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Salemi e Messina

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Sono le immagini, ormai documento storico, che immortalano Pasquale Salemi in carcere. E’ il 1989 : “Maraschino”, così è stato inteso Salemi a Porto Empedocle, è dietro le sbarre dell’ aula bunker di Villaseta, un tempo palestra sportiva. Nella stessa gabbia sono ristretti i vertici della mafia empedoclina dell’ epoca : Luigi Putrone, con la barba e gli occhiali scuri… poi Sergio Vecchia, vittima della seconda strage di Porto Empedocle meno di un anno dopo… poi il capomafia del paese, Salvatore Albanese, “U cippu”, che fuma una sigaretta, e che sarà ucciso 2 anni dopo, nel 91… e poi i rivali, come Salvatore Grassonelli, poi morto in carcere, con la barba, pensieroso, da un’altra parte, da solo… Pasquale Salemi urla, si dimena, protesta, inveisce contro i giudici… Il presidente Riggio, su richiesta dell’allora giudice istruttore Salvatore Cardinale, lo ha appena condannato all’ergastolo per l’omicidio a Realmonte di Antonio Messina, “U birgisi”. Gli amici lo trattengono a stento, poi anche lui si accende una sigaretta, si calma e i Carabinieri lo riaccompagnano nel carcere di San Vito : in contrada “Petrusa” vi sono ancora sterminati campi di sterpaglie. Pasquale Salemi sarà presto fuori dal carcere, perchè dopo la condanna in primo grado è stato assolto in appello, sarà ancora a servizio del clan empedoclino, poi litiga con Luigi Putrone che decide di posarlo. Salemi avrebbe dovuto essere anche ucciso ma lui capisce, fiuta il pericolo e nel maggio 1997 bussa alla porta di Marco Staffa, allora commissario a Porto Empedocle. Maraschino si pente, collabora con la Giustizia, è la prima gola profonda di Cosa nostra agrigentina. Quando la notizia si diffonde in paese, sui muri sono incollati manifesti funebri con su scritto: “Oggi è morto Pasquale Salemi”. I Messina, che sono parenti del pentito, assicurano: “No, non vi preoccupate, non racconta niente di importante, tranquilli”. E invece no, la notte del 17 marzo del 98 scatta la prima maxi operazione Akragas. E’ un colpo mortale alle famiglie di Agrigento e provincia. Decine gli arresti. Salemi offre un contributo storico alla lotta alla mafia ma commette uno sgarro con i magistrati perchè non accusa i suoi parenti, come i Messina e come Joseph Focoso di Realmonte, il killer del maresciallo Guazzelli. Pochi mesi dopo sarà Alfonso Falzone, secondo pentito di Porto Empedocle, a pareggiare il conto di Salemi incastrando anche i Messina, compreso Gerlandino, e Focoso, entrambi però all’epoca latitanti. E Gerlandino Messina, da latitante, avrebbe mantenuto contatti telefonici con il cugino. Così è emerso nel processo in corso per associazione mafiosa innanzi al Tribunale di Agrigento. Il colonnello Salvo Leotta, già comandante del Reparto operativo di Agrigento e tra i protagonisti della cattura di Messina a Favara il 23 ottobre del 2010, rispondendo alle domande dell’avvocato Salvatore Pennica, difensore di Gerlandino Messina, ha rivelato che in uno dei pizzini scoperti nel covo a Favara sono stati scritti 3 numeri di telefono. Due non più attivi, e il terzo in uso a Pasquale Salemi.

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