| | letto 139 volte |

Mannino, perchè è stato assolto

A Palermo, al palazzo di giustizia, il 4 novembre 2015, a conclusione del giudizio abbreviato, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Marina Petruzzella, ha assolto l’ex ministro Calogero Mannino dall’accusa di minaccia a corpo politico dello Stato con la formula “per non aver commesso il fatto”, a fronte della richiesta della Procura di 9 anni di reclusione. La Camera di consiglio della giudice Petruzzella che ha assolto Mannino è stata breve, poco più di un’ora, al contrario del processo che, nonostante la scelta del rito abbreviato, si è protratto per quasi 2 anni. Adesso, esattamente un anno dopo, la stessa giudice Marina Petruzzella ha depositato le motivazioni alla sentenza di assoluzione. E, in riferimento alla presunta trattativa tra Stato e mafia all’epoca delle stragi, oggetto del processo, nelle 500 pagine, tra l’altro, scrive : “Si ribadisce che comunque nei confronti di Mannino gli elementi indiziari per affermare che vi fu da parte sua il genere di interferenza di cui è accusato risultano non adeguati”. La giudice Petruzzella ritiene che la Procura non abbia provato che Mannino sia stato il promotore della trattativa, che le dichiarazioni del primo testimone, Massimo Ciancimino, sono farraginose, e che la copia del “papello” che lo stesso Ciancimino ha consegnato è una “grossolana manipolazione”. E poi, ancora la Petruzzella scrive : “Non c’è qualcosa, come delle fonti orali o documentali, che dimostrino il collegamento tra l’iniziativa dei Carabinieri del Ros di interloquire con Vito Ciancimino e l’evento ipotizzato dall’accusa di un accordo tra Mannino e Cosa nostra, per salvarsi e attuare un programma politico favorevole a una trattativa, volta a condizionare, partecipando alla volontà ricattatoria stragista della mafia, le scelte del governo. Allo stato degli atti appare non provabile, da un punto di vista processuale, che applica i canoni della gravità e della precisione indiziaria degli elementi di fatto su cui fondare un ragionamento probatorio, collegare il fatto che Mannino si raccomandasse con i Carabinieri del Ros alla interlocuzione tra i Ros e Vito Ciancimino e alla scelta di sostituire Scotti col manniniano Nicola Mancino e con le dimissioni successive di Martelli. E’ ragionevole ritenere che i descritti comportamenti di Mannino con il maresciallo Guazzelli e con i Ros siano stati determinati dalla volontà di trovare una protezione speciale, approfittando certamente della sua pregressa conoscenza con il generale Subranni e dei privilegi che gli derivavano dal suo ruolo di potente politico. Si tratta di elementi di sospetto, che non hanno quindi una grave e autonoma natura indiziaria e che, se considerati come se possedessero tali connotati, possono prestarsi ad interpretazioni facilmente ribaltabili e tutte analogamente plausibili e in fin dei conti prive di specifico valore dimostrativo processuale”.

fonte teleacras

Tags: ,

Commenti chiusi