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Next Stop, un progetto intraprendente nel quale il jazz parla una lingua moderna

E’ il 4 di agosto,  un caldo fuori dal normale avvolge Piazza Cattedrale, è l’ultima serata del Beat Onto Jazz Festival e il programma prevede delle performance di ottima caratura. Non solo per l’arrivo sul palcoscenico di Diane Schuur, una delle regine del jazz mai esistite ma anche perché, chi ha scelto gli ospiti della rassegna, aveva le idee ben chiare su cosa proporre.

Nel primo set, il quintetto messo insieme dal batterista campano Pierluigi Villani . E’ una formazione di ampio respiro che il musicista incastra sapientemente come le tessere di un puzzle, con un estro moderno, gettando l’occhio – ma anche l’orecchio e le intenzioni – al quintetto di Miles Davis, con i fiati che senza dubbio sanno essere protagonisti del progetto.

Insieme a Villani, mente, ideatore, compositore ed arragiatore di “Next Stop” ci sono ottimi elementi, capaci di catapultarti subito nel proprio mood, fatto di controtempo perfetto, di dissonanze che ti portano “avanti”, come se davvero ti aspettasse qualcosa alla “Prossima Fermata“.

Nella formazione Mirko Maria Matera al pianoforte, pianista di grande estro, Viz Maurogiovanni al basso elettrico, e i due protagonisti del progetto capaci di tessere le maglie di un dialogo sonoro non sempre di facile comprensione ma che racchiude in se il carisma di chi conosce bene la tradizione jazzistica: Andrea Sabatino alla tromba e Umberto Muselli al sax tenore.

E’ un jazz moderno, il loro. Loro, che sperimentano, che pescano tra i colori e le disgressioni della Free Form, mentre le atmosfere dinamiche cambiano e si reinventano ad ogni step. Non siamo certo in presenza di una musica di facile fruizione per i non cultori del jazz; siamo lontani dalla formula “tema-impro-scambio-tema“.

I pezzi che i musicisti propongono – estratti dal progetto discografico che porta il medesimo titolo realizzato per la Verve da Villani con Gianni Bardato, che insieme a lui firma i brani – sono lunghi e molto articolati, nei quali i fiati, protagonisti di assoli ricercati e ricchi di estro, spesso dialogano in un linguaggio indomito e pulsante di vitalità. Il controtempo è perfetto e Villani – batterista carismatico e colto del panorama italiano ed europeo – l’ha pensato come una strada capace di dettare il passo lungo un percorso sonoro che prevede curve a gomito.

I brani, Bogo, Blue Sun, Square, Open the Door, Hipster sono tappe di un viaggio dove tutti gli strumenti hanno la loro giusta fermata, nella quale si mettono comodi e danno vita a sonorità originali e spesso “ostinate“. Non c’è dato sapere cosa abbiano fagocitato i musicisti durante il loro percorso musicale e jazzistico, ma senza dubbio c’è una grande conoscenza delle dinamiche del sincretismo che prevede delle mutazioni in divenire, che solo alcuni musicisti sono in grado di realizzare.

Ho molto apprezzato Open the Door – scritto proprio da Pierluigi Villani – nel quale il sax di Umberto Muselli, corre velocissimo su note che salgano fin dove l’ascoltatore non si aspetterebbe, poi svisa con ricche variazioni ritmiche, mentre il pianoforte di Matera tira le file del brano disegnando il tema, con variazioni originali.

E non posso non sottolineare la verve e l’estro ostinato della tromba di Andrea Sabatino sul finale del pezzo, o Hipster nel quale un concatenarsi vigoroso di note battute, portano la firma di Mirko Maria Matera al pianoforte.

Il lavoro di fil rouge lo fa il basso di Viz Maurogiovanni – talentuoso figlio di terra di Puglia  – che non è solo base ritmica ma il risultato della capacità del musicista di anticipare le note dei suoi compagni di viaggio e su quelle costruire il giro armonico, forse facilitato da quel suo orecchio assoluto.

Caro Villani,
questo progetto è un lavoro interessante ed originale,  più consono ad un orecchio esperto. Sa mettere a posto il controtempo con il sound gustoso che esce dal paniere del quintetto agguerrito che ha saputo sperimentale sonorità modali con più linee melodiche concomitanti, in perfetta coerenza con i brevi temi fissati.

Ottima performance e grande concentrazione dei musicisti, che mai hanno perso il senso, del proprio pentagramma.

Simona Stammelluti

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1 Risposta per “Next Stop, un progetto intraprendente nel quale il jazz parla una lingua moderna”

  1. Pierluigi ha detto:

    Cara Simona, innanzitutto grazie per la tua attenzione e per aver scritto così sapientemente questo articolo nonostante il terribile Lucifero che tanto sta facendoci boccheggiare….Mi trovi d’accordo, la nostra energia è spesso dirompente e non sempre “facile” ma forse è anche questo che ci contraddistingue dalle altre band. Grazie per la tua attenzione e per le tua attenzione, nonchè per il video già condiviso. Ti abbraccio ti ringrazio

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