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Seconda Primavera al cinema di porto empedocle

Hanno detto del film:

Seconda primavera si dipana come una delicata melodia per immagini nell’arco di sei stagioni, sulla traccia della sceneggiatura dello stesso Calogero, densa di raffinati rimandi ed eleganti suggestioni.   Franco Cicero, Gazzetta del Sud

Un’insinuante parabola sulle età della vita e le loro inattese ricchezze. Insolito, laborioso, tutt’altro che accattivante. Ma sottile e persistente, come certi profumi tenui che poi restano dentro.   Fabio Ferzetti, Il Messaggero

Cosa è più difficile che toccare un materiale eterno, punto di partenza di ogni storia quale è la relazione amorosa? Che Calogero sospende nel vuoto, trasforma in una danza, in una specie di vertigine specchio di ogni esistenza.   Cristina Piccino, il manifesto

Il mare dei ricordi, la nostalgia di un passato irrecuperabile, la possibilità di una rinascita… Fulvia Caprara, La Stampa

Calogero prosegue un personale percorso fuori dagli schemi correnti, mette a fuoco l’instabilità degli affetti, i sentimenti umani indecifrabili…   Luca Barnabé, Ciak

Le atmosfere sono quelle a cui Calogero ci aveva abituato, nei suoi non molti film per il cinema: rarefatte, sospese, sommesse, con un grande fascino discreto.  Giovanni Bogani, La Nazione

Un’operina per pochi, colta e sensibile, crepuscolare e forse un po’ fragile, che evita tutte le facilità del cinema italiano di oggi.  Roberto Nepoti, La Repubblica

L’eleganza di regia, la corposità della scrittura, la sagace ironia, il saper gestire con ottima sapienza diversi registri (tra il comico e il drammatico), rendono Seconda primavera un film davvero inusuale nel panorama italiano contemporaneo. Alessandro Aniballi, Quinlan

Seconda Primavera funziona come un oggetto meravigliosamente inattuale per la coriacea decisione di perseguire una gestione dello spaziotempo filmico totalmente personale e soggettiva, però continuamente squarciata da brandelli di presente che premono per entrare nella visione.  Sergio Sozzo, Sentieri Selvaggi

Con la sua intatta gentilezza del tocco Calogero costruisce un film corale dentro altre cornici, quelle delle stagioni e di un doppio inverno e una doppia primavera. Un film che si popola di personaggi, di incontri, di passaggi esistenziali sempre descritti e filmati con flagranza e limpidezza di sguardo. Giuseppe Gariazzo, Duel

Un film che sa toccare con garbo corde emotive profonde, affrontando con sincerità ed efficacia le debolezze e le paure che condizionano la vita delle persone comuni.   Gabriele Spila, Vivilcinema

Taglio intimistico, dialoghi non urlati – a differenza delle tante commedie cinematografiche su temi sentimentali – il bel film affronta anche il confronto tra costumi e religioni.  Maria Lombardo, La Sicilia

Raccontando una primavera esistenziale, Calogero racconta anche il risveglio di un mondo assopito.  Paolo Baldini, Marilyn/Corriere della Sera

È divertente, con sfumature agrodolci e acute intuizioni sulle difficoltà in cui veniamo a trovarci sia dicendo la verità che rifugiandoci nei sotterfugi. Andrea Chase, The New Fillmore

Calogero ci delizia con una storia solo all’apparenza semplice, i cui tratti ricordano, per intelligenza ed eleganza il cinema di Eric Rohmer.   Filippo Chinellato, Dark Side

L’atmosfera sembra quella di un Rohmer mediterraneo, per il pudore nell’avvicinarsi alla quotidianità di ciascun personaggio, di Andrea, soprattutto, con il suo segreto, e di saperla rendere così interessante.   Margherita Fratantonio, Taxi Drivers

La “seconda primavera” di questo ciclo stagionale, ispirato più ad Ozu che a Rohmer, sembra dare al protagonista la possibilità del ritorno alla vita attraverso un nuovo amore. Ma è solo un’illusione. L’imprevedibilità e il mistero del più forte fra i sentimenti non regalano spazi a facili soluzioni.  Danilo Amione, Scenario – Inscenaonline

Una poetica cinematografica in cui i sentimenti, e le relazioni dentro le quali si sviluppano, non sono mai urlati, mai fuori misura, dove quello che conta sono le vicende umane che pur snodandosi lievi sanno annidarsi sotto pelle.   Francesca Interlenghi, The Dummy’s Tales

Calogero costruisce una partitura narrativa complessa, stratificata e ricca di sottotesti e riferimenti letterari, musicali, cinematografici.   Leonardo De Franceschi, Cinemafrica

Attraverso una coltissima citazione del mondo classico e medioevale, Calogero costruisce l’idea del giardino come hortus conclusus, spazio segreto di vitalità nascosta e di intimistica e commossa rievocazione, condensando nella sua immagine il significato profondo del film. Antonella Rubinacci, Wild Italy

La restituzione dell’universo dei personaggi suona sincera, come è autentico questo sguardo su un ritorno alla vita e all’apertura del sentimento. Il film, da questo punto di vista, ha dalla sua un calore umano e un sereno senso di accettazione del mistero della vita che ne costituiscono un pregio indiscutibile.   Alessandro Izzi, Close Up

Non manca l’attrazione verso qualcosa di sfuggevole e misterioso, che il regista messinese è riuscito a creare a livello di scrittura così come di immagini.   Maria Lucia Tangorra, Cultura & Culture

Amori presi e lasciati, nostalgie di un passato che non torna, gelosia, egoismo e libertà sono i temi di uomini e donne la cui instabilità affettiva è al centro del film. Un cinema intimo, sentito e dal tocco delicato in una Sicilia bellissima.  Mario Dal Bello, Città Nuova

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