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Listini, listoni e questuanti. Buttanissima Sicilia

E’ proprio vero. Questa maledetta terra cambierà difficilmente. E’ dura, sarà dura fino a quando non ci sarà un ricambio generale che non è certo quello che decantano i 5stelle; quello serve, dopo il loro ingresso nella politica da Milano a Pantelleria, a fare cento passi indietro.

Il ricambio dovrà essere genetico, di persone nuove, di visi sinceri, leali, che non a tutti i costi devono entrare anche dai buchi di dieci centimetri. Se non possono non possono.  E non devono!

Per la corsa al listino ne abbiamo visto di tutti i colori; giallo, rosso, blu, marrone, verde. Insomma, l’arcobaleno al completo nella sua (solitamente bellezza) bruttezza.

Gente che va, gente che viene, gente che elemosina, gente che viene tradita e gente che tradisce.

Fino a ieri a pochissime ore dalla chiusura della presentazione delle liste tutto era nell’aria, tra tradimenti, dietro front, spunnapedi e volere entrare a tutti i costi. Non importa il partito, basta entrare; anche con il partito delle casalinghe annoiate.

Alla fine, in moltissimi casi, abbiamo visto correre soltanto i pony, mentre i cavalli purosangue sono rimasti chiusi nelle stalle. Se leggiamo i nomi di diversi candidati, messi in lista solo per far numero, anche a chi non ha i capelli e nessun pelo verrebbe la pelle d’oca.

Qualche certezza l’ha avuta soltanto la lista dell’on. Roberto Di Mauro, di cemento sin dalle prime battute, senza stravolgimenti di fronte. Sembra forte e la sua solidità ha consentito di dire anche qualche no ai questuanti di strada che lesinavano un posticino. Di Mauro, Pullara, Lagalla e Corbo costituiscono una certa garanzia.

Poi la lista di Forza Italia. Dapprima di cemento armato, poi di pastafrolla e poi ancora di acciaio. Lo stimato dott. Vitello con il suo passo indietro aveva messo in seria crisi la compagine della lista del Cavaliere, la quale, a 48 ore dalla scadenza, si è ritrovata a dovere provvedere all’inspiegabile dietro front del medico favarese.

A consolidare la lista, oltre al conclamato Gallo, ci aveva già pensato la dirigente Patrizia Marino, moglie dell’ex presidente della provincia Eugenio D’Orsi la quale, dopo l’esperienza di alcuni anni fa, non farà fare brutta figura né a Gallo, né a Caci né a Macedonio. La presenza non prevista di Giambrone è stata la ciliegina sulla torta che ha messo tanti coperchi ad una situazione che si era fatta davvero difficile e preoccupante.

Iacolino, dopo avere bussato a destra e a manca, ha trovato pace nell’Udc e sicuramente i suoi voti saranno “importanti”. Con Cani e La Rocca Ruvolo ci sarà comunque da faticare.

Ma chi ha bussato davvero alle porte anche del partito delle casalinghe annoiate è stato il figlio del pluripregiudicato Calogero Sodano, un avvocato spinto dal padre che ha cercato in tutti i modi di infilare ovunque il proprio congiunto, trovando, ahimè, tutte le porte chiuse a causa dei malanni giudiziari del genitore del quale tutto si può dire tranne che la sua attività amministrativa sia stata eccellente; le due condanne definitive lo inchiodano a stare lontano dalla politica e, certamente, non rappresenta un bel biglietto da visita per il proprio figliolo che paga lo scotto senza colpa alcuna.

Così come è stato per Silvio Cuffaro e per Rino Lo Giudice, imparentati stretti (purtroppo) con persone che hanno avuto problemi seri con la giustizia.

Sodano ha bussato a tutti; prima alla Lega; Pagano ha dovuto faticare non poco per poter dire di no all’ex senatore agrigentino che nel frattempo si spostava a Palermo e Catania, dopo innumerevoli colloqui telefonici con Roma, per poter piazzare il proprio figlio. Ad un certo punto, ecco arrivare la (presunta) grazia: la lista “Diventerà Bellissima” accetta la candidatura del figlio di Sodano, facendo finta di nulla delle disgrazie del padre. E’ fatta, avranno pensato padre e figlio, tanto che l’avvocato una mattina (tre giorni fa) ha diramato un comunicato stampa con il quale dopo il no di Pagano (ma non lo ha detto) annunciava al mondo intero e con entusiasmo la sua candidatura nella lista dell’accoppiata Savarino-Musumeci. Felice e raggiante voleva sfatare il mito, essendo stato a Milano, del “chi esce riesce”, tornando ad Agrigento, sua terra natìa, proprio per dimostrare che nella vita nulla è impossibile.

Non si sa come e perché, quel comunicato tanto carino e tanto speranzoso, dopo alcuni minuti è sparito da tutte le redazioni, compresa la nostra che lo aveva pubblicato. Musumeci al telefono con Sodano è stato perentorio. “Non è possibile”.

Per Sodano, padre e figlio, la lista “Diventerà Bellissima” è diventata di un colpo assolutamente bruttissima. Non c’è trippa per gatti. Non si esclude, anzi è quasi certo che anche in questo caso le illegalità compiute dal padre pluripregiudicato sono piombate addosso al figlio come macigni. Certo, la presenza della Savarino con il padre fresco di condanna, non rappresenta di certo un bel biglietto da visita. Ma i proverbi siciliani non sbagliano mai. Uno recita testualmente. “Unni vidi e unni sbidi…”.

Altro giro, altra corsa. Sodano padre non riesce a darsi pace. Deve collocare per forza il figlio in una lista, qualsiasi essa sia (alla faccia dei valori). Approfittando della uscita di Forza Italia del dott. Vitello, un sindaco della provincia agrigentina, con il petto gonfio, prende per mano il figlio di Sodano e cerca di inserirlo nella lista di Berlusconi. Ora ti sistemo io, gli avrà detto. E a dire il vero lo ha sistemato per tutte le feste; gli ha fatto beccare l’ennesimo rifiuto che certamente non lo incoraggerà per i prossimi anni e per le prossime competizioni elettorali.

Un girovagare a 360° che non ha portato a nulla. Solo secchi e qualche volta garbati rifiuti. E meno male che le liste si sono chiuse ieri, altrimenti il Sodano padre sarebbe ancora in giro a lesinare un posto per il figlio.

Sicilia Futura, senza tanto rumore, ha costruito una lista che certamente non starà a guardare il resto dei competitori. Cimino e Cascio oltre ad essere uscenti, potranno portare la loro esperienza maturata in questi anni. Certo qualcosa in più rispetto al passato potrebbero pure farla e tutti, in caso di loro elezione, aspettano questo momento per presentare una volta e per tutte il conto finale. C’è da rimboccarsi solo le maniche e lavorare sodo.

Alternativa Popolare, con Fontana, Marinello e Granata, non scherza. Rimane il rebus Alfano per comprendere la sua attività nel territorio agrigentino.

Il PD, frantumato ovunque, prova a scendere in campo una squadra non indifferente;  con l’uscente Panepinto, Catanzaro e la vicepresidente della Regione Mariella Lo Bello dirà sicuramente la sua. Ma anche qui è un bel rebus.

La lista Noi con Salvini e Fratelli d’Italia sembra la più debole. Ma in questo caso è doverosa una precisazione. Non sappiamo bene chi ha fatto le scarpe a Calogero Pisano il quale era stato indicato da tempo nel listino da Giorgia Meloni. Un Giuda si trova sempre e Lillo Pisano è rimasto fuori. La sua serietà, però, ha valicato tutti i limiti e nonostante un vero e proprio spunnapedi dell’ultima ora invece di mandare a fare in culo a tutti ha presentato la lista ed è sceso in campo per aiutare la Meloni e Musumeci.

Della lista Fava, Lo Iacono e Siciliani Liberi conosciamo ben poco; i sondaggi dicono che sono molto indietro mentre dei grillini non osiamo parlare.

Non possiamo rischiare (noi giornalisti) di essere mangiati e poi vomitati da un altro pregiudicato che si chiama Beppe Grillo.

Non finisce qui…

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