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Luigi  Pirandello, concluse le commemorazioni nel 150° anniversario dalla nascita. Due saggi di Nino Agnello

Concluse le numerose commemorazioni dedicate a Luigi Pirandello nel 150° anniversario dalla nascita. Nel corso dello scorso anno  l’opera  è stato ricordata in Italia come in diversi paesi d’Europa e d’America, ma anche in Cina e Giappone.

La vita e l’opera, la novella e il teatro, il romanzo e la poesia, sono stati gli argomenti dei numerosi convegni sull’opera pirandelliana e numerose sono state le rappresentazioni teatrali dei suoi drammi.

Argomenti che si affacciano periodicamente sulle pagine  della critica  italiana e internazionale, negli studi di saggistica, nei convegni e a commento delle continue rappresentazioni teatrali.

Tra le tante argomentazioni e rappresentazioni vi è stata una nota di particolare interesse nella riflessione e nell’indagine letteraria: la disperazione e l’angoscia nella vita di Luigi Pirandello, una speculazione vicina alla sua vita, attenta alla sua opera.

In origine vede un Pirandello “girgintano”, nel suo mondo naturale: la nascita “caddicome una stella; l’infanzia: “il figlio cambiato”; l’adolescenza: “da qui presi la via”. Per Pirandello verranno in seguito gli studi intensi e di profitto in Italia e in Germania, con le espressioni della poesia, della novella,e del teatro.

Verranno dopo anche le luci della ribalta, gli artifici della scena teatrale colma della dialettica della sua drammaturgia. Verrà la proficua scrittura di testi teatrali, impegno che sarà centrale  nel suo pensiero e nella rappresentazione: mettere in scena i valori esistenziali, tra le angosce e i drammi della raffinata società borghese delNovecento; verranno i debutti con sue opere nei grandi teatri d’Europa e d’America, verrà, a concludere, un premio molto ambito. (Nobel per la letteratura,1934). Con questi riconoscimenti Pirandello sarà, infine, un uomopubblico, che vola con successo in ambienti internazionali.

Spente le luci della ribalta, oscurate le scene delle immagini simulate, Luigi Pirandello risulta un uomo triste e avversato dalla sorte.

Due bei saggi di Nino Agnello.Una ricerca molto interessante è quella di Nino Agnello, studioso dell’opera di Luigi Pirandello, che si è fatto carico, in questo celebrato 150° anniversario dalla nascita, di due saggi consecutivi: uno sulla “povertà”  e  l’altro  sulla “tristezza”, aspetti ambedue sofferti nella vita del grande drammaturgo.

Il saggio di Nino Agnellova ad aprire nuovi e ampi propositi di riflessione: sulla povertà osservata e compresa, sulla disperazione  e tristezza drammaticamente vissuta. Perché Pirandello è tanto vicino e ispirato dalla povertà e miseria di uomini e donne, nelle novelle narrate? Fu egli stesso povero? Fu disperato?

Pirandello non fu povero, intendo dire povertà come mancanza di mezzi di sostentamento, ma durante la sua esistenza ebbe periodi di tristezza e affliggimento, particolarmente  nei rapporti coniugali e in quelli affettivi verso i figli e anche verso un’attrice, sua musa ispiratrice: Marta Abba. Non fu ricco,  ma non ebbe vero interesse ad una vera ricchezza;

L’aspetto messo alla riflessione, a lettura compiuta del saggio di Nino Agnello, è quello della povertà osservata e angosciosamente descritta nelle sue novelle, e della tristezza che  coinvolge particolarmente, una dimensione altamente tragica per l’acutezza e profondità che la contraddistingue.

Pirandello visse intensamente la vita dei suoi personaggi, partecipando emotivamente alle vicende che andava scrivendo, e ciò si vede e si sente in tanti riferimenti alla sua vita reale  nella impostazione dei suoi drammi.

E’ stato un uomo pubblico con vasta memoria della sua opera letteraria e teatrale, e pertanto appartiene a tutti,  al mondo, tanto da giustificare il nostro sguardo dentro casa sua.

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