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Processo “Orso bruno”, tutti assolti: per Spagnolo e gli altri fine di un incubo

Sono stati tutti assolti dai giudici della V sezione penale del Tribunale di Roma, gli imputati (rito ordinario) del processo “Orso bruno” scaturito dall’omonima inchiesta condotta dal Centro Operativo Dia di Roma e sviluppatasi nell’ambito del programma di cooperazione di polizia tra Italia e Canada, che aveva puntato “una struttura criminale caratterizzata dalla transnazionalità delle proprie attività criminose e facente capo alla famiglia Rizzuto, originaria di Cattolica Eraclea, storicamente legata al sodalizio mafioso Cuntrera-Caruana, originario di Siculiana, ed alla famiglia Bonanno di New York”. Roberto Papalia, Beniamino Gioiello Zappia, Diego Olivieri, Rodolfo Fedi, Giuseppe Spagnolo e Geoffrey Peter Huxley sono stati assolti, ai sensi dell’art. 530, da tutti i reati loro rispettivamente contestati perché il fatto non sussiste (qui la sentenza Sentenza Orso bruno, dispostivo ). La sentenza, che arriva esattamente 5 anni, un mese ed un giorno dopo l’operazione di polizia, oltre all’assoluzione, contempla anche il dissequestro di ingenti beni.

Al centro dell’inchiesta, svolta in collaborazione con il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, il presunto tentativo di riciclaggio di 600 milioni di dollari provenienti dal traffico di stupefacenti attraverso la società “Made in Italy”, con sede davanti Palazzo Chigi, diretta da Mariano Turrisi l’uomo che, secondo la Dia, seguiva l’operazione per conto del boss Vito Rizzuto. Le indagini avrebbero consentito di scoprire attività avviate dal clan Rizzuto tramite “cellule” operative attive in Italia, Nord America, Francia e Svizzera, con lo scopo di ottenere il controllo di attività economiche ed imprenditoriali. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, aggiotaggio, insider trading, con l’aggravante prevista per il reato transnazionale. Il blitz scattò il 23 ottobre 2007, quando su ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Pierfrancesco De Angelis su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Roma, finirono in carcere 19 presunti affiliati in Italia dell’organizzazione mafiosa capeggiata da Nick e Vito Rizzuto. L’assoluzione dei sei imputati ha radicalmente mutato il costrutto accusatorio.

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