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SPRITZ: Milano come Agrigento

SPRITZ: Milano come Agrigento

SPRITZ: Milano come Agrigento

Gli alberi e il loro destino, legano due città: Milano e Agrigento.

A Milano gli alberi non li vogliono piantare. Ad Agrigento non li vogliono vivi. La nascita e la morte nel racconto di due amministrazioni ordinarie.

C’erano novantamila alberi da piantumare in territorio urbano ed extraurbano, in quel di Milano. Li aveva richiesti come compenso, il Maestro Claudio Abbado per il suo ritorno alla Scala, dopo ventiquattro anni di assenza. Per piantarli con “decoro”, aveva scelto l’architetto Renzo Piano, il progettista della nuova chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, per intenderci.

Da novantamila, le essenze da posizionare in due punti precisi della città, sono diventate centocinquanta. Ma il Comune milanese ha chiuso le trattative, con l’affermazione, da parte del Sindaco Moratti, che il progetto fosse troppo oneroso, portando di fatto l’architetto Piano a mettere un punto definitivo ad ogni elaborazione grafica.

C’erano degli alberi allòctoni piantati da qualche decina di anni in varie zone urbane ed extraurbane in quel di Agrigento. Poiché non rientranti nei punti programmatici del Piano del Parco Archeologico, oppure poiché minaccia per l’incolumità delle persone, hanno subito la morte apparente con taglio a raso spietato e mal condotto. In questo modo, se è vero che all’interno del Parco si è restituita la lettura filologico – vegetazionale del cosiddetto “bosco dei mandorli”, nelle zone immediatamente limitrofe si sono tolti alla città ombra, scambio termico, assorbimento di CO2, spazi di aggregazione e decoro urbano.

Per dirla con le parole di Renzo Piano, abbiamo fatto alla città un gesto violento ed egoistico.

Le due città hanno detto “no” al verde urbano, per i mille motivi addotti da entrambe le amministrazioni. Perchè rompe i marciapiedi, dissesta il manto stradale, non è autoctono e, addirittura, copre le insegne dei negozi. Insomma dà fastidio e quindi va eliminato (o non pianificato).

Che le amministrazioni comunali abbiano problemi di bilancio, rafforzati soprattutto dai mancati proventi dell’Ici, è cosa comune a tutti. Ciò comporta scelte amministrative spesso contrarie all’investimento in piani di verde urbano. A pagarne le conseguenze sono le città in cui viviamo, dalle quali vogliamo sempre più spesso scappare poiché le riteniamo caotiche, sporche, afose, dunque invivibili.

Una soluzione a questo problema, viene descritta dall’urbanista di fama internazionale Giuseppe Campos Venuti, il quale facendo riferimento alla politica del “verde in città”, applicata già da qualche anno nei piani urbanistici di molti comuni italiani, ricorda che la piantumazione nel tessuto urbano di nuovi alberi è oggi direttamente legata alla costruzione di nuove abitazioni e nuovi edifici per il terziario. Campos Venuti suggerisce nella sua ultima pubblicazione, “Città senza cultura” edito da Laterza, che il Governo nazionale potrebbe estendere in tutto il Paese questa norma, magari rimborsando le spese per alberature ai privati e ai Comuni che le metteranno a dimora.

I risultati positivi consisterebbero: nel garantirsi una buona quota di diritti di emissione, l’innesco di uno sviluppo dell’industria vivaistica nazionale e la qualificazione dell’ambiente urbano, valorizzando commercialmente gli immobili realizzati nei nuovi “condomini ecologici”.

La strategia vincente in tutte le città civili e colte è la piantumazione di alberi. Siano essi baluardi solitari a segnare un centro preciso, o filari paralleli a bordare un percorso, o siano raggruppati in giardini pubblici, gli alberi in città rappresentano un gesto generoso che altri godranno dopo di noi. Lo aveva già sancito Cicerone nel De SenectuteSerit arbores, quae alteri saeclo prosint”, “Pianta alberi che gioveranno in un altro tempo”.

La foto pubblicata è stata realizzata da Iole Licata

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