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La discriminazione razziale e gli insufficienti esami di coscienza

La notizia è solo di ieri, ma oggi ce ne siamo già belli che dimenticati.
Tanto una notizia sulla discriminazione razziale, o su quanto i “negri” siano esseri inferiori, su quanto facciano schifo, puzzino, portino malattie, rubino il lavoro, siano violenti e stupratori, è all’ordine del giorno. Quasi non fa più manco notizia. E se di regola una notizia è vecchia dopo 4 ore, ci sono notizie che invecchiano praticamente all’istante, soprattutto quando sono scomode, quando fanno fare brutta figura ai bianchi, agli intoccabili.

Sono scomode quando i bianchi sono protagonisti di fatti che mostrano quanto siano loro, a violentare e stuprare, che mostrano come siano loro, a portare malattie andando all’estero senza vaccinarsi adeguatamente, o quanto siano loro a rubarsi il lavoro vicendevolmente, perché ormai non si ha rispetto più di nulla, e quella che un tempo si chiamava leale concorrenza, oggi si chiama svendita di dignità.

Ma la notizia (scomoda) di ieri, è quella che annovera tra i bianchi, gente che fa proprio schifo, non solo perché delinque, ma perché discrimina con un tale odio, che meriterebbe di essere trattato così come tratta fino alla fine dei propri giorni, dopo un periodo di lavori forzati, senza più diritti, senza più la possibilità di fare una qualunque tipo di richiesta.

La notizia, semmai ve la foste dimenticata anche se è solo di ieri, è quella che a noi giornalisti è arrivata ieri mattina alle 07:09 attraverso un comunicato stampa dal titolo “Operazione Lavoro Sporco“. La notizia è quella di due fratelli arrestati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravata dalla DISCRIMINAZIONE RAZZIALE; Oltre al sequestro di beni, per circa 2 milioni di euro.

Già leggere che vi è una forma di sfruttamento di rifugiati ospiti di centri di accoglienza, porrebbe il lettore nella condizione di notare l’ossimoro che vede nella stessa locuzione la vicinanza di parole come sfruttamento e accoglienza. Ora, senza voler fare a tutti i costi i buoni della situazione, è davvero drammatico pensare di poter sfruttare, ciò che invece qualcuno sta cercando di accogliere, con tutto quello che può stare dietro ad un’operazione di accoglienza, che oltre ad essere un diritto, prevede prima fra tutto la comprensione di alcune necessità che sono umane, sì, ma sopratutto oggettive. I rifugiati – che non hanno un’altra scelta – hanno bisogno di un “rifugio”, di cibo e di un atteggiamento di cordialità ad accoglierli.

Invece no; Stando alla notizia diramata dalle forze dell’ordine questi rifugiati – che ribadiamo sono tali, perché non hanno sceltasono stati sfruttati, e quindi non considerati in diritto di essere accolti.

Forse prima di adentrarci sul come, questi rifugiati siano stato sfruttati, sarebbe il caso di ricordare che l’attività di “caporalato”, è un’attività criminale, volta all’elusione della disciplina sul lavoro, mirante allo sfruttamento illegale e a basso costo di manodopera agricola.

E dunque, come sono stati sfruttati i rifugiati che invece dovevano essere accolti? Perché è questa la cosa ignobile, che va oltre qualunque forma di delinquenza e di reato. Il comunicato recita che “i rifugiati africani si trovavano a lavorare nei campi, assieme ad altri lavoratori in nero, che provenivano dalla Romania, dall’India, ma – questo è il punto cruciale dell’ignominia – la paga variava in base al colore della pelle“.

I BIANCHI avevano diritto a 10 euro in più degli AFRICANI che prendevano pertanto solo 25 euro al giorno anziché 35. E ovviamente, tutto in nero. Perché a loro, ai due fratelli di Amantea, adesso agli arresti domiciliari, piace la parola “nero“, ma solo in relazione a quello che in realtà era il loro tornaconto. Però il colore nero della pelle dei lavoratori sfruttati, non era gradita.

Spesso di perdono di vista proprio le immagini, di alcune situazioni come queste. Le condizioni di lavoro degradanti a cui questi lavoratori erano sottoposti sono agghiaccianti, mettono terrore, e dovrebbero farci ribellare e non girare pagina, non passare avanti, non dimenticare così tanto in fretta. Perché altro che se fa notizia che quei ragazzi dormivano in baracche, mangiavano a terra, e venivano sottoposti ad una severa sorveglianza, ad opera dei due arrestati.

Che bella accoglienza!

Non dovrebbe essere solo una notizia, ma una collettiva opportunità di indignazione, il sapere che ad un giovane uomo viene fatto pagare il fatto di essere nero, come se esserlo fosse una colpa che declassifica l’essere umano, come se esserlo fosse un motivo ostativo a che si possa svolgere un lavoro fatto bene, come se esserlo, nero, fosse un disonore, di fronte a qualcosa di eccelso.

Io, da ieri, davanti agli occhi ho la scena nella quale i due arrestati, dicevano ai rifugiati, che “no, loro non potevano prendere i 10 euro in più perché erano neri“. A me il pensiero di quella scena mi fa vergognare di essere bianca, se bianco significa essere (nello specifico) un delinquente, ma al contempo un razzista, della peggior specie.

E se anche la chiesa, cerca il decoro di giorno, sotto al colonnato di San Pietro, e concede ai senzatetto di dormire lì sotto, solo di notte, quando le tenebre coprono “lo sporco di chi non è all’altezza”, allora mi domando a che serve sentirsi cosmopoliti se non siamo capaci di accogliere.

E poi mi guardo intorno … e penso che anche senza delinquere, ogni giorno si consumano talmente tanti atti di razzismo, che dovrebbero resettarci tutti e rieducarci all’amore, alla comprensione e al reale significato di accoglienza. Perché la verità è che non ne siamo più capaci  e che se ancora cambiamo abitudini – se non prendiamo una scala mobile per non fare pochi metri insieme ad un nero, se cambiamo cassa al supermercato perché avanti a noi abbiamo un ragazzo di colore – perché non vogliamo condividere spazi, momenti e aria con chi è “uguale a noi”, ma lo abbiamo brutalmente dimenticato, allora non so se avremo qualche chance di rendere questo mondo più vivibile, soprattutto perché le notizie diventano vecchie troppo in fretta, così come in fretta ormai, archiviamo quei brevi ed insufficienti esami di coscienza.

Simona Stammelluti

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