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Lampedusa, in scena il docufilm sulla nave Iuventa Regista: «Speranze e delusioni della ong tedesca» video

A circa un anno dal sequestro dell’imbarcazione dell’organizzazione Jugend Rettet, sull’isola viene proiettato il documentario di Michele Cinque. «Più dei salvataggi in mare mi interessavano speranze e delusioni dei protagonisti del progetto». 

È trascorso quasi un anno dalla notte in cui l’imbarcazione dell’organizzazione tedesca Jugend Rettet entra nel porto di Lampedusa scortata da due motovedette della Guardia Costiera. La Iuventa è la prima delle navi delle Ong ad essere posta sotto sequestro. Sabato 7 luglio il documentario di Michele Cinque che ne racconta la storia dopo essere presentato al Biografilm 2018 dove ha ricevuto ben tre premi, arriva sull’isola di Lampedusa per una proiezione speciale in Piazza Castello, in collaborazione con il Forum Lampedusa Solidale, Mediterranean Hope – Programma rifugiati e migranti della FCEI e Parrocchia San Gerlando.

TRAILER IUVENTA SUB ITA from Lazy Film on Vimeo.

Iuventa, prodotto da Lazy Film con Rai Cinema, in coproduzione con Sunday Films e ZDF/3Sat, e in associazione con Bright Frame, segue per oltre un anno i protagonisti della Ong tedesca Jugend Rettet, dalla prima missione nel Mediterraneo al sequestro della nave nel porto di Lampedusa. La Iuventa acquistata nel 2015 dal gruppo di giovani tedeschi tramite una campagna di crowdfunding online, salva nel corso di un anno di operazioni nel Mediterraneo oltre 15.000 persone. Il 2 agosto del 2017 è fermata su disposizione della Procura di Trapani in seguito ad un’inchiesta aperta contro ignoti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ad un anno dall’apertura delle indagini non è tuttavia stata ravvisata alcuna connessione tra la Iuventa e i trafficanti libici nonostante la nave sia ancora sotto sequestro nel porto di Trapani.

«La prima volta che ho sentito parlare della Iuventa è stato nella tarda primavera del 2016 quando Jugend Rettet, fondata nel 2015 dal diciannovenne Jakob Schoen e da alcuni suoi coetanei di Berlino, ha lanciato pubblicamente il suo programma di azioni. Sono stato colpito immediatamente da questa storia percependo la sua importanza sia da un punto di vista simbolico che reale. Erano già presenti tutti gli elementi chiave: la giovanissima età dei protagonisti, lo slancio utopico che li aveva spinti a lanciarsi in questa impresa, il desiderio di cambiare il mondo e una grande forza di volontà che, come era prevedibile, li avrebbe portati a un certo punto a scontrarsi con la durezza della realtà». Scrive Michele Cinque nelle note di regia.

«Ho sentito fortemente la necessità di scavare più a fondo nella storia. Non mi interessava l’aspetto sensazionalistico dei salvataggi in mare ma ero piuttosto interessato a capire i protagonisti di questo progetto umanitario: i loro sogni, le loro speranze ma anche le loro delusioni. In Iuventa, contrariamente alle mie opere precedenti, il focus non si concentra su un singolo personaggio, ma racconta un’esperienza collettiva e la nave diventa in qualche modo la vera protagonista del film. Con questo film sono tornato alle origini, trovandomi personalmente dietro la macchina da presa, affrontando da solo una realtà complessa e dolorosa, dovendo trovare il modo di restituirla in una forma narrativa. Il film è nato dalla convinzione della sua intrinseca necessità e dalla decisione di volerlo raccontare». 

Il documentario attraversa la vita sulla barca, le speranze e i timori dei ragazzi della Ong, il ritrovamento dei barconi, i drammatici salvataggi, l’incontro con la morte. Ma il film non si ferma alla vita in mare, segue i ragazzi della Jugend Rettet prima a Berlino poi in Croazia, in Sicilia e a Malta, per investigare e raccontare il gesto utopico di questi ragazzi europei, le loro idee e i loro sogni e le profonde istanze che li hanno motivati fino al drammatico scontro con la realtà. Iuventa, per la giovane età dei protagonisti, è una sorta di racconto di formazione: il trovarsi davanti all’orrore della tragedia che si consuma quotidianamente nel Mediterraneo e la graduale presa di coscienza della complessità dei problemi socio-politici connessi al grande tema della migrazione portano i giovani protagonisti a mettere in dubbio il senso dell’intero progetto e, in qualche modo, alla perdita dell’innocenza.

(Fonte: Ufficio stampa GDG Press)

 

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