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La sindrome del voto.

Non è la campagna elettorale che tutti volevamo.

I toni, purtroppo, sono avvelenati e oramai siamo convinti che fino alla fine rimarranno tali.

I dibattiti sono sotto gli occhi di tutti, accuse e invettive sono i temi dominanti (tranne qualche sporadico caso) mentre i programmi passano in secondo luogo. Quei programmi che ogni singolo cittadino vorrebbe conoscere minuziosamente, per capire (o cercare di farlo) cosa sarà del futuro della propria città.

Si sente anche qualche minaccia, telefonica e anche di presenza, ma pensiamo di ritornare su questo argomento nei prossimi giorni.

Insomma non erano davvero questi i temi e i toni che ognuno di noi avrebbe voluto sentire in questo delicatissimo momento che sta vivendo la nostra Agrigento.

Poi, il controllo del voto, sembriamo in Iran. Ogni candidato (ma non è un reato), conosce alla perfezione scuola e numero di sezione dell’elettore che dovrà andare a svolgere il proprio dovere.

Svolgendo questo mestiere e girando per le strade si ha la percezione che molti degli elettori siano quasi “costretti” a votare per questo o quell’altro candidato, ma non per svolgere un sacrosanto diritto ma per il semplice fatto che il proprio voto è super controllato e radiografato, seggio per seggio, sezione per sezione e pronto ad essere individuato.

In questo momento magari, ci viene in mente cosa avviene negli uffici pubblici, nei grandi magazzini, nelle ditte private e così via dicendo.

Provate ad immaginare un capo ufficio, un dirigente, un titolare di qualsiasi azienda che chiama a rapporto i propri subalterni e li invita a votare magari per un parente o un amico stretto. Guai se in quella sezione “segnalata” non esca fuori il voto promesso; insomma per usare un francesismo… “guai s’unnaspunta…”

Per carità, proprio per non essere pessimisti al cento per cento, gente che vada  a votare liberamente ce n’è ancora ed ha la stessa libertà di quell’elettore che andrà a votare scheda bianca o che scriva un indelebile vaffa…  per buona pace di tutti.

I presidenti di seggio, in tal senso, hanno una grossa responsabilità. Sicuramente verranno allertati dalla Prefettura al fine di scongiurare che possano verificarsi episodi di “chiara dimostrazione si servilismo fantozziano” magari sfruttando un telefonino che immortala la scheda con tanto di nome del candidato prescelto da presentare al proprio padrone, per poter dire: ”U vidisti chi sugnu bravu?”

Ancora altre due settimane e poi si andrà al voto.

Un voto che, per nostra impercettibile sensazione, rischia di essere controllato in ogni suo aspetto.

Purtroppo dove inizia la prevaricazione del potente di turno, coincide mestamente la fine della libertà di espressione del singolo elettore.

Ma per fortuna, come dicevamo prima, non tutti vogliono privarsi di questo bene prezioso.

28 Risposte per “La sindrome del voto.”

  1. Marie-Jeanne Atanasia scrive:

    Ma una Bella Rivoluzione EVOLUZIONE in Sicilia quando la fate ?!

  2. Francesco Riccobono scrive:

    Ma si, votiamo per Marcuzzu, magari prima o poi troverà qualche tecnico che gli fa un progetto decente. Oppure votiamo Pennica e la sua armata brancaleone che sta sporcando la città intera con manifesti e volantini. Sennò diamo credito ad Arnone e trasformiamo la città in un’aula di tribunale. La Lo Bello,? Si lei si, insieme a MPA e FLI così avremo la legalità assicurata. Ma fatemi il piacere!!!!! Prima che dimentico….. non votiamo assolutamente Carta….. è troppo capace, onesto e preparato e non è adatto a governare una città priva di dignità.

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