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Palermo, boss ucciso alla Zisa mentre andava in bicicletta

Omicidio a Palermo. E’ il boss mafioso Giuseppe Dainotti l’uomo ucciso questa mattina a colpi di pistola alla testa in via D’Ossuna, nel quartiere Zisa di Palermo. L’uomo era stato scarcerato nel 2014 tra le polemiche dopo una condanna per mafia.

L’uomo è stato colpito alla testa. Sul luogo dell’omicidio gli uomini della Polizia di Stato, la Scientifica. La vittima era in bici.Giuseppe Dainotti era stato scarcerato dopo 25 anni. Affiliato al clan di Porta Nuova, factotum del boss Salvatore Cancemi, in cella c’era finito per il colpo miliardario al Monte dei Pegni di Palermo, ma soprattutto per omicidio.

Nel 2000 entrò in vigore la legge Carotti che aveva disposto la sostituzione dell’ergastolo con la pena di trent’anni. Il 23 novembre quella legge, però, fu superata da un decreto legislativo che all’articolo 7 sanciva il ritorno al passato. E cioè all’ergastolo. Nel 2009 la Corte europea diede ragione a un imputato italiano e la Cassazione gli ridusse la pena a trent’anni.

E così, in virtù della pioggia di ricorsi davanti ai supremi giudici, la Corte costituzionale intervenne stabilendo, una volta e per tutte, che l’articolo 7 del decreto legislativo del 2000 era incostituzionale. Con lui, grazie alla legge Carotti, furono scarcerati altri boss del calibro di Giovanni Matranga, Francesco Mulė e Giulio Di Carlo. Erano stati tutti condannati all’ergastolo per l’omicidio nel 1983 del capitano dei carabinieri Emanuele Basile e dei carabinieri Bommarito e Morici che l’accompagnavano.

A pochi mesi dalla sua scarcerazione, avvenuta nel 2014 per espiazione pena, il boss Giuseppe Dainotti, assassinato a colpi di pistola oggi a Palermo, era gia’ nel mirino dei suoi nemici interni a Cosa nostra. Il fermo di chi lo aveva condannato a morte scongiuro’ il suo omicidio. Dal carcere, il boss Giovanni Di Giacomo, con cui Dainotti gestiva negli anni ’90 traffici di droga, aveva dato l’ordine al fratello Giuseppe Di Giacomo, ucciso poi a marzo del 2014, di eliminare alcuni esponenti mafiosi che si stavano organizzando per assumere il comando del mandamento. Tra le vittime designate anche Dainotti. Fibrillazioni interne alla cosca accese dall’arresto del padrino di Porta Nuova Alessandro D’Ambrogio.

Imputato al maxiprocesso, una sfilza lunghissima di condanne per mafia, omicidio, favoreggiamento, rapina, droga, Dainotti era uno dei fedelissimi del capomafia Salvatore Cancemi, poi passato tra i ranghi dei collaboratori di giustizia. Le modalita’ dell’agguato rendono praticamente certa la matrice mafiosa del delitto. Il primo omicidio di Cosa nostra dopo tre anni di pace tra le cosche. L’ultimo padrino a essere ucciso e’ stato proprio Giuseppe Di Giacomo, che secondo i piani del fratello, avrebbe dovuto assassinare Dainotti.

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