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Ci sono tanti dischi in giro; altrettanti me ne giungono affinché io dica la mia, in merito a ciò che ascolto. Li ascolto tutti, molti una volta sola e poi mai più, altri più di una volta perché prima di dire se mi è piaciuto o meno,  oltre che il perché, ho bisogno di più di un ascolto.  E poi ci sono i dischi come quello di Francesco Bragagnini, che oramai posso dire di conoscere a memoria, perché ascoltarlo è stato un vero piacere. Ormai conosco tutte le parti, potrei riscriverne alcune ed eseguire il tema dei pezzi, al piano, perché l’ho fatto mio, dopo averlo ascoltato e riascoltato in loop per giorni.

È un bel disco jazz L’Heure Bleue”, come ce ne sono un po’ in giro, ma non tantissimi.

E un bel progetto; è un progetto amabile nel senso che è un disco che si può ascoltare più e più volte, senza che lo si abbia a noia, ma che al contrario, crea dipendenza alle cellule ciliate e ai recettori sensoriali.

È un disco che finalmente ha un titolo che ha un senso, rispetto a quello che viene suonato. O meglio, è capace di ripercorrere il significato del titolo; E’ un disco che racconta, che parla di quell’ora del giorno in cui il sole va giù, di quel momento chiamato crepuscolo, in cui le cose cambiano, perché la luce cambia da un attimo all’altro, da un momento all’altro; Ecco, il disco è capace di fotografare quel momento preciso, è capace di cambiare le sonorità anche all’interno dello stesso pezzo ma con logica musicale, non in maniera astratta.

Mi piace l’idea di ospitare un’altra chitarra – che poi è quella di Russ Spiegel – e poi della batteria che accompagna, ma che sa anche prendersi il suo spazio quando necessario.

E’ un lavoro particolarmente creativo, i pezzi sanno diventare dolcemente malinconici, trasformando un’armonia maggiore in un’armonia minore, ma mai in maniera scontata e questo significa che Francesco Bragagnini che ha immaginato e poi realizzato gli arrangiamenti, conosce molto bene le dinamiche armoniche, cosa non sempre riscontrabile in molti musicisti jazz. Ci sono musicisti che se gli chiedi di cambiare una tonalità di mezzo tono,  hanno difficoltà.

I fiati – tromba e flicorno di Flavio Davanzo e i sassofoni contralto e soprano di Giovanni Cigui  –  sono ben incastonati nella dinamica acustica.

La chitarra di Bragagnini è morbida e non ostinata, ha un tono caldo, come i colori del cielo nell’Heure Bleue, e questo significa che è capace di richiamare ogni nota, per come viene concepita.

L’evoluzione al piano con la mano destra di Nicola Bottos  in alcuni pezzi è pulsante, e  ricorda la “fuga”.

Esiste un prima e un dopo in questo disco:

Le due parti sono divise da un pezzo che si chiama “Fotografia in bianco e nero” che segna proprio un passaggio tra due momenti sonori,  proprio come nel passaggio da quella fase in cui la luce debole del giorno scivola nel buio, e un attimo dopo il buio è pesto, è notte e tutto diventa senza colore, diventa in bianco e nero e questo “scolorimento” in musica, è stato descritto benissimo perché i fiati suonano nelle note lunghe, senza evoluzioni, e la batteria di Luca Colussi mette a punto un tempo in quattro quarti.

“Memorie sospese” è il titolo della prima traccia e già l’idea della bellezza del disco prorompe nel suono della chitarra che apre il pezzo in maniera felpata e del piano che le risponde con dinamiche adornate di forme scattanti.

In “Tempo Indefinito” il tempo è portato dalla batteria di Luca Colussi tutto in levale, ed è quello lo spazio ideale per la chitarra, per raccontare il suo di tempo, tra improvvisazione e la voce raffinata del contrabbasso di Alessandro Turchet. Improvvisazione dinamica, quella della chitarra di Bragagnini, che si ferma su alcune tranche per poi lasciare spazio al piano.

Parole immaginate che inizia con una sonorità che ricorda un richiamo: pàpa unpa-pa, poi entra la chitarra di Russ Spiegel con un fraseggio molto stretto, e la melodia si inchina alle armonizzazioni, tema e contrappunto del piano a cui risponde il contrabbasso, e l’ultimo tocco è dei piatti.

C’è grande interplay tra i musicisti.
C’è energia e sintonia.
C’è conoscenza reciproca e intesa.

“Nuovo giorno” – pezzo scritto in memoria del maestro Andrea Allione – è un vero capolavoro e forse il mio pezzo preferito, di quest’album. Condotto da una tromba dal suono limpido, appassionato, che porge la melodia al piano, che esegue note a terzine;  ma poi torna protagonista la tromba che finisce per suonare note altissime, tuffandosi in un accordo maggiore, con un solo stupendo.

Hai mai provato a lasciarti traghettare dall’altra parte del giorno?
Beh, questo disco è capace di portarti dall’altra parte, lì dove tutto si annulla e poi rinasce.

Non c’è nulla di musicalmente ostinato in questo disco, tranne il talento di chi suona, che si nutre di un pianismo sofisticato e leggero. Nulla di scontato, anzi…di grande gratificazione uditiva. E’ un album jazz, con dinamiche jazz e la giusta intensità tra note singole e passaggio armonico.

Le Note blu minori sono le note di passaggio, mentre la notte scivola, nel blu.

È un racconto in musica;  ascolti questo disco e vedi le immagini scorrere davanti ai tuoi occhi.

Anche la copertina del disco è particolarmente suggestiva; mostra l’Heure Bleue sulla città, su una strada a tre corsie, che corre lontano, mentre tu scegli che pezzo veste meglio le tue emozioni.

Nel disco la chitarra di Bragagnini disegna il tema con quel suono ovattato e caldo, come se il suo intento fosse accarezzare, conciliare, ispirare. Coordinazione perfetta tra suono e ritmo e allora alla fine di questa recensione mi viene da dire che non solo questo è un disco per intenditori ma anche per chi vuole approcciare al jazz. Mi viene anche da sottolineare come  questo progetto meriti fortemente di essere proposto in rassegne, in festival e in manifestazioni di spicco. Perché non sempre è vero che a suonare sono indiscutibilmente i più bravi; ci sono tantissimi bravi musicisti che hanno idee interessanti, che sanno comporre ed arrangiare e hanno tanto da dire, così come è accaduto al fortunato album “L’Heure Bleue” che vi consiglio di ascoltare e poi magari regalare, se volete fare un dono di qualità.

 

Simona Stammelluti