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Oltre due milioni di euro per la morte da innocenti di Giuseppe Marnalo e Stefano Volpe

E’ giunta all’epilogo la battaglia processuale condotta dai familiari di Giuseppe Marnalo, all’epoca di 46 anni, e Stefano Volpe, all’epoca di soli vent’anni, entrambi rimasti vittime innocenti di mafia nel corso dell’agguato mafioso del 04 luglio del 1990, noto come la “ Seconda Strage di Porto Empedocle”.

Negli anni caldi della guerra di mafia a Porto Empedocle tra l’organizzazione nota come “ Cosa Nostra”, all’epoca facente capo alla famiglia Albanese-Messina, e il gruppo degli “Stiddari”, facente capo alla fazione opposta dei Grassonelli, l’agguato costituiva la risposta alla prima strage di Porto Empedocle, avvenuta nella centrale Via Roma, la sera del 21 settembre 1986, in cui sotto i colpi dei killer rimasero due vittime innocenti.

Quattro anni dopo, nel luglio del 90”, in occasione di quella che è stata definita la seconda strage di Porto Empedocle, il copione si ripete, e anche questa volta a perdere la vita sono due vittime innocenti, il giovane Stefno Volpe , figlio del titolare dell’officina ove è avvenuta la strage, e lo zio Giuseppe Maarnalo, marito di Maria Concetta Vecchia.

Già in seno al procedimento penale celebratosi nel 1995 dinnanzi alla Corte di Assise di Agrigento, Presidente Salvatore Cardinale, sia Maria Concetta Vecchia, moglie di Giuseppe Marnalo, rimasta con cinque figli in tenera età, sia Giuseppe Volpe, padre di Stefano, senza remora alcuna si erano costituiti parte civile contro gli autori della strage, dei quali chiedevano la condanna.

Dopo il passaggio in giudicato della sentenza, avvenuto nel 1997, con la quale la Corte di Assise di Agrigento aveva ritenuto responsabili della strage e condannato alla pena dell’ergastolo i responsabili dell’agguato, i familiari delle vittime si rivolgevano al Fondo di Solidarietà per le vittime di reati di tipo mafioso per godere dei benefici previsti dalla legge, ma questi gli venivano negati.

Volpe Giuseppe e Vecchia Maria Concetta, si sono quindi rivolti agli Avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello che promuovevano un primo giudizio innanzi al Tribunale di Agrigento, Giudice Donnarumma, che si concludeva nel 2012 con la condanna dei responsabili della strage, in solido con il Fondo di Solidarietà, al risarcimento dei danni, nella misura massima prevista per la perdita di un congiunto, in favore dei familiari delle vittime innocenti di mafia.

Nonostante la sentenza, e una nuova istanza di accesso al Fondo, il Ministero dell’Interno, cui appartiene il Fondo di Solidarietà, ancora una volta negava i benefici rifiutando ai familiari qualsivoglia benefico

Decisi a difendere fino in fondo l’onore e la dignità dei propri cari, la cui unica colpa risiedeva nell’essersi trovati sul luogo dell’agguato, Vecchia  e Volpe, con l’assistenza degli Avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello hanno promosso un nuovo giudizio innanzi al Tribunale di Palermo chiedendo la condanna del Ministero dell’Interno, difeso dall’Avvocatura di Stato, al risarcimento delle somme già liquidate dal Tribunale di Agrigento che oggi ammontano, tenuto conto degli interessi e della rivalutazione monetaria, a poco più di un milione di euro per ciascuna vittima.

Il Tribunale di Palermo, Giudice Giuseppe De Gregorio, al termine del giudizio, durato altri tre anni, accogliendo le istanze degli Avv.ti Angelo Farruggia, Annalisa Russello e Carmelita Danile, da ultimo aggiuntasi nella difesa di Volpe Giuseppe, ha riconosciuto il diritto Vecchia Maria Concetta e Volpe Giuseppe, di accedere al Fondo, atteso che, contrariamente a quanto sostenuto dal Ministero dell’Interno, e per esso dall’Avvocatura di Stato, a fronte delle risultanze processuali sia Stefano Volpe che Giuseppe Marnalo, ai sensi della legge di riferimento, devono considerarsi vittime innocenti di mafia, da qui, il pieno diritto dei familiari di accedere ai relativi benefici.

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