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Operazione “Icaro”: i summit di mafia in un agriturismo e in un ovile dell’agrigentino

Si è svolta ieri una udienza, in un’aula del Tribunale di Agrigento, del processo scaturito dall’inchieta antimafia denominata “Icaro”.

Il procedimento vede imputati Ciro Tornatore, 82 anni, Antonino Abate, 29 anni, Carmelo Bruno, 47 anni, Vito Campisi, 45 anni, Roberto Carobene, 38 anni, Antonino Grimaldi, 55 anni, Stefano Marrella, 59 anni, Vincenzo Marrella, 41 anni, Vincenzo Marrella, 60 anni, Pasquale Schembri, 53 anni, Gaspare Nilo Secolonovo, 47 anni, e Francesco Tortorici, 36 anni, tutti coinvolti nell’operazione antimafia. Presenti in aula i Marrella, Antonino Grimaldi, Gaspare Nilo Secolonovo e Francesco Tortorici motivo, questo, che spiegherebbe l’insolito affollamento dell’aula 7 del Tribunale di Agrigento (parenti ed amici che hanno colto l’occasione per rivedere i loro cari).

Sono state illustrate dal sostituto commissario della Squadra mobile di Palermo, Giuseppe Baldagliacca – su richiesta della pubblica accusa – le varie informative redatte (come quella del 15 settembre 2015 o dell’1 dicembre dello stesso anno) che hanno ricostruito i servizi di appostamento, le intercettazioni ambientali e telefoniche delle persone coinvolte.
Diversi i particolari emersi: dalla terminologia usata ai commenti in seguito ad alcuni arresti, come quelli avvenuti tra Corleone, Palazzo Adrano e Villafrati nel gennaio 2015; emergono in taluni casi frizioni interne ma anche spunti riflessivi su alcuni episodi delittuosi, come l’incendio di due trattori agricoli parcheggiati nell’azienda “Le Prelibatezze del feudo Pollichino”, di proprietà della famiglia Lala, a Contessa Entellina (Palermo).

Il poliziotto ha anche spiegato di come i summit venissero effettuati lontano da occhi indiscreti e in posti appartati come ad esempio l’ovile di Pietro Campo o in un agriturismo.

Il processo è stato aggiornato al prossimo 5 maggio: verrà interrogato l’ispettore Vincenzo Martorelli della Squadra mobile di Agrigento.

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