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Tra i professionisti dell’antimafia mancavano solo loro

Ore 9,50. Sono al bar a prendere un caffè con il collega Angelo Ruoppolo. Mancano dieci minuti all’inizio dell’aggiornamento professionale dei giornalisti che ha per tema “Identità personale e diritto all’oblio (ex Carta di Milano)”. Siamo a pochi metri dall’ex aula consiliare della Provincia regionale di Agrigento dove si terrà l’aggiornamento. Mentre sorseggiamo il caffè sussurro ad Angelo: “Vuoi vedere che oggi qualche professionista dell’antimafia (di cartapesta però) tirerà fuori la presenza di Cuffaro?”

Cavolo! Così, purtroppo è stato.

Finisce l’incontro, tutti firmiamo la presenza e andiamo via. Il tempo di arrivare a casa, aprire facebook e, guarda caso, trovo il post di un giornalista de “La Sicilia” il quale, indignato e sconcertato, scrive: “Corso formazione giornalisti sulla Carta di Milano. Parla il relatore Totò Cuffaro sulla sua esperienza in carcere. Io esco…”

Non se la prende con nessuno, o forse se la prende con tutti; questo non ci è dato sapere. Di sicuro non se la prende con il suo caporedattore Stelio Zaccaria organizzatore e moderatore del dibattito (per motivi che possiamo immaginare) né con la vicepresidente dell’ordine dei Giornalisti di Sicilia Teresa di Fresco.

Si indigna perché tra i relatori c’è l’ex Governatore della Sicilia Totò Cuffaro, regolarmente invitato da Zaccaria e dallo stesso ringraziato per la sua presenza. Lo stesso Zaccaria ne aveva parlato nei giorni scorsi con la vice presidente Di Fresco e sulla presenza di Cuffaro  aveva scritto un articolo anche sul quotidiano La Sicilia.

E cosa avrebbero fatto di male Zaccaria e la Di Fresco? Vi assicuro una cosa: E’ stato uno degli incontri più seguiti fra tutti quelli che fino ad oggi ho partecipato. Non solo: la presenza di Cuffaro è stata illuminante perché non solo ha rispettato alla perfezione il tema del dibattito ma solo un ex detenuto poteva raccontare l’esperienza vissuta dietro quelle mura ed il rapporto che si ha con i media quando si è dentro una cella. Poi si è soffermato, tra gli applausi di tutti (ovviamente tutti “mafiosi” e per nulla indignati) sulla condizione umana dei detenuti in Italia che risulta essere fra le peggiori del mondo.

Dunque nulla di così scandaloso, di così mafioso, di così allucinante; anzi la sua testimonianza è stata apprezzata da tutti.

Vadano i nostri complimenti a Stelio Zaccaria e a Teresa Di Fresco i quali sono riusciti a portare in un dibattito così interessante una testimonianza che, come sottolinea il nostro Presidente Regionale “si tratta di un contributo non richiesto è comunque qualcosa che può essere utile a chi fa il nostro mestiere fermo restando che nessuno lo assolve dalle sue colpe”.

Mi dispiace smentirti, caro Presidente, ma il contributo è stato esplicitamente richiesto. Non solo, aggiungo altro: è stata una mossa azzeccatissima, Presidente! Così come ti assicuro che io per primo ho applaudito l’intervento di Cuffaro; né mi sono indignato, né sono uscito fuori dall’aula, né mi sento un mafioso. Ho ascoltato le sue parole e ne ho fatto anche tesoro. E che dire della presenza dell’avvocato Totò Pennica, del Direttore del carcere minorile Malaspina di Palermo e della stessa Teresa Di Fresco, tutti seduti nello stesso tavolo? Era un summit?

Fatti spiegare da Di Mare, semmai, caro Presidente, di cosa e perché si è indignato e soprattutto perché si è fottuto i 5 punti previsti dall’incontro di oggi visto che parlava un certo Totò Cuffaro. Vorrei anche capire se noi (una cinquantina di giornalisti), che non siamo usciti dall’aula, abbiamo sbagliato in qualcosa e siamo tutti punibili.

Di Di Mare uscito dall’aula non se n’è accorto nessuno.

A rincarare la dose (e qui, Presidente, non dobbiamo lamentarci quando nascono le barzellette sul nostro lavoro perché ormai è luogo comune che “i giornalisti una cosa nica a fannu addivintari una muntagna”) ci ha pensato una giornalista di Repubblica tale Romina Marceca la quale senza essere presente ha scritto (informando falsamente i propri lettori) che “il convegno di stamattina è stato abbastanza movimentato”.

Niente di più falso, Presidente. Ribadisco ancora una volta che il convegno di stamattina è stato tra i più brillanti che fino ad oggi ho frequentato e l’unico “movimento” percepito sono stati gli applausi all’ex Governatore.  Saremo tutti mafiosi, Presidente? Di Di Mare nessuno si è accorto di nulla. Però, come abbiamo scritto sopra, quei cinque punti fanno gola e lui che era uscito indignato è rientrato pimpante per firmare la presenza e ammuccarsi i 5 punti  in un corso di aggiornamento dove ha parlato Cuffaro.

Facciamo gli applausi ai professionisti dell’antimafia, e cioè la giornalista Marceca e il giornalista Di Mare che hanno gridato allo scandalo; non nascondo che suscita una certa meraviglia il fatto che la Marceca  non si indigna e nulla scrive quando legge o leggeva gli editoriali di un tale che si chiama Adriano Sofri proprio sul quotidiano Repubblica e non si indigna quando il Sofri si sparapazza nelle sedi universitare a parlare con il “futuro”, cioè con quei giovani che devono ascoltare i sermoni del mandante di un assassinio di un Commissario di Polizia.

Ci sono condannati e condannati.

E ci sono anche giornalisti e…giornalisti.

18 Risposte per “Tra i professionisti dell’antimafia mancavano solo loro”

  1. Giuseppe DI ROSA ha detto:

    Ad #Agrigento #CAPITA che gli stessi che si indignano di #CUFFARO che relazione sulla #PROPRIA #CARCERAZIONE avendo scontato la pena #CON #DIGNITÀ
    #VOTANO e favoriscono col loro FARE la #POLITICA #DEL #MALAFFARE !
    #IPOCRISIA #BATTE #COERENZA 1 a 0
    p.s. Direttore perchè non ci occupiamo degli incarichi che distribuiscono al DISTRETTO TURISTICO AD ALCUNI SUOI COLLEGHI ?
    ne vogliamo parlare o gli stessi che ricevono gli incarichi sono quelli che nascondono le nefandezze della POLITICA DI OGGI E DOBBIAMO LASCIARE PERDERE ?

    • Lelio Castaldo ha detto:

      Parliamone molto, molto, molto volentieri!

      • Giuseppe Di Rosa ha detto:

        Ne parliamo ? Faccia un filo di nota, scriva che le ho chiesto io di farlo e chieda al PRESISENTE del distretto che ha utilizzato il distretto per la sua campagna pettorale di rendere pubblici tutti gli incarichi……tra questi troveremo alcuni suoi colleghi di alcuni siti locali che campano alle nostre spalle facendo apparire ciò che non è e nascondendo la verità……sempre ai PIEDI DEL POTENTE DI TURNO CHE DISTRIBUISCE INCARICHI…….

  2. Peppe ha detto:

    Cuffaro tutta la vitaaaaaaaaa

  3. Lillo Massimiliano Musso ha detto:

    Con l’augurio di non essere censurato, giusto per portare il tema ai suoi contorni appropriati, ricordo a me stesso che Salvatore Cuffaro è stato condannato in via definitiva, pena scontata, a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio. Sul piano personale ognuno è libero di invitarlo a cena, trascorrere con lui il proprio tempo libero, intervistarlo, eccetera. Ma l’Ordine dei Giornalisti non può invitarlo come relatore in un incontro finalizzato alla formazione professionale obbligatoria dei giornalisti agrigentini. Difatti, se è vero che nessuno di noi può sentirsi autorizzato ad esprimere giudizi negativi morali sulle persone – personalmente non l’ho mai fatto su Cuffaro, né ho goduto della sua condanna, limitandomi a prendere atto della sentenza – alla stessa maniera gli organizzatori dell’evento non possono esprimere giudizi morali positivi su un condannato a 7 anni di carcere per fatti legati alla mafia. L’invito e la sua presenza al tavolo dei relatori implicano automaticamente un giudizio morale positivo, inaccettabile in un ambito “istituzionale”, peraltro pezzo di un collage che vorrebbe riabilitare politicamente la persona con una serie di incontri che partono dalla questione sociale delle carceri, per concludersi, sempre e comunque, con precisi atti di indirizzo politico, in violazione sostanziale della pena interdittiva accessoria dai pubblici uffici. Ricordo a me stesso che l’interdizione priva il condannato del diritto di elettorato attivo e passivo, quindi non può non ricomprendere le attività di chi intesse le trame elettorali come se nulla fosse, riparandosi dietro un presunto diritto di pensiero politico. Nessuno vuole o può impedire a Cuffaro di avere un’opinione politica, qui discuto la possibilità che questi abbia di fatto un ruolo di rilievo nel panorama politico regionale e nazionale come se nulla fosse. Peraltro, aggiungo che Cuffaro non è portatore di un pensiero politico, ma ha soltanto – come palesa espressamente e senza alcun infingimento – la volontà di contribuire alla formazione delle aggregazioni partitiche finalizzate alla vittoria elettorale. Chi ha visto, come me, l’intervista in video pubblicata da Cuffaro a SiciliaOnPress, raccolta poco dopo l’evento di cui trattasi, può sentire dalla viva voce del Cuffaro come si siano impartite precise direttive politiche in vista delle imminenti elezioni regionali. I siciliani non siamo fessi, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma ognuno è altresì libero di alzarsi e andarsene e di indignarsi, innanzi ad una pagina veramente comica dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia. Per questo ho già chiesto all’Ordine nazionale di compulsare Riccardo Arena, presidente dell’Ordine regionale siciliano, verso dignitose dimissioni, visto che, peraltro, nella difesa insensata dell’accaduto, ha riferito ai giornalisti notizie false, come quella per cui Cuffaro non era invitato e non era prevista alcuna sua relazione, circostanza smentita dallo stesso Lelio Castaldo. Il direttore Castaldo è libero di difendere l’intervento di Cuffaro, in ciò rimanendo coerente nella sua nota posizione di innocentista del Cuffaro medesimo, ma ritengo scandaloso porre le iniziative della formazione professionale permanente obbligatoria dell’Ordine dei Giornalisti a servizio di percorsi politici studiati a tavolino e miranti alla riaffermazione della leadership politica in Sicilia dello stesso Cuffaro. Il video che linko è la prova piena di quanto ho appena scritto. Certo di non essere censurato, almeno in ciò va riconosciuto a Lelio Castaldo il carattere democratico, invito chi mi legge a replicarmi senza insultare, perché con un po’ di impegno si possono scrivere contenuti forti anche senza scendere su un piano di litigiosità, come mi pare di avere fatto con questo commento. Cordiali saluti. http://www.siciliaonpress.com/intervista-a-toto-cuffaro-il-video/

    • ugo.ugo@libero.it ha detto:

      Condivido. Riflessione obiettiva e intelligente.
      Caro Direttore 1 a 0 e palla a centro.

    • FRANCO ha detto:

      La capisco dottore Musso,esprimere simpatie per Cuffaro puo’ risultare oltremodo pericoloso in un Paese come l’ Italia dove si invitano terroristi impenitenti senza che cio’ scandalizzi.Prudenza imposta dalle contingenze politiche del momento e dal “politicamente corretto”che impone parole e scelte.Non si comprenderebbe in caso contrario la sconcertante affermazione che l’invito di Cuffaro “implica automaticamente un giudizio morale positivo”.Un contradditorio risulta essenziale in un pubblico dibattito e invitare esclusivamente professionisti dell’Antimafia sarebbe esercizio di assoluta stupidita’.Noi siciliani non siamo fessi,appunto non lo siamo e mandiamo le sue osservazioni nel novero del coro degli abatini dell’informazione che cantano tutti con lo stesso spartito.E’ tanto forte il suo senso di equanimita’ e democraticita’ che bolscevicamente chiede all’Ordine dei Giornalisti di “compulsare”il presidente Riccardo Arena!Rimpiangera’ sicuramente i bei tempi dei”gulag” che risolvevano questioni come queste in maniera sbrigativa e definitiva.Caro dottore Musso,la mediocrita’ intellettuale non ha mai pagato.Si giri intorno,bene o male siamo ancora un Paese in cui vige la DEMOCRAZIA.

  4. peppe ha detto:

    il diritto di parola non si nega a nessuno, nemmeno ai pazzi e agli ubriaconi, mi chiedo però se era opportuno, visto lo scopo dell’incontro, che un condannato in via definitiva, anche se ha espiato la colpa per l’infamante peccato, tenga una lezione, cosa poteva insegnare l’ex don Totò alla classe di giornalisti che già non sanno…. che la dura vita del carcere porta al miracolo della redenzione? Si, è stato un invito poco opportuno ma una buona occasione per un buon ritorno mediatico.

  5. philips ha detto:

    Filo di nota bellissimo. Totò Cuffaro, che conosco personalmente, e dal quale preciso, non ho mai avuto fatto un favore anche perchè non lo ho mai richiesto, ha pagato per le sue colpe, vere o no non tocca a me giudicare, qualcuno lo ha fatto. Aggiungo però che con molta dignità ha affrontato il carcere e praticamente ha pagato per tutti. Nessuno pensi che gli altri politici siano tutti verginelli. Detto questo, a mio giudizio, Totò è un cittadino italiano, con le limitazioni imposte, che come tale può e deve dire tutto quello che pensa, le cose vissute che praticamente possono farci conoscere una parte della vita che non conosciamo. Chiudo dicendo che ho sempre sostenuto che nelle famiglia dove disgraziatamente sono avvenuti fatti dolorosi e gravissimi, i parenti hanno sempre fatto carriera politica, e nessuno può smentire ciò.

  6. giovanni ha detto:

    di bigotti che di mestiere fanno i moralisti il mondo è pieno, anche se l’Italia mantiene il primato. Questa gente è la peggiore tra tutte . Diffidate da quelli che fanno la morale poiché essendo essi stessi degli spregevoli immorali senza dignità , si comportano peggio delle persone che prendono di mira . In questi anni ne abbiamo passati in rassegna un bel po’ tra politici, commentatori senza arte ne parte che affollano le tv, giustizieri , giornalisti nazionali e locali come quel tizio baffuto di quella televisione del palermitano , pluripremiato e pluridecorato per essere stato integerrimo lottatore antimafia che di giorno girava per le scuole come testimone di legalità e di notte taglieggiava il prossimo. Ma per favore !!!!!!!!!!! Ma viditi a cu aviti a pigliari pi fissa ! A jitivi a rumpiri u ………………………..arrassu va!

  7. Carletto ha detto:

    Il giornalista de La Sicilia e’ senza coraggio e lo ha dimostrato da sempre … scopiazza qua e là ed inserisce sue personali simpatie o antipatie paesane … rimarrà quindi sempre uno scribacchino

  8. Giovanna ha detto:

    Complimenti direttore . Un bel filo di nota . E quannu ci voli ci voli direttore….

  9. Lelio Castaldo ha detto:

    Devo comunicare ai lettori che accusano e infangano di non mettere nomi falsi e uscire allo scoperto. Solo in questo caso verranno pubblicati i loro commenti. Non è escluso che esistano anche lettori professionisti dell’amtimafia. Così non va proprio. Forza e coraggio cosi cresciamo tutti.

    • Giulio sanzo ha detto:

      Vuole anche il codice fiscale? Si vergogni

      • Lelio Castaldo ha detto:

        No, solo uomini con la U maiuscola. Non miserini come te che possibilmente hanno leccato per anni e ora fanno gli antimafiosi

  10. Francesco Di Mare ha detto:

    Tu che parli di “fottere”….?
    Hai sbagliato persona.

    • Lelio Castaldo ha detto:

      Io che parlo di fottere??? aspe’ che te lo spiego meglio. Fottere nel senso di rubacchiare una cosa che non piace (come nel caso specifico). E tu, caro Ciccio, hai rubacchiato una cosa che reputi disdicevole. Questa non è coerenza. Tutto qui. Se poi vogliamo dare altro significato al “fottere” sempre inteso come accaparrarsi di cose che non spettano sono pronto a parlare e scrivere da ora fino a domani mattino. Scrivo solo l’inizio : era il non tanto lontano 2010…. Dimmi tu se devo continuare. Io mi fermerei qui, ascoltami. Non aprire maglie pericolosissime che coinvolgerebbero altre persone.

  11. FRANCO ha detto:

    Il professionismo dell’Antimafia,consacrato da Sciascia in un celebre articolo sul Corriere della Sera,ha fatto in modo che politici mediocri,giornalisti mediocrissimi,una pletora di parenti di vittime della Mafia spuntate da tutti i lati,diventassero delle celebrita’ osannate e glorificate senza alcun merito.Da quel momento sono saliti sulla ribalta della politica siciliana figure sciaguratamente inefficienti ma che avevano il pregio di essere “parenti di”che nascondeva la loro assoluta insipienza e insulsaggine.Figurarsi che il Funduk ,organizzazione paraculturale di Agrigento combatteva strenuamente la Mafia tranne poi ad invitare una nota terrorista che aveva lasciato dietro di se’ una scia di sangue.Non solo la ha ospitata ,ma se ne è pure vantata.Sul professionismo dell’Antimafia si sono create vere e proprie fortune professionali in tutti i campi,gazzettieri che diventavano degni del Pulitzer,politicanti mediocrissimi che guidano questa nostra sventurata Sicilia.Non ci si meraviglia piu’ di niente,nemmeno del fatto che il giornalista Calabresi,figlio del commissario assassinato da Sofri, guidi un quotidiano come la “Repubblica”facente parte del gruppo”L’espresso “che pubblicando l’elenco di 700 firmatari di una condanna contro Calabresi,ne decreto’ praticamente la morte!

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