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Il Peperoncino JF è da molti anni ormai, un fiore all’occhiello della cultura e della musica in Calabria; A muovere le fila di questo ingranaggio sofisticato è da sempre il direttore artistico del festival Sergio Gimigliano, che con competenza ed esperienza mette insieme i migliori progetti musicali sulla scena jazzistica nazionale ed internazionale per offrire al pubblico di appassionati, serate all’insegna del jazz e della buona musica.
Inserito nel programma di quest’anno, nella splendida cornice del porto turistico di Cetraro (Cs), è arrivato un artista conosciuto da tutti, che con l’esperienza di una carriera lunga 40 anni, sa ancora tirare fuori dal taschino novità interessanti, conservando la magia di sempre.
Fabio Concato a Cetraro arriva con uno dei migliori trii del panorama jazzistico contemporaneo, quello del pianista Paolo Di Sabatino, insieme a Glauco Di Sabatino alla batteria e Marco Siniscalco al basso elettrico.
Il progetto musicale – così come lo stesso Di Sabatino spiega in inizio di serata – nasce proprio da una passione dello stesso pianista per la musica e le canzoni del cantautore milanese, tanto che dopo un incontro di lavoro, fu proprio Paolo a proporre a Fabio Concato di realizzare questo progetto, rivisitando in chiave jazz alcuni dei suoi più grandi successi. E così è nato “Gigi” progetto discografico che poi diventa un live, in tournée in giro per tutta Europa.
I concerti di Fabio Concato sono un modo per conoscere anche un po’ l’uomo e non solo l’artista, che non nasconde al suo pubblico quel suo essere a tratti “scanzonato“, sempre perfettamente a suo agio, simpatico ed amabile come un vino novello, che mentre canta si lascia “decantare“, mettendo a nudo anche qualche malinconia e quelle emozioni, che non si fa fatica a riscontrare in alcuni pezzi, per il cantautore particolarmente sentiti.
Le canzoni sono note, ognuno si lascia condurre nel proprio ricordo, a cantare il pubblico non si lascia pregare, e lui, generoso come pochi artisti scende anche tra il pubblico mentre intona Ti Ricordo Ancora, stringe le mani delle oltre 600 persone che sono lì “con lui e per lui“, per sentirlo una volta o “una volta ancora”.

Il bello di questo progetto nasce proprio dall’idea di Paolo Di Sabatino, un vero fuoriclasse che anche ieri sera al pianoforte, ha dato dimostrazione non solo di grande talento, ma anche di quella versatilità di cui un musicista deve essere dotato per poter fondere due generi musicali, senza snaturalizzarsi mai. La grazia con la quale Di Sabatino si è avvicinato al repertorio di Concato ha condotto il progetto in una direzione piacevolmente comprensibile per i non cultori del jazz, e appagante per chi, appassionato, ha potuto riscontrare quel mood e quelle progressioni armoniche, in una successione di accordi e di tempo, bilanciata e mai banale.
L’interplay tra i musicisti è ottima, e si manifesta all’orecchio come un fiorire di scambi dettati proprio dall’essere capaci di scardinare i consueti rapporti di ritmo e melodia, per scivolare con agilità nello scambio di suoni che si emancipano, tra modernità di suono e fluidità di ritmo.
La base ritmica del trio è affidata alla batteria di Glauco Di Sabatino, uno dei migliori batteristi che l’Italia possa vantare e Marco Siniscalco che nella sua carriera vanta collaborazioni innumerevoli che vanno da Tony Scott a Celine Dion, da Gegè Telesforo a Javier Girotto.
Insomma un trio di grande spessore artistico, incastonatura perfetta per la musica e la voce di Fabio Concato, che se anche con gli anni ha perso fisiologicamente un po’ di limpidezza, resta una delle voci più significative e appassionate del panorama della musica italiana di tutti i tempi.
Il concerto si apre con un pezzo musicale di grande impatto e suggestione, scritto da Paolo Di Sabatino che si intitola “la danza dei gabbiani“; Poi Fabio Concato guadagna il palcoscenico, e canta “E’ festa“, alla quale segue “Guido Piano” e sorride guardando alla sua sinistra dove splende la luna nel mare mentre proclama il giro che fa “peccato che qui vicino non c’è il mare“. Il mare c’è, è vicinissimo che quasi lo si può toccare, e c’è anche tanto vento che disturba forse un po’ la fonia, ma qui il livello è molto alto e i musicisti continuano impeccabili nel loro viaggio fatto di musica, di mood e di beet, come quelli suonati da Glauco Di Sabatino alla batteria e percepiti benissimo da un pubblico attento mentre batte sul rullante, quel rullante che durante il pezzo “Stazione Nord“, regala un entusiasmante assolo.
Ironizza sulla sua statura “medio-bassa”, Fabio Concato scoprendo che lo sgabello che gli hanno fatto trovare sul palco forse è un po’ troppo alto, ma è il tempo di “Sexy tango” e allora si alza e il problema è risolto.

E’ durante “Ti muovi sempre“, che realizzo che Concato parla di amore nelle sue canzoni con una caratteristica particolare, ossia l’attenzione all’altro. Canta di un amore che mette l’altro al centro dell’universo, un amore generoso, che però sa farsi piccolo per insinuarsi nelle pieghe di un rapporto, che tappa crepe e che “si prende cura” del sentimento provato. Penso che fino a quel momento non ci avevo mai fatto caso. Forse perché quando conosci molto bene i testi, alla fine lasci che le parole cantate cadano leggere e ti si appiccichino addosso, lì dove serve.
Tienimi dentro te, è il solco nel quale Paolo Di Sabatino ricama un assolo che porta il pubblico ad esplodere in un fragoroso, sincero ed esauriente applauso, mentre corre lungo i tasti del suo pianoforte con scale velocissime controtempo. Che a farlo quel tempo, ci pensano le spazzole di Glauco, e le corde di quel basso di Marco Siniscalco, che sorreggono il virtuosismo pianistico.
Fa un tuffo nel passato, Fabio Concato, ricordando i tempi della leva militare in Sardegna, e pone l’accento sulla malinconia che nasce ancor prima di andar via, quando già tutto ti manca, quando le mancanze scorticano la pelle viva e quando ti senti dire “Dimmi che mi ami, prima di partire“. Canta “La Nave“, il cantautore, e le emozioni trasbordano con naturalezza in quel “Quando Arriverà“, che parla sì di un amore, ma quello per la musica che – come ironizza lui stesso – a volte è meglio e meno complicato che quello per una donna.
La bravura negli arrangiamenti, Di Sabatino la mostra sfacciatamente in “Domenica Bestiale“, che ha un vestito nuovo, è completamente rinnovata, e in quella dinamica armonica, ci inserisce terzine ostinate, che corroso su tre ottave senza incertezze. Incalzano basso e batteria, in un reef che si ammorbidisce nel finale fino a spegnersi, pian piano ma con impeccabile sincronicità.
Ritornando a casa, è messo a disposizione di Marco Siniscalco, per il suo assolo, che ha una caratteristica di “tenere il motivo”, perché un jazzista sa sempre come gestire un assolo in un pezzo che nasce con altra natura.
E quando arriva “Gigi“, pezzo che da il titolo al progetto discografico, che la serata cambia rotta, per dirla in gergo marinaresco, visto che si era al mare. Gigi, quel padre che amava il jazz, che ascoltava la musica, che attraverso quella delicata sensibilità musicale gli ha indicato “la strada” da percorrere, che gli ha travasato dentro l’amore per quella musica che poi è divenuta compagna di vita, di storie, di avventure. A lui, a Gigi vanno le emozioni di Fabio Concato, che diventano un po’ anche le nostre; si avverte quell’emozione che si rinnova ogni volta, come se fosse l’unico mezzo per anestetizzare una piccola mancanza.
Chissà se la sanno questa, Paolo” – dice rivolgendosi al pianista che si stringe nelle spalle come per dire “e chi lo sa“, e mentre crea un intro raffinato per “Fiore di maggio” che il pubblico canta. Canta il suo pubblico, si lascia andare, si mette un po’ a nudo, come se si fosse un po’ da soli in mezzo a tanti.
E’ tardi, ma sembra ancora presto per chi ama Fabio Concato e per chi ha imparato ad apprezzare quel trio di grandi professionisti che lo accompagnano e che insieme a lui, sanno fare meraviglie.
E’ tardi – dice – dobbiamo andare“, ma manca ancora il pezzo che tutti vogliono. Eccolo servito: “Rosalina” e nel sorriso di Fabio, nel suo modo di cantare leggero, nel suo essere scanzonato ma perfettamente “accordato” alla vita e alla musica, finisce un concerto che nasce con l’unica pretesa di essere un tutt’uno con quel pubblico che si è sentito al centro di una notte d’estate.
Simona Stammelluti
Le foto sono di proprietà del Sicilia24h – vietata la riproduzione

Il Peperoncino JF è da molti anni ormai, un fiore all’occhiello della cultura e della musica in Calabria; A muovere le fila di questo ingranaggio sofisticato è da sempre il direttore artistico del festival Sergio Gimigliano, che con competenza ed esperienza mette insieme i migliori progetti musicali sulla scena jazzistica nazionale ed internazionale per offrire al pubblico di appassionati, serate all’insegna del jazz e della buona musica.

Inserito nel programma di quest’anno, nella splendida cornice del porto turistico di Cetraro (Cs), è arrivato un artista conosciuto da tutti, che con l’esperienza di una carriera lunga 40 anni, sa ancora tirare fuori dal taschino novità interessanti, conservando la magia di sempre.

Fabio Concato a Cetraro arriva con uno dei migliori trii del panorama jazzistico contemporaneo, quello del pianista Paolo Di Sabatino, insieme a Glauco Di Sabatino alla batteria e Marco Siniscalco al basso elettrico.

Il progetto musicale – così come lo stesso Di Sabatino spiega in inizio di serata – nasce proprio da una passione dello stesso pianista per la musica e le canzoni del cantautore milanese, tanto che dopo un incontro di lavoro, fu proprio Paolo a proporre a Fabio Concato di realizzare questo progetto, rivisitando in chiave jazz alcuni dei suoi più grandi successi. E così è nato “Gigi” progetto discografico che poi diventa un live, in tournée in giro per tutta Europa.

I concerti di Fabio Concato sono un modo per conoscere anche un po’ l’uomo e non solo l’artista, che non nasconde al suo pubblico quel suo essere a tratti “scanzonato“, sempre perfettamente a suo agio, simpatico ed amabile come un vino novello, che mentre canta si lascia “decantare“, mettendo a nudo anche qualche malinconia e quelle emozioni, che non si fa fatica a riscontrare in alcuni pezzi, per il cantautore particolarmente sentiti.

Le canzoni sono note, ognuno si lascia condurre nel proprio ricordo, a cantare il pubblico non si lascia pregare, e lui, generoso come pochi artisti scende anche tra il pubblico mentre intona Ti Ricordo Ancora, stringe le mani delle oltre 600 persone che sono lì “con lui e per lui“, per sentirlo una volta o “una volta ancora”.

Il bello di questo progetto nasce proprio dall’idea di Paolo Di Sabatino, un vero fuoriclasse che anche ieri sera al pianoforte, ha dato dimostrazione non solo di grande talento, ma anche di quella versatilità di cui un musicista deve essere dotato per poter fondere due generi musicali, senza snaturalizzarsi mai. La grazia con la quale Di Sabatino si è avvicinato al repertorio di Concato ha condotto il progetto in una direzione piacevolmente comprensibile per i non cultori del jazz, e appagante per chi, appassionato, ha potuto riscontrare quel mood e quelle progressioni armoniche, in una successione di accordi e di tempo, bilanciata e mai banale.

L’interplay tra i musicisti è ottima, e si manifesta all’orecchio come un fiorire di scambi dettati proprio dall’essere capaci di scardinare i consueti rapporti di ritmo e melodia, per scivolare con agilità nello scambio di suoni che si emancipano, tra modernità di suono e fluidità di ritmo.

La base ritmica del trio è affidata alla batteria di Glauco Di Sabatino, uno dei migliori batteristi che l’Italia possa vantare e Marco Siniscalco che nella sua carriera vanta collaborazioni innumerevoli che vanno da Tony Scott a Celine Dion, da Gegè Telesforo a Javier Girotto.

Insomma un trio di grande spessore artistico, incastonatura perfetta per la musica e la voce di Fabio Concato, che se anche con gli anni ha perso fisiologicamente un po’ di limpidezza, resta una delle voci più significative e appassionate del panorama della musica italiana di tutti i tempi.

Il concerto si apre con un pezzo musicale di grande impatto e suggestione, scritto da Paolo Di Sabatino che si intitola “la danza dei gabbiani“; Poi Fabio Concato guadagna il palcoscenico, e canta “E’ festa“, alla quale segue “Guido Piano” e sorride guardando alla sua sinistra dove splende la luna nel mare mentre proclama il giro che fa “peccato che qui vicino non c’è il mare“. Il mare c’è, è vicinissimo che quasi lo si può toccare, e c’è anche tanto vento che disturba forse un po’ la fonia, ma qui il livello è molto alto e i musicisti continuano impeccabili nel loro viaggio fatto di musica, di mood e di beet, come quelli suonati da Glauco Di Sabatino alla batteria e percepiti benissimo da un pubblico attento mentre batte sul rullante, quel rullante che durante il pezzo “Stazione Nord“, regala un entusiasmante assolo.

Ironizza sulla sua statura “medio-bassa”, Fabio Concato scoprendo che lo sgabello che gli hanno fatto trovare sul palco forse è un po’ troppo alto, ma è il tempo di “Sexy tango” e allora si alza e il problema è risolto.

E’ durante “Ti muovi sempre“, che realizzo che Concato parla di amore nelle sue canzoni con una caratteristica particolare, ossia l’attenzione all’altro. Canta di un amore che mette l’altro al centro dell’universo, un amore generoso, che però sa farsi piccolo per insinuarsi nelle pieghe di un rapporto, che tappa crepe e che “si prende cura” del sentimento provato. Penso che fino a quel momento non ci avevo mai fatto caso. Forse perché quando conosci molto bene i testi, alla fine lasci che le parole cantate cadano leggere e ti si appiccichino addosso, lì dove serve.

Tienimi dentro te, è il solco nel quale Paolo Di Sabatino ricama un assolo che porta il pubblico ad esplodere in un fragoroso, sincero ed esauriente applauso, mentre corre lungo i tasti del suo pianoforte con scale velocissime controtempo. Che a farlo quel tempo, ci pensano le spazzole di Glauco, e le corde di quel basso di Marco Siniscalco, che sorreggono il virtuosismo pianistico.

Fa un tuffo nel passato, Fabio Concato, ricordando i tempi della leva militare in Sardegna, e pone l’accento sulla malinconia che nasce ancor prima di andar via, quando già tutto ti manca, quando le mancanze scorticano la pelle viva e quando ti senti dire “Dimmi che mi ami, prima di partire“. Canta “La Nave“, il cantautore, e le emozioni trasbordano con naturalezza in quel “Quando Arriverà“, che parla sì di un amore, ma quello per la musica che – come ironizza lui stesso – a volte è meglio e meno complicato che quello per una donna.

La bravura negli arrangiamenti, Di Sabatino la mostra sfacciatamente in “Domenica Bestiale“, che ha un vestito nuovo, è completamente rinnovata, e in quella dinamica armonica, ci inserisce terzine ostinate, che corroso su tre ottave senza incertezze. Incalzano basso e batteria, in un reef che si ammorbidisce nel finale fino a spegnersi, pian piano ma con impeccabile sincronicità.

Ritornando a casa, è messo a disposizione di Marco Siniscalco, per il suo assolo, che ha una caratteristica di “tenere il motivo”, perché un jazzista sa sempre come gestire un assolo in un pezzo che nasce con altra natura.

E quando arriva “Gigi“, pezzo che da il titolo al progetto discografico, che la serata cambia rotta, per dirla in gergo marinaresco, visto che si era al mare. Gigi, quel padre che amava il jazz, che ascoltava la musica, che attraverso quella delicata sensibilità musicale gli ha indicato “la strada” da percorrere, che gli ha travasato dentro l’amore per quella musica che poi è divenuta compagna di vita, di storie, di avventure. A lui, a Gigi vanno le emozioni di Fabio Concato, che diventano un po’ anche le nostre; si avverte quell’emozione che si rinnova ogni volta, come se fosse l’unico mezzo per anestetizzare una piccola mancanza.

Chissà se la sanno questa, Paolo” – dice rivolgendosi al pianista che si stringe nelle spalle come per dire “e chi lo sa“, e mentre crea un intro raffinato per “Fiore di maggio” che il pubblico canta. Canta il suo pubblico, si lascia andare, si mette un po’ a nudo, come se si fosse un po’ da soli in mezzo a tanti.

E’ tardi, ma sembra ancora presto per chi ama Fabio Concato e per chi ha imparato ad apprezzare quel trio di grandi professionisti che lo accompagnano e che insieme a lui, sanno fare meraviglie.

E’ tardi – dice – dobbiamo andare“, ma manca ancora il pezzo che tutti vogliono. Eccolo servito: “Rosalina” e nel sorriso di Fabio, nel suo modo di cantare leggero, nel suo essere scanzonato ma perfettamente “accordato” alla vita e alla musica, finisce un concerto che nasce con l’unica pretesa di essere un tutt’uno con quel pubblico che si è sentito al centro di una notte d’estate.

Simona Stammelluti

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