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“Sistema Montante”, Marino all’Antimafia

L’ex assessore regionale del governo Crocetta, il magistrato Nicolò Marino, ascoltato in commissione antimafia sul presunto “Sistema Montante”. I dettagli dell’audizione.

La Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, è impegnata in audizioni sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio e sul cosiddetto “Sistema Montante”. E nel merito della “tela del ragno” di interessi e scambio di favori che sarebbe ruotata intorno all’ex presidente di ConfIndustria Sicilia, Antonello Montante, sono stati già ascoltati in tanti, soprattutto eccellenti, come recentemente il presidente della Regione, Nello Musumeci, prima di lui l’ex senatore del Partito Democratico, Beppe Lumia, e adesso l’ex assessore regionale del governo Crocetta, il magistrato catanese Nicolò Marino, che si è intrattenuto più tempo degli altri, 2 ore e 40 minuti. Nicolò Marino, in riferimento al presunto “Sistema Montante”, si è espresso così: “Una consorteria affaristico-politica che utilizzava il metodo massonico della tutela della fratellanza, sbandierando un programma apparente, l’antimafia e la legalità, come copertura del progetto effettivo: quello di assumere posizioni di rilievo nelle istituzioni per fare affari”. E a conclusione dell’audizione, il presidente, Claudio Fava, ha commentato così: “Emerge un sistema di potere parallelo poco siciliano, inserito su un livello nazionale. Montante era un segmento, aveva funzioni operative e di rapporto, ma non era il terminale. Erano in ballo forti interessi economici, c’è stata una stagione di potere parallelo attorno a ConfIndustria”. Infatti, tra l’altro, Nicolò Marino ha espresso dubbi sull’archiviazione immediata da parte della Procura di Catania di indagini a carico di alcuni magistrati, non solo di Caltanissetta, citati nel dossier sequestrato nella cantina di Antontello Montante, tra appunti su contatti e richieste di raccomandazioni. E Marino punta il dito non solo contro la Procura di Catania, ma anche verso gli organi titolari di azioni disciplinari, quindi il Csm, il procuratore generale della Cassazione, e l’allora ministro della Giustizia, Andrea Orlando. E spiega: “Il contesto emergente dal dossier sequestrato a Montante avrebbe meritato maggiori approfondimenti. Anche Franco Roberti, ex capo della Procura nazionale antimafia, sapeva di Montante, e invece tesseva le lodi sue e di Ivan Lo Bello nella relazione annuale”. Claudio Fava interrompe Nicolò Marino e lo incalza: “Dottore Marino, ma anche lei poteva sapere di Montante, persino dell’indagine per mafia a suo carico. Perché ha accettato di entrare nella giunta regionale?”. E Nicolò Marino ha risposto: “All’inizio mi fidavo di Crocetta, non potevo mai pensare che fosse così impotente”. Marino descrive l’ex presidente della Regione, Crocetta, come “consapevole esecutore di decisioni prese altrove, anche in riunioni di governo parallele rispetto alla stanza in cui si riuniva la giunta, con presenze significative degli apparati burocratici”. E poi ricorda “sedute di giunta senza ordine del giorno, con argomenti importanti senza la possibilità di essere preparati”. E poi sui rifiuti, che definisce “il principale affare del sistema”, Nicolò Marino racconta: “Una indagine in proposito, su rapporti tra politica, imprenditoria e mafia, fu archiviata dalla Procura di Palermo nel 2013. Ma io, da magistrato, avrei sviluppato una serie di circostanze. Gli atti non furono trasmessi a Caltanissetta. Ma adesso la Procura guidata da Amedeo Bertone li ha tutti. Sul tavolo”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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