che si innamora del teatro dopo aver visto “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello, e che poi parla con le sue piante e poi scrive. Racconta una donna che con compostezza e dignità ha affrontato una malattia invalidante, che poi l’ha strappata al mondo, ai suoi affetti, alle sue passioni.

Ottimo l’abbinamento delle musiche con i vari step in scena, come se ogni brano potesse essere il filo conduttore tra quei “tre tentativi per un sogno” e quelle domande che spesso finiscono per archiviarsi senza ricevere per forza la risposta giusta.

Che malattia è?” – si domanda la Marchesini nell’interpretazione della Spadafora. “E’ una strada stretta” – risponde il testo di “Sei nell’anima” di Gianna Nannini.

E poi conclude: “Ebbi cura di spostarlo, il silenzio, senza muoverlo”.

La comicità, la spontaneità e la schiettezza delle due attrici, che erano presenti entrambe ieri sera su quel palco, sono state le caratteristiche che hanno permesso ad un omaggio, di diventare magia.

 

Simona Stammelluti

 

Tags: , , , , ,

Commenti chiusi