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Niente risarcimento per il bimbo di 5 anni di Belmonte

NIENTE RISARCIMENTO PER IL BAMBINO DI CINQUE ANNI, IL COMUNE DI BELMONTE MEZZAGNO NON E’ ASSICURATO

Il piccolo si rompe un braccio cadendo dal marciapiede senza parapetto,
ma l’Amministrazione comunale è priva di copertura assicurativa
“Non siamo assicurati: paghiamo solo a seguito di una causa, dopo la sentenza avversa, l’atto di precetto, il decreto ingiuntivo e il pignoramento”. In pratica, bisognerà andare per le calende greche per arrivare (forse) a un equo risarcimento. Sono rimasti esterrefatti i tecnici di Studio 3A alla risposta fornita loro dall’ufficio Legale del Comune di Belmonte Mezzagno alla richiesta delle coperture assicurative. Che non esistono.

La società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, sta seguendo anche il caso di un bambino di Belmonte Mezzagno (Palermo), che all’epoca dei fatti aveva 5 anni. Il piccolo, il 12 gennaio 2015, alle 18.30, stava passeggiando nel suo paese con la mamma e percorreva il marciapiede di via Amore quando, all’angolo con via Casalini, ha perso l’equilibrio proprio in un tratto privo del corrimano e del parapetto protettivo, cadendo per circa un metro sul livello inferiore rispetto all’asse viario e battendo il braccio e la spalla destra. Una brutta caduta che gli ha procurato la frattura della metafisi distale del radio destro, oltre a un trauma, con escoriazioni ed ematoma, nella regione dell’avambraccio destro, per una prognosi di trenta giorni, come da referto del Pronto Soccorso dell’ospedale di Palermo, dove il bimbo, che piangeva sofferente, è stato condotto dai genitori.

Sono parse chiare fin da subito le responsabilità nell’incidente del Comune di Belmonte, che non ha messo in sicurezza quel tratto di marciapiede con elementi protettivi, nonostante il dislivello con il piano sottostante, determinando una situazione di pericolo per i pedoni, specie se bambini, acuito dal fatto che l’area è scarsamente illuminata nelle ore serali-notturne: lungo la strada è presente un solo lampione e la luce, peraltro, è coperta dalle auto parcheggiate spesso e volentieri lungo il ciglio del marciapiede. Non a caso, dopo l’accaduto, al solito troppo tardi, l’Amministrazione comunale ha provveduto a transennare il luogo per evitare altre cadute.

I familiari del bambino si sono quindi rivolti a Studio 3A per fare valere i propri diritti e ottenere giustizia per il bambino, che ha dovuto anche portare il gesso per un mese, ma ogni tentativo di instaurare un rapporto e risolvere la questione in via stragiudiziale con il Comune di Belmonte è risultato vano. E non perché l’Amministrazione comunale, in verità, abbia mai denegato le proprie responsabilità, ma perché – incredibile ma vero – non è assicurata. Non è stato quindi possibile sottoporre il piccolo, come si fa in genere in questi casi, alla visita medico legale di controparte e l’unica via che rimane per ottenere il risarcimento dei danni è quella della causa. Non solo, anche dopo una sentenza favorevole per i familiari del bimbo, bisognerebbe lottare non poco per avere quanto dovuto perché la somma andrebbe inserita tra i debiti fuori bilancio del Comune e occorrerebbe procedere con l’attività esecutiva, come hanno chiarito gli stessi organi comunali.

“Siamo di fronte ad una situazione assurda – commenta Ermes Trovò, Amministratore Unico di Studio 3A – Non è concepibile che un Ente pubblico, tanto più un Comune, sia sprovvisto di assicurazione. Nello specifico, per fortuna l’evento non è di gravissima entità, ma se capitasse un incidente mortale o con lesioni importanti? Chi risarcirà i danneggiati? Ed è inaccettabile che si costringano i cittadini per avere giustizia a intraprendere lunghe ed estenuanti azioni legali e perfino un’esecuzione. Sorge a questo punto spontaneo il sospetto che quella di non stipulare una polizza assicurativa non sia una costrizione dettata da problemi di bilancio ma una scelta mirata proprio a dissuadere le persone dall’intentare cause dai tempi biblici e dagli esiti incerti. Ma il Comune di Belmonte di una cosa può stare certo: noi andremo fino in fondo per tutelare i diritti di questo bambino e della sua famiglia e, se servirà, arriveremo al pignoramento dei beni comunali”.

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