| | 441 views |

Noa per la rassegna “Il giardino ritrovato”: Una voce limpida e magnetica, talento e carisma e quel suo messaggio di speranza

Il luogo è ideale, la cornice è suggestiva al punto giusto.
L’acustica è perfetta, la rassegna prestigiosa.

Ieri 29 agosto nella cornice accattivante e sofisticata del giardino di Palazzo Venezia in Roma, si è assistito al concerto di Noa e del suo quartetto, nell’ambito della rassegna “Il Giardino Ritrovato“, che si inserisce nel più ampio circuito di “Artcity 2018” che propone innumerevoli iniziative culturali, il cui programma coprirà l’intera estate 2018, spalancando i confini dei musei, aprendoli ulteriormente all’arte e alla cultura.

Tra i fortunati che ieri sera hanno potuto assistere alla performance della cantante israeliana e dei suoi musicisti, c’erano due ospiti speciali, di grande caratura. Seduti in prima fila il maestro Nicola Piovani –  a cui Noa è particolarmente legata da un rapporto di amicizia – e il regista Paolo Taviani.

Una serata  che parte già con l’atmosfera giusta, che si consuma lenta tra musica e parole, tra messaggi di speranza e virtuosismi; il tutto condito dalla verve, dalla simpatia e dalla forza travolgente di Noa, che ieri sera non si è solo esibita, ma ha anche lanciato forte e chiaro un messaggio contro ogni forma di razzismo, di emarginazione e di indifferenza.

Canta in molte lingue: in lingua ebraica, yemenita, in inglese, ed anche in napoletano. Dice di conoscere poco l’italiano ma di amare molto la nostra lingua. Non è vero che lo conosce poco, l’italiano; lo parla bene, aiutata a volte dalla lettura di alcune riflessioni che lei stessa ha scritto.

Il concerto inizia proprio con un saluto “Shalom“, che significa “Pace”. Un saluto accorato, in musica, a cui seguono le sue significative parole di ringraziamento verso il suo pubblico, particolarmente attento ed incantato dalla bravura della cantante israeliana. Noa porta sulla fronte una coroncina, è vestita con un caratteristico abito della sua terra. Ma durante il concerto ne indosserà  un altro, bianco, nella seconda fase del suo coinvolgente concerto.  Un incipit delicato, appassionato che già lascia trasparire le tante sfumature della voce, che seguono la linea melodica, che è capace di raggiungere note acute e pulite. Le appartiene una voce limpida, angelica, ma al contempo magnetica. E’ dotata di una tale versatilità che mai immagineresti che la più famosa cantante israeliana al mondo – il cui nome è legato al film “La vita è bella” di cui lei ha cantato la colonna sonora scritta dal maestro Nicola Piovani – possa essere capace di esprimersi in così tanti generi musicali, che vanno dalla canzone napoletana al blues, dalla musica classica al jazz, dal canto yemenita al pop. E la cosa che più sorprende è che riesce a trovare la giusta intenzione e la giusta energia in ognuno di quei passaggio che ricama magistralmente con la voce.

Non una nota fuori posto, non un’ incertezza. Noa è anche percussionista, compositrice e la sua voglia di esplorare il mondo musicale l’ha condotta sino alla musica di Bach, sui cui famosi concerti, ha scritto dei testi ispirati al cambiamento, all’amore e alla speranza. Racconta come quei testi, così madidi di significato, le siano stati ispirati dal coraggio delle donne israeliane ma anche di quelle palestinesi.   Ma prima di arrivare al suo nuovo lavora sulle musiche di Bach, Noa incanta con “Nothing but a song“. E’ durante il pezzo “I don’t know” – che spesso durante il cantato diventa in italiano “Non lo so” – che si sprigiona un’atmosfera che parte dall’intensità del testo, per poi migrare alla suggestione forte e trascinante di quella voce che tutto può, che canta ogni nota; Perché Noa ci mette tutta se stessa, ci crede, coinvolge tutto e tutti. Chiede al pubblico di farle da controconto, di rispondere a quella sua domanda: “posso sopportare? Le mie ali sono abbastanza forti per volare? Che vento mi aspetta lì fuori?” Non lo so, recita il testo, eppure nella sua espressività che si serve della musica, della sua stessa voce, risiede una grande speranza. Quella che racconta subito dopo, quando parla di quell’essere tutti immigrati; alcuni lo sono nel corpo, altri nello spirito. “La mia casa è una canzone” – dice Noa, e prima o poi tutti saremo su una barca, in attesa di giungere da qualche parte. La voce di Noa è senza dubbio una voce da soprano. Le note le raggiunge senza falsetto. Conosce la tecnica molto bene, ne fa un giusto uso, la utilizza per lasciare il pubblico a bocca aperta ma anche per raccontare il suo mondo, fatto di carattere prorompente, di personalità e di bellezza. Una bellezza che non è solo nei suoi tratti fisiognomici, ma anche nel suo modo di sorridere, di coinvolgere e di avvolgere.

Non è sola sul palco Noa. Insieme a lei ci sono dei musicisti di eccellente bravura. Gil Dor alla chitarra, compositore, direttore musicale, che condivide con la cantante 28 anni di percorso professionale e di amicizia, Adam Ben Ezra al contrabbasso,  e Gari Seri alle percussioni. Sono loro che incorniciano la performance della cantante; sono loro che creano ed imbastiscono il tessuto armonico e ritmico sul quale Noa incide il suo cantato. Sono loro che sfoggiano una bravura durante dei duetti – come quello in acustico bongo e chitarra – o in assoli travolgenti come quello in cui  il giovane Ezra, concede attraverso il suo contrabbasso un piccolo viaggio fatto di melodie arabe, mentre batte sulla cassa, modera l’uso della mano destra sulle corde e con la sinistra delinea la melodia, tutta in controtempo. Momenti di grande musica, di messa in mostra di talento. Noa concede loro spazio, poi torna in scena e canta in napoletano voce e chitarra “Santa Lucia luntana“.

E’ intensa Noa.
Sa fare tutto e tutto bene.
Sale sulla pedana, va davanti alle sue percussioni e si scatena in una della fasi più travolgenti del concerto. Suona con una ritmicità, con una velocità e con una precisione che ci si domanda da dove la tiri fuori tutta quella energia. Lo capisci dopo, quando parla dei testi da lei scritti per la musica di Bach, che quella energia scaturisce dal suo amore per la vita, per suo marito, per tutto quello in cui lei crede. E lei crede nella forza del “guardarsi”. Del guardarsi per capirsi, per non piegarsi a quel mondo che sta cambiando. Un guardarsi oltre il muro, aspettando una luce che brilli oltre il dolore, che possa consegnare un domani, in un mattino che possa vedere cadere tutti i muri.
E’ questo il testo scritto su “largo – concerto in Fa minore di Bach”. Il brano si intitola proprio “Look at me“.  Poi ancora “Little lovin” chitarra e voce, su “Invenzione n. 4 a due voci in Re minore”  e quella conversazione immaginata tra lei ed il suo uomo, l’unico grande amore della sua vita. Delle sonate di Bach, Noa canta ogni nota. Bach diventa jazz, anche, e così la famosa “Badinerie della suite orchestrale n. 2 in Si minore” diventa “No, baby no” nelle intenzioni della cantante israeliana che da sfoggio di grande conoscenza della metodica jazz.

Sul finale Noa canta il blues, come se fosse quello il suo abito migliore.
Ma come si fa a dire quale sia il suo abito migliore?
Tutto ciò in cui si cimenta, è credibile, è adeguato, è dotato di sfumature, di intenzioni, di forma che incanta.

Va via, senza aver regalato quel pezzo che l’ha resa nota al mondo occidentale, che l’ha resa la Noa della “Vita è bella”. Ma c’è spazio anche per quel brano, sul finale, nel bis, prima del congedo, prima dei saluti, prima di quel vuoto che apparentemente gli artisti lasciano quando la musica finisce, ma che si riempie di quelle emozioni che restano sospese, che pian piano ti scivolano addosso, sotto il primo strato di pelle, e poi nelle note che ti rieccheggiano in mente ancora per un po’,  dopo che la musica è finita.

E così arriva “Life is beautiful“. Ci sono ricordi, ci sono piccole commozioni;  tra il pubblico Piovani, attento e coinvolto per tutto il concerto, resta in ascolto come se fosse tutto perfetto, in quel momento, e forse era davvero così.

 “Sorrridi, senza ragione. Ama, come se fossi un bambino. Sorridi, non importa quel che ti dicono. Non ascoltare una sola parola perché la vita è bella così”

E se lo dice Noa, con quella sua travolgente capacità di incantare e di crederci, allora tocca farlo, senza riserve.

 

Simona Stammelluti

Tags: , , , , , , , ,

Commenti chiusi