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Sentenza “trattativa”, le motivazioni Video

La Corte d’Assise di Palermo deposita le motivazioni della sentenza al processo Trattativa. “L’avvio del dialogo con Riina accelerò la strage di via D’Amelio”.

La Corte d’Assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, a latere Stefania Brambille, che lo scorso 20 aprile ha emesso sentenza di condanna al processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia all’epoca delle stragi, adesso ha depositato le motivazioni. Si tratta di 5252 pagine, e sono sintetizzabili così: dopo la strage di Capaci contro il giudice Falcone, alcuni Carabinieri del Ros contattano Vito Ciancimino, affinchè Ciancimino si rivolgesse a Riina per interrompere la strategia stragista contro lo Stato. Totò Riina se ne compiace, comprende che è un cedimento, a Giovanni Brusca racconta “si sono fatti sotto”, e per aumentare il prezzo progetta e anticipa il secondo botto, l’uccisione di Paolo Borsellino. Infatti, i giudici Montalto e Brambille scrivono: “L’improvvisa accelerazione che ebbe l’esecuzione del dottore Borsellino fu determinata dai segnali di disponibilità al dialogo pervenuti a Salvatore Riina attraverso Vito Ciancimino proprio nel periodo immediatamente precedente la strage di via D’Amelio. Non vi è dubbio che i contatti fra gli ufficiali dei Carabinieri Mori e De Donno con Vito Ciancimino, insieme ad altri accadimenti come la sostituzione del ministro dell’Interno, da Scotti a Mancino, potevano ugualmente essere percepiti da Salvatore Riina come ulteriori segnali di cedimento dello Stato, e quindi occasione di sviluppi positivi per l’organizzazione mafiosa nella misura in cui gli stessi ufficiali dei Carabinieri lo avevano sollecitato ad avanzare richieste a cui condizionare lo stop alla strategia di attacco frontale allo Stato”. Poi i giudici scavano più a fondo e aggiungono: “Ove non si volesse pervenire alla conclusione che Riina abbia deciso di uccidere Borsellino temendo la sua opposizione alla trattativa, quell’invito al dialogo pervenuto dai Carabinieri attraverso Vito Ciancimino costituisce un sicuro elemento di novità che può certamente avere determinato l’effetto dell’accelerazione dell’omicidio di Borsellino, con la finalità di approfittare di quel segnale di debolezza proveniente dalle istituzioni dello Stato e di lucrare maggiori vantaggi con l’efferata violenza della strage di via D’Amelio. E anche la possibilità che Paolo Borsellino si sarebbe opposto alla trattativa trae fondamento dal fatto che, secondo quanto riferito dalla moglie Agnese, Borsellino, poco prima di morire, le aveva accennato a contatti tra esponenti infedeli delle istituzioni e mafiosi”. Ancora secondo la Corte d’Assise un ruolo importante sarebbe stato svolto anche da Marcello Dell’Utri. E i giudici scrivono: Con l’apertura alle esigenze dell’associazione mafiosa Cosa nostra, manifestata da Dell’Utri nella sua funzione di intermediario dell’imprenditore Silvio Berlusconi, nel frattempo sceso in campo in vista delle politiche del 1994, si rafforza il proposito criminoso dei vertici mafiosi di proseguire con la strategia ricattatoria iniziata da Riina nel 1992″.

 

Angelo Ruoppolo Teleacras 

In alto da sin:
Massimo Ciancimino, Mario Mori, Antonio Subranni.
In basso da sin:
Giuseppe De Donno, Leoluca Bagarella, Marcello Dell’Utri.

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