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Signora, lo sappiamo, dispiace, ma faccia la moglie del detenuto e non minacci i nostri fotografi

Con la piena consapevolezza di parlare di un presunto innocente, per il semplice fatto che ci troviamo soltanto all’inizio di una vicenda giudiziaria che certamente farà discutere tanto, senza però dimenticare  l’ordinanza del Gip del Tribunale di Agrigento, dott. Franco Provenzano che ha convalidato l’arresto dell’avvocato Giuseppe Arnone applicando la misura cautelare degli arresti domiciliari con la pesante accusa di estorsione aggravata.

Arnone, pur rimanendo un detenuto a tutti gli effetti, ha beneficiato degli arresti domiciliari, almeno fino al giorno 22 prossimo e certamente l’aria sarà diversa da quella che ha respirato fino ad oggi pomeriggio.

Un vecchio proverbio recita testualmente: non fare agli altri quello che non vuoi gli altri facciano a te.

Probabilmente la moglie dell’avvocato Arnone sconosce questo proverbio.

Oggi pomeriggio il nostro giornale ha inviato il proprio fotografo nei pressi del carcere di Petrusa in attesa di riprendere e fotografare  l’uscita dell’avv. Arnone dalla casa circondariale agrigentina.

Ad un certo punto la gentile signora, che aspettava l’uscita del marito, si è avvicinata al nostro fotografo intimandogli di non fotografare un bel niente previo la solita e minacciosa querela.

Ci siamo informati con alcuni avvocati e tutti hanno detto la stessa cosa: le foto si possono scattare come, tra l’altro, spessissime volte avviene dinnanzi alla Questura quando avvengono arresti più o meno eccellenti.

La moglie di Arnone, fortemente infastidita (e la comprendiamo benissimo) ha intimato davvero al nostro fotografo di non riprendere nulla.

Sembra che già suo marito abbia beneficiato di alcuni favori, quando è stato arrestato ha chiesto ed ottenuto di non passare attraverso la gogna mediatica; oggi pomeriggio è successa la stessa cosa: invece di uscire dal cancello principale è uscito da una via secondaria, in sordina, di nascosto per non farsi riprendere dai fotografi.

Gli stessi fotografi si sono spostati successivamente in via Mazzini 144 dove dimorerà Arnone senza alcun contatto con il mondo esterno almeno fino al 22 novembre ed hanno potuto scattare alcune foto non senza difficoltà.

Dispiace che una signora perbene si comporti in questo modo e voglia impedire con la minaccia della querela il fotografo che vuole svolgere il proprio lavoro; non può e non deve comportarsi come fanno le mogli o i familiari dei mafiosi, dei delinquenti incalliti i quali, nei momenti cruciali agiscono contro gli operatori della comunicazione anche in modo violentissimo. La signora è tutt’altra pasta e non nascondiamo che del suo comportamento ci siamo meravigliati non poco.

Lo sappiamo, è bruttissimo, ma la signora in questione deve entrare nell’ordine di idee che attualmente, e sottolineiamo attualmente, è la moglie di un detenuto con tutti gli annessi e connessi che ne derivano.

Suo marito non è diverso dagli altri detenuti che anche lei, gentile signora, ha visto passare in centinaia e centinaia di immagini televisive con tanto di manette, senza che la sua anima si scalfisse minimamente. Le ricordo altresì, gentile signora, che alcuni detenuti che lei ha visto sfilare attraverso le immagini televisive sono finiti dentro su denunce presentate proprio da suo marito; molta di quella gente che usciva con le manette per essere trasportata in carcere alla fine è risultata innocente o, comunque, non andava arrestata.

Gentile signora, lo sappiamo bene tutti. Quando c’è da ridere, si ride, ma quando c’è da soffrire si soffre e basta, anche in silenzio come fanno le persone perbene come lei.

Un pensiero lo vogliamo rivolgere anche ad una serie di balordi, “sostenitori” dell’estortore Arnone (lo dice una Procura, non noi) che hanno messo in dubbio la lealtà e l’onestà intellettuale dei magistrati che hanno portato in carcere Giuseppe Arnone. I social, notoriamente luogo di sfogo di gente frustrata, sono stati invasi (ma sempre dallo stesso sparuto manipolo di manigoldi) da invettive contro le Istituzioni. Chi ha parlato di vendette, chi ha parlato di legge del taglione, chi ha parlato di malagiustizia; ed ancora personaggi falliti in tutto nella vita che hanno “conservato e stampato in word il tutto”, come a dire, minacciosamente, che un giorno qualcuno pagherà, dimenticando che allo stato attuale chi sta pagando è solo il suo beniamino.

Addirittura giornalisti di “grido” hanno corretto il tiro relativamente alle proprie “riflessioni” solo quando è dovuto intervenire il dott. Patronaggio per dire che il documento tirato fuori dalla pagina di facebook di Arnone a mò di salvacondotto era fuorviante e che certamente non scagionava assolutamente il detenuto.

Si, perché il giorno prima lo stesso giornalista aveva scritto un’altra acuta “riflessione” attraverso la quale sottolineava che dopo un trentennio di conoscenza con Arnone stentava a credere che fosse capace di compiere un simile atto (con la formula liberatoria finale che “se dovesse risultare colpevole non avrebbe esitato a puntare il dito contro di lui”). Insomma, una bilancia che pendeva più dal lato del detenuto che dalla Giustizia. Meno male che è intervenuto Patronaggio…

Ma si può? C’è solo da rabbrividire.

L’intervento del dott. Patronaggio è stato visto da qualcuno (sarcasticamente) come un modo nuovo di fare giustizia; altri imbecilli, lecchini con il rito delle maledizioni verso altrui hanno scritto che grazie al “salvacondotto” alcuni che avevano stappato bottiglie di spumante dovevano rimettere subito il tappo al fine di non far perdere nel vuoto le bollicine. Chissà quel tappo adesso dove dovrebbe metterlo lui…

Ce n’è proprio per tutti i gusti, per far provare il disgusto generale a chi crede nell’operato della Giustizia. Eppure esiste anche questa gente con la quale, vuoi o non vuoi, anche se la scanzi e la eviti come una malattia, te la ritrovi sempre fra i maroni.

Oggi i fatti sono questi. Quando cambieranno, se cambieranno, vuol dire che cambieremo anche noi. Una cosa è certa: noi non abbiamo bisogno dell’intervento del dott. Patronaggio per comprendere che la Giustizia né si vendica né applica la legge del taglione.

Qualcuno, invece, ha bisogno di questa spintarella…

4 Risposte per “Signora, lo sappiamo, dispiace, ma faccia la moglie del detenuto e non minacci i nostri fotografi”

  1. Gna….accussí funziona…….
    A mi….. nno cu..dell’antri pari sempri filu d’aglina!!!!!

  2. Pino settecasi scrive:

    La signora tuminelli persona per bene non cada nel tranello

  3. Giovanni scrive:

    LA SPINA CHE PUNGE GLI ALTRI A ME NON FA MALE( QUESTO ERA IL MOTTO DI QUALCUNO FINCHE’ NON SI E’ PUNTO)

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