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La giornata del ricordo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia

Assessore regionale prof. ROBERTO LAGALLA

A Palermo è iniziata al mattino di oggi 3 settembre con la deposizione delle corone di alloro sul luogo dell’eccidio, in via Carini, la giornata del ricordo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia a Palermo il 3 settembre 1982, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’autista Domenico Russo. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il comandante generale dell’Arma Giovanni Nistri, il questore di Palermo Renato Cortese, il procuratore generale Roberto Scarpinato, il prefetto Antonella De Miro, il presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Micciché, il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore regionale alla formazione Roberto Lagalla. Presente anche il figlio del generale, Nando Dalla Chiesa.

Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha inviato un messaggio e ha scritto: “Nella ricorrenza del 36esimo anniversario del vile agguato di via Isidoro Carini, rendo commosso omaggio alla memoria del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della signora Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo. Nella lotta alle organizzazioni terroristiche e mafiose, condotta con inflessibile vigore e nella consapevolezza del rischio estremo cui essa lo esponeva, il generale Dalla Chiesa ha dato esempio eccezionale di fedeltà ai valori della democrazia, di difesa della legalità e dello stato di diritto, sino al prezzo della vita. Il suo impegno generoso e intelligente ha fatto sì che strumenti e metodi innovativi rendessero più incisiva l’azione della Repubblica contro le più pericolose forme di criminalità”.

Sono trascorsi 36 anni dall’omicidio del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di polizia Domenico Russo. Sul luogo dell’attentato oggi sono state deposte delle corone di alloro. La sua vita si è spesso incrociata con quella di Pio La Torre, dirigente del partito comunista siciliano, autore della proposta di legge che introdusse il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso nel codice penale italiano, approvata dopo che entrambi furono uccisi. Due storie che si sono intrecciate, due persone che si assomigliavano sotto certi aspetti, come ricorda anche il figlio di La Torre«Entrambi amavano studiare la materia di cui si occupavano.. “e aggiunge “sarebbe illusorio dire che quel sistema di potere non esiste più. Ha sempre meno quella faccia che ci fa credere che esista. L’importante è continuare con efficacia azioni di contrasto e non pensare che basti mettere in galera un boss ma servono azioni di contrasto politiche, culturali ed economiche. “

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