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Le intercettazioni che inguaiano Attaguile e Pagano

L’indagine “Voto connection” condotta dalla Procura di Termini Imerese e che ha portato all’arresto del palermitano Salvatore, detto “Salvino” Caputo, ha letteralmente travolto i vertici del movimento Noi con Salvini della Sicilia, confluito nella Lega, Angelo Attaguile responsabile della Sicilia orientale ed Alessandro Pagano, responsabile della Sicilia occidentale.

Dalle intercettazioni telefoniche emerge un vero e proprio complotto tra i due per “ingannare” gli elettori, mettendo in atto un vero e proprio disegno politico, studiato nei minimi dettagli.

Nella ricostruzione dei fatti emerge che Caputo aveva intenzione di candidarsi alle elezioni regionali di novembre 2017 ma, essendo stato condannato per tentato abuso di ufficio, risultava incandidabile per la “legge Severino” e per rigetto della sua istanza.

Il  29 settembre 2017, il neo eletto deputato Alessandro Pagano, parlando al telefono con Caputo, secondo quanto riportato dai magistrati,: “riferiva falsamente che il provvedimento di riabilitazione era stato rinviato a data successiva al 5 ottobre 2017 (celando il rigetto) e che pertanto non avrebbe potuto candidarsi. Proprio in quel momento nasce l’idea ad Alessandro Pagano, di candidare un familiare di Caputo sfruttando il cognome, così da potere trarre in inganno gli elettori,  si legge nell’ordinanza del gip, sulla persona fisica effettivamente candidata e da loro votata”.

A Pagano non va proprio giù l’idea di perdere così tanti voti, soprattutto in campagna elettorale inoltrata e, per questo, propone un’escamotage a Caputo. Una soluzione che, stando a quanto dice il gip, sarebbe stata approvata anche da Angelo Attaguile: “Senti tu mi devi fare una cortesia, dice Alessandro Pagano a Salvatore Caputo, noi non possiamo prendere settemila voti, seimila, e buttarli al macero, scusami, male che va candidi a tuo figlio…cioè tu continua a essere più forte di tutti.. io so già la soluzione qual è…Caputo senza fotografie e Gianluca non so come si chiama tuo figlio, detto Salvino, punto… basta… è così… funziona così”.

In sostanza, l’inganno sta nel togliere la foto di Caputo, mettere il nome di Caputo figlio, fingere che quest’ultimo sia noto con il nome di “Salvino”, cioè quello del padre. La proposta fatta dall’onorevole Pagano, si legge ancora nell’ordinanza del gip,  veniva condivisa e fatta propria anche dall’onorevole Angelo Gioacchino Attaguile che riferiva a Salvino Caputo: “ho parlato con Alessandro,  la soluzione che ha posto lui è ottima, quella detto “Salvino”, candidare tuo figlio. La tua la mantieni lo stesso questa candidatura, mettendoci il nome di tuo figlio, però detto Salvino”.

In un’altra conversazione, registrata il 30 Settembre, tra Salvatore Caputo e Orazio Giordano, il primo spiegava al secondo i termini della soluzione pensata, da Pagano ed Attaguile, per non perdere tutti i voti ottenuti durante la campagna elettorale per le amministrative comunali di Palermo: ” Voglio giocare sul nome, Caputo detto Salvino, questo vogliono fare loro. Chiaramente salvaguardando la mia posizione per le nazionali, io anche su Roberto (il vero nome del figlio,) avevo detto al partito che ho delle perplessità perchè non è la stessa cosa, poi bisogna vedere se tutti l’accettano, cioè ci sono centinaia di persone che fanno da capi elettori nella provincia di Palermo per me, come glielo spiego che devono votare mio figlio? Gente ha smosso paesi,  faccio riunioni in ogni paese con almeno cinquanta persone, per dirti le dimensioni del voto, era il voto a fiumi…questo era…l’alternativa sarebbe Roberto perché loro vogliono giocare sul nome per non perdere questi voti…anche perché il rischio qual è che la gente si disimpegna. Già in molti mi hanno detto…se non ci sei tu non faccio niente”.

Queste sono solo alcune delle intercettazioni telefoniche riportate dalla Procura. Nell’inchiesta  “ Voto Connection” risultano coinvolte ben 20 persone per voto di scambio. Gli indagati hanno contattato diversi cittadini, per lo più disoccupati, promettendo utilità di qualsiasi tipo dall’essere favoriti per superare un esame di ammissione alla facoltà di scienze infermieristica all’elargizione di posti di lavoro. Posti di lavoro sia presso imprese private e presso uffici pubblici non meglio definiti, sostiene il pm di Termini Imerese.

Durissimo il commento dell’ex segretario provinciale della Lega a Palermo Francesco Vozza, dopo il caos della lista Noi con Salvini che ha portato l’arresto e le indagini del comitato che ha in mano il Carroccio nella regione Sicilia. Secondo Francesco Vozza, “Le intercettazioni legate al caso ‘Voto connection’ che stanno uscendo in queste ultime ore sono a dir poco imbarazzanti: Pagano che implora Caputo di candidare il figlio pur di non perdere migliaia di voti. Questi soggetti, con le loro miserevoli azioni, hanno infangato il buon nome della Lega e danneggiato i sogni che Matteo Salvini nutriva per la Sicilia”.

È di fatto una dura denuncia contro con l’attuale coordinatore regionale indagato con le stesse accuse dei fratelli Caputo: secondo Vozza infatti, l’intero gruppo della Lega siciliana chiederà allo stesso Salvini di “commissariare l’intero movimento dell’isola e di inviarci un commissario straordinario che rimetta in sesto la situazione. Ci servono esempi come Zaia, Fedriga e Toni Iwobi. Di gente come Pagano non sappiamo proprio che farcene”.

Un vero e proprio terremoto giudiziario che ha travolto i vertici della Lega in Sicilia, un territorio in cui proprio il leader Salvini aveva posto tante speranza, credendo di poter superare, con il proprio movimento e mettendoci la faccia, quel clientelismo politico che da sempre regna incontrastato nell’isola. Sebbene il deputato Pagano e l’ex deputato Attaguile si dichiarino del tutto estranei ai fatti, l’inchiesta della Procura di termini Imerese rischia di far naufragare il sogno salviniano nell’isola.

 

 

 

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