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Sensory Emotions: Un disco che racconta il jazz attraverso la ricerca di una parte di se

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Se la parola Jazz vi affascina, ma ancora non vi siete lasciati coinvolgere, vi raccomando un ascolto che – ne sono sicura – vi farà apprezzare questo genere musicale, che in realtà è un “linguaggio”, sofisticato e ricco di “mood”, che attraversa melodie, armonie ed improvvisazione per giungere esclusivamente al gusto di ognuno, sollevando, come in questo caso, un’ottima dose di emozioni

Il disco in oggetto si chiama “Sensory Emotions”, edito da Dodicilune, progetto realizzato da un bravissimo contrabbasista e compositore abruzzese, Luigi Blasioli, che nasce da una vera e propria necessità, ossia di fare un tuffo nel proprio “Io”, alla ricerca di una appassionata comunicazione che potesse essere un viaggio, che attraversando una intera vita, fosse in grado di guardare da vicino un pubblico che potesse emozionarsi, senza formalizzarsi troppo.

Un lavoro fatto bene, che conta 9 pezzi, tutti di facile ascolto, ma resi preziosi non solo dalla bravura dei musicisti che in esso suonano, ma dalla capacità di Blasioli di scrivere le parti per ognuno degli strumenti, come se ci fosse un codice preciso da decifrare, step by step, lungo 50 minuti carichi di “pathos” per un jazz moderno e piacevolissimo.

Ad affiancare Blasioli nei nove brani tutti originali, Pierpaolo Tolloso, al sax, Cristian Caprarese al pianoforte, Francesco Santopinto alla batteria. Ma hanno collaborato a questo prestigioso lavoro discografico, anche Fabrizio Mandolini al sax tenore nel brano “Autumn Reflections” e il compianto Marco Tamburini, che con la sua tromba ha reso unico il brano “Family Warmth”.

C’è spazio per “respiri” ampi, nel disco, ma c’è spazio anche per il tempo serrato del bebop, mentre ogni strumento ha il suo compito preciso, fin quando non si apre all’improvvisazione e alla ricerca del dettaglio e del fraseggio, che abbellisce ogni singolo pezzo del progetto discografico.

Emozioni e sensazioni, così ben evocate dal titolo, sono tutte stipate ordinatamente nei “cassetti” voluti da Luigi Blasioli, da aprire volta per volta, e da richiudere delicatamente per poi riaprirli all’occorrenza, perché questo disco crea una sorta di “dipendenza” emozionale, e capita spesso di tornare indietro per riascoltare un pezzo, prima ancora di completarne l’ascolto.

Non si può non notare la bellezza del pezzo “Family Warmh” nel quale la tromba di Marco Tamburini, che manca proprio a tutti, traccia il disegno di un ascolto fatto di note vicine, che alleggeriscono l’animo e aprono alla bellezza del giro armonico, come se si potesse per davvero essere inghiottiti dalla melodia che sa divenire anche orecchiabile, e sulla quale tutti gli altri strumenti imbastiscono un “tappeto” equilibrato e caldo, fino all’ingresso del pianoforte, che raccoglie l’eredità armonica della tromba e la trascina su, fino alle note alte della tastiera, deliziando, fino al ritorno della tromba di Tamburini, che riprende il tema, per accompagnare l’ascoltatore alla fine del pezzo.

Non è difficile notare come tra le tracce vi siano due pezzi con un titolo “simile”, e questo, ovviamente, ha un suo preciso perché. La traccia 2, che da il titolo all’album, si intitola “Sensory Emotions”, mentre la numero 9, che chiude il disco si intitola “My Sensory Emotions”. Un percorso vero, dunque, quello che Luigi Blasioli regala agli ascoltatori, che parte da una ampia bolla, nella quale tuffarsi, attraverso la musica, per provare delle emozioni da “sentire” sulla pelle, che conducono a ricordi e pezzi di proprio vissuto, fino al racconto personalissimo di quello che è e “sa essere”, l’appassionata vita del contrabbassista, nell’ultima traccia del disco, attraverso la sua “propria voce”, mentre racconta le note che descrivono sguardi, parole e sentimenti, visti attraverso una finestra, un oblò o semplicemente attraverso la sua mente, che sanno poi divenire, meravigliosa musica.

Simona Stammelluti

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