| | letto 2.915 volte |

Quel “povero” Giuseppe Grassonelli…

Quando nel marzo scorso mi recai nel carcere di Rebibbia per intervistare l’ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro, sono stato investito da una serie di polemiche, insulti e ignominie di ogni genere.

Il “reato” che avevo commesso era stato quello di intervistare un pregiudicato, detenuto e accusato anche di mafia.

Certamente, rispetto a Giuseppe Grassonelli, Totò Cuffaro non ha ucciso nessuno; così come certamente non dovrà stare fino alla fine della sua vita in carcere.

Eppure, come dicevo prima, sono stato insultato per tantissime settimane in lungo ed in largo. I social network, di fatto, si scatenarono contro di me.

Noto con un certo stupore un assordante silenzio da parte dei buontemponi sulla polemica nata nelle scorse ore tra un componente della giuria del premio Racalmare, Gaspare Agnello, e lo stesso autore del libro (nonché con tutti i componenti della giuria a cominciare dal presidente Gaetano Savatteri).

Agnello, dopo la dovuta precisazione di essere stato impedito per gravi motivi familiari a leggere il libro Malerba, è stato accusato dal presidente della giuria e da uno degli autori del libro di essere stato, sostanzialmente, poco accorto.

Quando Agnello ha letto il libro, però, si è accorto che qualcosa non quadrava; non gli è sfuggito che quel libro in massima parte era stato scritto da un killer spietato di mafia ergastolano; non solo, quel libro concorre (e rischia di vincere…) ad un premio letterario.

Subito alla ribalta delle cronache nazionali, Agnello ne è uscito quasi con le ossa rotte a causa di una corporazione di tipo giornalistico-militare che ha difeso a spada tratta uno degli autori del libro.

Fatto, questo, alquanto discutibile. Agnello, che intanto si è dimesso dalla giuria, oggi è rimasto solo. Solo perché non se l’è sentita di dover giudicare (e quindi concorrere ad una eventuale vittoria) un libro scritto per la maggior parte da un ergastolano. Apriti cielo! Accuse a destra e a manca da parte di chicchessia, anche di un soggetto che lo ha inquadrato come uno dei peggiori elementi del vecchio Partito Socialista. Qui, nostro malgrado (perché non amiamo parlare dei padri degli altri), dobbiamo necessariamente aprire una piccolissima parentesi: ma questo soggetto era forse troppo piccolo per sapere a quale partito politico appartenesse il padre? Oppure è convinto che il proprio genitore facesse parte di un gruppo di suore carmelitane?

Tornando alle cose più serie, fa un certo effetto come sia il presidente della giuria che tutti i colleghi giurati non si siano soffermati su particolari emersi dalla lettura di quel libro i quali, a nostro modo di vedere (e non solo il nostro) sono quantomeno discutibili.

L’autore non in carcere nel capitolo intitolato “ricordi” si sofferma su come “Giuseppe Grassonelli aveva solo venti anni quando la vita lo consegnò  a un irrimediabile e mostruoso destino. Vent’anni e vedersi sterminare l’adorato nonno, l’amato zio, un cugino a cui era legatissimo e scoprire che vogliono morto anche lui…”

Allora Grassonelli cosa fa? Invece di recarsi alle forze dell’Ordine decide di vendicarsi da solo ed inizia la propria personale mattanza.

Quasi una sorta di “causa di forza maggiore” se Giuseppe Grassonelli sia diventato successivamente uno dei killer più spietati che la storia di Cosa Nostra agrigentina ricordi. Nella vita si fanno delle scelte, e Grassonelli ha fatto la sua scelta; ha scelto di uccidere, di massacrare, di luparare.

Più leggevo quelle righe e più qualcosa bruciava dentro la mia anima. Ho dovuto rileggere con maggiore attenzione quelle frasi ma il risultato non è cambiato.

Ma stiamo scherzando o stiamo facendo sul serio? Ma Gaetano Savatteri e tutta la sua “Giunta” non si sono mai accorti di questo raccapricciante passaggio, oppure siamo noi lettori che non capiamo un kaiser e non sappiamo interpretare bene il pensiero dell’autore. Non si sono accorti che Giuseppe Grassonelli figura nella copertina come coautore del libro e che nella copertina di chiusura è bello sdraiato su una auto?

Come mai, presidente della Giuria e giurati, non hanno chiesto all’autore in libertà perché non sono stati scritti i motivi dell’uccisione di tutti quei parenti adorati? Mio nonno e credo anche il nonno dell’autore in questione sono morti nel proprio letto, circondati dall’affetto dei familiari e con tanto di benedizione cristiana.

Di quel superkiller, invece, si scrive soltanto che a vent’anni si è visto uccidere brutalmente parenti e amici!

Provate ad immaginare come, ad esempio, stasera e domani sera il Prefetto ed il Questore di Agrigento possano applaudire ad una siffatta del genere.

Ci sono ragionevoli certezze per pensare che le massime autorità agrigentine non faranno parte della cerimonia di premiazione; provate ad immaginare il Prefetto ed il Questore seduti accanto la sorella di Grassonelli…(ovviamente la sorella, suo malgrado, paga lo scotto pesantissimo di essere una stretta congiunta dell’ergastolano).

Però, chi ha scritto la dicitura dei manifesti affissi in tutta la città, si è guardato bene di aggiungere il nome di Giuseppe Grassonelli a quello dell’altro autore.

Provare per credere…

La vicenda, finita sulla stampa nazionale, non ha fatto altro che pubblicizzare enormemente (al di là delle aspettative) il discusso libro. E Machiavelli non aveva poi tanto torto. Bene o male, purchè se ne parli…

23 Risposte per “Quel “povero” Giuseppe Grassonelli…”

  1. kate scrive:

    Ma come? Agnello pochi anni fa recensiva e incensava i Ragazzi di Regalpetra scritto dal pres di giuria Gaetano Savatteri, che inserisce varie considerazioni di Alfredo Sole, mafioso racalmutese ergastolano, recuperato con lo studio e la cultura tanto da essere considerato scrittore finissimo, e ora solleva tutta questa polemica? Diffidare sempre di chi presume di interpretare il pensiero di chi non c’è più. A me sentire Sciascia si rivolterebbe nella tomba, non sarebbe d’accordo…mette i brividi. Chi può vantarsi mai di sapere cosa avrebbe pensato Sciascia? L’unico modo sarebbe rileggerlo con attenzione e la mente scevra da pregiudizi, soffermandosi sull’Avvertenza, la nota aggiunta a il giorno della civetta, al dialogo con Don Mariano (a lui dirà “Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo” non certo all’On DC corrotto); e come non ripensare a Porte Aperte?

Commenti chiusi