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Se è vero che tutto quello che noi giornalisti abbiamo è la parola, e che come cittadini siamo liberi (ancora) di scegliere da che parte stare , allora io scelgo di usare la parola per “dare la parola” e scelgo di stare dalla parte di chi si prende le proprie responsabilità, sempre, e quindi sto dalla parte di Roberto Saviano che in un video pubblicato da La Repubblica TV racconta quel che gli accadrà ed anche perché. E poi parla al Ministro Salvini promettendogli che con l’unica arma che ha, ossia la parola, non gli darà mai tregua.

E’ stato rinviato a giudizio, Saviano e dunque, sarà processato per aver definito Matteo Salvini il “ministro della malavita“.Come tutti i cittadini, vado a farmi processare” – dice il giornalista sotto scorta nel suo messaggio.  Sottilinea come mentre lui, con un po’ di fierezza va a farsi processare, Salvini si sottrae al giudizio sul caso Diciotti, tramite ricatti e pressioni politiche, facendosi appoggiare dal Movimento 5 Stelle che – come sottolinea Saviano – con la sua posizione in merito alla vicenda, ha perso completamente faccia e dignità, anni di presunte lotte circa quell’essere diversi dalla politica. “Ma un giorno saranno chiamati a rispondere, uno per uno, perché e con quest’atto”– dice Saviano – che si inizia a trasformare quella che è una democrazia, verso una dimensione autoritaria”

Non mi intimidisce Matteo Salvini, la lotta agli intellettuali non è cosa nuova al nostro paese, non è cosa nuova per il potere, non è cosa nuova per chi cerca di rendere autoritario un governo e questo è il primo passo” – continua il giornalista e scrittore.

Poi, definisce il populismo: “Dire di fare qualcosa per il popolo o poi ingannarlo, usare un’argomentazione demagogica, per poi fregarlo attraverso quelle espressioni classiche: per voi, per il popolo, prima gli italiani, prima il popolo

Saviano ricorda Liu Xiaobo, uno dei più grandi intellettuali cinesi, rinchiuso in un laogai e dunque, si dice consapevole di essere fortunato, libero ancora di metterci il corpo e la faccia nella battaglia contro le bugie di questo governo, una battaglia che definisce “necessaria”.

Poi si riferisce direttamente al ministro Salvini: “Ero stato facile profeta, l’avevo chiamata buffone, qualche tempo fa e lei si è dimostrato un buffone; aveva detto di essere pronto al processo, e invece scappa, come un codardo, come si è sempre dimostrato; codardo nella vicenda dei milioni rubati alla lega, codardo nel non dimostrare pubblicamente tutti gli errori fatti dalla Lega al Sud Italia, codardo sulla vicenda Diciotti. Chiunque vi critichi è élite e questo popolo allora ha una sola ragione, una sola testa, un solo sguardo. Chi è con voi è popolo, chi è contro di voi è élite

Lei scappa, io RESTO, resto in questo processo a difendermi e le faccio una promessa, con l’unico strumento che h0, la PAROLA, io NON LE DARO’ TREGUA MAI, non darò tregua a nessuna singola bugia che ha pronunciato e che pronuncerà“.

 

Simona Stammelluti

Ci voleva un gesto che facesse simpatia a tutti, ma proprio a tutti, anche a quelli del PD messi in punizione fino a data da destinarsi. Ma il gesto di simpatia, che poi è un gesto di puro marketing politico – per chi mastica la materia – ossia la bella foto che ritrae Fico che scende da un autobus, non è sicuramente lì a caso, soprattutto considerato lo sdegno, il rigurgito acido e l’insurrezione di una parte degli elettori che lo scorso 4 marzo hanno votato per il Movimento 5 Stelle sull’onda dello slogan “nessun inciucio, tutti a casa“; perché è da un paio di giorni che quegli stessi elettori inondano i social pubblicando a tutto gas, quel video patchwork nel quale in una lunga carrellata si sente forte e chiara la voce dei grillini che ripetono quelle parole, per poi rimangiarle replicando con un “siamo aperti al confronto, parleremo con tutte le forze politiche, è stato un voto per poter avere Fico come presidente della Camera“.

Che poi a dirla tutta questa parte di elettorato fa un po’ tenerezza, considerato che in politica i compromessi, gli accordi, i patti è quasi impossibile non farli, soprattutto quando diviene necessario uscire da alcune empasse che fermano quelle fasi fondamentali del percorso di una legislatura. Quelli dei 5 Stelle  – i furbetti del movimento – lo sapevano che quelle parole avrebbero attecchito, e pure bene; loro, a differenza di quelli che oggi incominciano ad indignarsi, lo sapevano bene che quelle erano le dinamiche della politica, semmai avessero governato. Dunque si torna sempre allo status quo ante. Se alcune domande ce le si fosse poste a monte, se si conoscesse la materia un po’ di più, oggi non ci sarebbe tutto questo meravigliarsi ed indignarsi…e ancora non abbiamo visto nulla.

Per cui ad oggi poco varranno i: “pensavo fossero diversi”, “avevano detto che mai con Berlusconi”, perché che piaccia o no – e qui gli elettori del Movimento 5 Stelle dovranno farsi piacere tutto, ma proprio tutto, a meno che non si mettano a pregare che accordatisi su una nuova legge elettorale, si vada nuovamente al voto – loro hanno vinto, e devono governare, devono far vedere quello che sanno fare e quel “fare”, va ben oltre la foto di Fico che scende da un autobus.

Certo è che fanno sorridere e non poco quei video in cui l’odio e il disgusto che Di Maio esternava verso Salvini e viceversa, si sia trasformato, nel giro di poche ore, in una pacifica convivenza, o forse dovrei dire in un “tango” nel quale ci si appassiona al ruolo, a quel ruolo che fa gola  a tutti, e allora va bene che ci si rimangi tutto, tanto loro sapevano come sarebbero andate le cose, perché seppur non avranno la competenza del “fare”, sono tutti furbi abbastanza per sedere su quelle sedie.

E mentre si salvano e si conservano le foto dell’ormai famoso murales realizzato a  Roma da un artista di strada palermitano, esponente del movimento “Neo Pop” che ritrae il bacio tra Di Maio e Salvini – fatto cancellare alla velocità della luce dall’amministrazione Raggi (magari avesse fatto chiudere le buche sulle strade con la stessa solerzia) – che tanto ricorda il murales di Berlino che ritraeva il bacio fraterno tra Erich Honecker e Leonid Brezhnev, il marketing politico del Movimento 5 Stelle muove i suoi passi e punta tutto sulla foto di Fico, sorridente che si mostra uomo tra gli uomini, come Gesù Cristo prima di finire sulla croce e che prende i mezzi pubblici (sempre che circolino in orario e fuori dagli scioperi).

E si lasci stare il fatto che molti degli esponenti del M5S non hanno conseguito una laurea o che hanno lavorato in un call center, non è questo che importa. Ci sono persone validissime senza laurea, mi viene da pensare a Valter Veltroni, che è stato direttore dell’Unità, e poi vicepresidente e ministro nel governo Prodi, fu Sindaco di Roma, e i risultati ottenuti nella valorizzazione ed il recupero dei beni culturali su tutto il territorio nazionale, sono stati riconosciuti anche all’estero. Per questo non è la mancata laurea  di qualcuno, ma la mancanza di un pensiero politico, di un’idea propria che esca dalla loro bocca senza essere stati prima indottrinati come se ci fosse una sola risposta contemplabile, nella miriade di domande plausibili.

Non siamo come quelli del Fatto Quotidiano che vomitano parolacce ed improperi perché usare quel tipo di intercalare contro gli altri, contro il Pd forse, da loro una forza che non riescono a trovare altrove. Noi, dalle pagine del nostro giornale, vogliamo sottolineare anche qualcosa che in queste ore sfugge, ossia che quelli del M5S non sono angeli scesi dal paradiso per liberarci dal fuoco dell’inferno. Sono quelli che tra di loro hanno Dessì, sono quelli del bluff, del “Dessì ha rinunciato” e poi dell’imbarazzo di Di Maio. Emanuele Dessì, finito sotto accusa per il canone di 7 euro della casa popolare in cui era in affitto e per il filmato che lo ritraeva insieme a Roberto Spada. Difficile oggi non sapere chi siano gli Spada, la malavita, la mafia su Ostia. La stessa Ostia dove i balneari puntarono sull’appoggio dei 5 Stelle, per intralciare il lavoro di Sabella alla lotta al sistema degli abusi edilizi sulle spiagge e delle concessioni balneari irregolari. A parlare sono le intercettazioni in cui Balini e Papagni tramano per sabotare gli interventi sui lidi abusivi, e che  potete leggere se vi va, su La Repubblica a firma di Federica Angeli, che vive e resiste ad Ostia, che ha bisogno della scorta per non morire, dopo essere stata minacciata da quella stessa mafia locale.

E che non si dica sempre “Però il Pd” perché il Pd è fuori dai giochi, e un po’ di penitenza non gli farà male, sopratutto perché ha bisogno di tempo per capire quali errori siano stati commessi e soprattutto come rimediare, per non permettere che l’incoerenza e il potere del marketing, trascinino questa Italia, in una sete di sangue e ad un punto senza più ritorno.

Che poi siamo sempre alle solite. Siamo tutti bravi quando dobbiamo difendere quel che è nostro, ma alla fine siamo un popolo che non vuole cambiare, forse, perché vogliamo l’onestà altrove e poi però continuiamo ad essere quelli che non pagano le tasse, che parcheggiano al posto degli invalidi, che sorpassano con la doppia striscia continua e che aggrediscono gli altri, perché signori, a parlare civilmente, non siamo abituati più.

 

Simona Stammelluti

 

 

 

 


Anna Rita Leonardi esponente PD Calabria, racconta in video sul famoso social, come ha scoperto le dichiarazioni razziste della candidata consigliera del M5S a Canosa di Puglia, Antonella Di Nunno
La vicenda è iniziata quando la Leonardi ha ricevuto una segnalazione tramite uno screen shot, circa le dichiarazioni razziste fatte dalla Di Nunno che, commentando un post su Facebook si esprimeva con frasi tipo: “Dai seriamente, ma quanto fanno schifo i negri?“. La Leonardi ha poi denunciato la vicenda e le frasi razziste della Di Nunno che però sul suo profilo personale invece, si dichiarava pro integrazione e contro i pregiudizi. La denuncia della Leonardi ha poi fatto il giro del web e tutte le testate giornalistiche, sia cartacee che online ne hanno parlato.
Forse presa dalla situazione che diventava più grande di lei e si espandeva a macchia d’olio, o forse perché mai la Di Nunno avrebbe pensato che la sua dichiarazione potesse “uscire” dal post sconosciuto sotto il quale si era espressa, la stessa ha pensato bene di cancellare tutti i suoi commenti – ma ovviamente la cosa è valsa a poco visto che erano stati salvati tutti i commenti tramite screen shot – e così per arginare la pioggia di insulti e la tempesta mediatica che si stava scatenando ha deciso di chiudere il suo profilo Facebook.
Dopo la denuncia della Leonardi, ha poi deciso di autosospendersi dal Movimento 5 Stelle, ma è stato lo stesso Movimento a prendere le distanze dalle parole della candidata.
La Leonardi fa poi una riflessione più ampia circa la vicenda, sottolineando come forse la Di Nunno non si sia resa conto che ricoprire determinati incarichi rappresenta una responsabilità e quindi si ha il dovere di rappresentare ciò che è corretto per la collettività e quei commenti razzisti, non sono certo un atteggiamento consono al rispetto dei cittadini tutti, né tantomeno dei principi della Repubblica che prevedono proprio un diniego del razzismo, a favore dell’integrazione e del rispetto di tutti senza distinzione di razza.
La Di Nunno sembra essersi giustificata dicendo che si trattasse di uno scherzo. Questa sua dichiarazione non solo non era credibile, ma è stata subito smontata dalle sue stesse parole lanciate dalla sua pagina, nella quale altre dichiarazioni infelici erano state postate, tipo: “se ti manca un braccio o sei down sei bella, ma se hai la cellulite sei brutta”.
La Leonardi nel suo video post dichiara di non poter tollerare che una persona che si candida ad avere un ruolo politico, abbia questo atteggiamento ed esprima questi pensieri o quella tipologia di idee.
La denuncia della Leonardi ha posto la giusta attenzione sulle parole di chi dovrebbe rappresentare una collettività e che senza dubbio non dovrebbe mai esprimersi in maniera razzista. La stessa denuncia ha messo anche il M5S nella condizione di prendere le distanze da elementi come la Di Nunno e – come sostiene la Leonardi – lo stesso movimento, non si preoccupa probabilmente di solito di fare una selezione accurata della classe dirigente.
La Leonardi con il suo video incoraggia tutti a denunciare questioni come queste, quando ci si imbatte in esse, affinché si possa arginare queste situazioni intollerabili, a prescindere dal colore politico del soggetto che si esprime con frasi di questo genere.
Simona Stammelluti

A Palermo, gli esperti di consulenza grafica, incaricati dalla Procura, hanno ultimato il proprio lavoro e sostengono che sono circa 200 le firme false depositate per sostenere la lista del Movimento 5 Stelle alle Amministrative del 2012 a Palermo. La relazione peritale è stata consegnata al procuratore aggiunto Dino Petralia e alla pubblico ministero Claudia Ferrari, che coordinano l’indagine. L’esito della consulenza grafica interessa sotto il profilo giudiziario 13 persone, tra parlamentari nazionali e regionali del movimento, attivisti e un cancelliere del tribunale di Palermo.