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La giustizia è davvero “sempre” la cosa giusta?

“La spada della giustizia non ha fodero”
[Joseph de Maistre]

“Non le rende giustizia”. Chi non ha mai usato questa espressione per dire che qualcuno o qualcosa fosse bello o bella dal vivo, rispetto a come appare ad esempio in una foto? Quel che è giusto, è giusto…verrebbe da dire. Ma non sempre è così.

La cronaca ci fornisce ogni giorni innumerevoli spunti di riflessione su cosa sia giusto e cosa no e la libertà di pensiero e di parola di cui siamo dotati, ci permette di schierarci da una parte o dall’altra, andando lì dove non solo la logica, la sapienza, la lucidità di intenti ci conduce, ma anche lì dove la coscienza insinua a volte un ragionevole dubbio e ci sprona a capire fino in fondo, non solo dove sia la verità, ma anche ciò che è giusto.

Dalla parole “giustizia” ci aspettiamo che sia – e resti – un principio imprescindibile. Quella parola che deriva dal latino iustus, che significa “giusto”,  e che come opposto da “errore”, sbaglio. Sbagliare è umano, si sa, ma bisognerebbe vedere come, dove e con cosa si sbaglia. Perché sbagliare strada, o decisione personale non è proprio come sbagliare a giudicare, per chi di mestiere giudica, o sbagliare a concedere, per chi può decidere se “concedere” qualcosa a qualcuno, ed in che misura.

E spesso si grida alla “giustizia” quando di stare zitti proprio non si può più, quando l’ (in)giustizia è “macroscopica”, ed è lì, proprio dietro la porta di casa, al nascere del nuovo giorno, quando è talmente spietata che non si regge il peso di quell’essere uomo che – in rispetto alla regole – non si può far giustizia da solo.

L’ordine “virtuoso” dei rapporti umani, coniugato secondo leggi che dovrebbero essere uguali per tutti, regolano il vivere civile. Ma fino a quando? Quando la giustizia sarà per davvero “la cosa giusta”?

La giustizia, per se o per gli altri, è un diritto, o un dovere? Entrambi. La giustizia è ciò che “è dovuto” ad ogni essere umano, quindi un diritto, e chi la dispensa “deve” deontologicamente renderla inviolabile. E’ dunque anche un dovere.

Ma è quando si palesa la necessità di far coincidere “diritto e dovere”, che alcune dinamiche non finiscono al proprio posto. Gli esempi potrebbero essere molteplici, in un quotidiano di molte ingiustizie e di pochissime cose rette, eppure sono spesso “le sentenze” a sfidare le nostre consapevolezze, circa la giustizia.

Poco o tanto, basta che ci sia una pena.

No. La pena deve essere congrua al reato, per essere giusta. Che poi ci pensano gli attenuanti a fare il resto. E gli aggravanti, spesso non bastano a “rendere giustizia”. Perché ciò che è giusto, non sempre si nutre di fattori quali il dolore, la perdita, la verità, che in molti casi resta sconosciuta.

E così in questi giorni, ci è toccato fare i conti con una vicenda che a più di qualcuno ha strappato un sonoro “non è giusto, hanno sbagliato”. Perché ad un soggetto come Doina Matei, che ha ucciso una sua coetanea, infilzandole la punta di un ombrello in un occhio, che ha ucciso per futili motivi, che ha ucciso con cattiveria e crudeltà, che ha ucciso … forse “non era giusto” concedere la semilibertà solo dopo 9 anni di carcere. Esce, perché dovrebbe andare a lavoro, ed invece mostra le sue foto in costume da bagno, sorridente, sul famoso social network. E meno giusto concederle la semilibertà, è ingiusto che anziché andare a lavoro codesto elemento sia andata altrove, o è orrendamente ingiusto che mostri un sorriso, sfidando il dolore di chi, forse la giustizia in questa perdita non la vedrà mai, come “diritto”?

“Per Doina Matei vorremmo la pena di morte” – si sfoga Giuseppe Russo, il papà della povera Vanessa – quelle foto per noi sono state una pugnalata”.

Ma come diceva De Maistre, la spada della giustizia non ha fodero, e dunque, colpisce e ferisce, anche quando non deve.

Simona Stammelluti

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1 Risposta per “La giustizia è davvero “sempre” la cosa giusta?”

  1. pina ha detto:

    Buongiorno, comunque in italiano si chiamano “le attenuanti” e “le aggravanti”. Giornalista?!? Saluti. Pina

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