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L’alchimia che si respira al Roccella Jazz Festival, raccontata dal suo talentuoso direttore artistico, Paola Pinchera

Passione, professionalità, idee e lungimiranza, solo le qualità che appartengono a Paola Pinchera, classe 1961, una donna che sa bene quello che fa, che conosce le dinamiche del mondo dello spettacolo, che ha fatto un percorso professionale lungo quasi 35 anni e che lo racconta in questa intervista, in esclusiva per il sicilia24h

Paola Pinchera

D: Da quando si occupa della direzione artistica del Roccella Jazz Festival?
R: Dal 2013 ma sono quasi 35 anni che mi occupo del Festival, prima come addetto stampa, poi in evoluzione, sono diventata direttore di produzione, e poi dal 2013 direttore artistica insieme al prof. Vincenzo Staiano.

D: Nella vita voleva fare questo?
R: NO! (sorride)

D: Come si è trovata a diventare direttore artistico e a gestire situazioni artistiche così importanti?
R: E’ stato un crescendo. Io volevo fare la giornalista, occuparmi di spettacolo, tant’è che nel corso della mia carriera ho fatto l’addetto stampa per il teatro, per il cinema. Poi però è salito l’amore per la musica e per il jazz, ho conosciuto tanti artisti importanti, ci siamo scambiati dinamiche sensoriali, che mi hanno poi portata ad amare moltissimo questo lavoro.

D: Sappiamo che ci sono tanti appassionati di musica, tanti competenti in materia, ma che caratteristiche deve avere un direttore artistico per portare il giusto splendore ad un festival?
R: Innanzitutto deve esserci una grande conoscenza della musica, questo è importante, grande orecchio alle novità che accadono intorno, grande umiltà e buona dote in pubbliche relazioni.

D: Cos’è il jazz per la terra di Calabria? Quali Cambiamenti ha visto nel corso del tempo?
R: La Calabria è cresciuta tantissimo, nel senso che quando ho iniziato io insieme a mio papà, non sapevano neanche cosa fosse il jazz; ricordo ero piccolina e questi concerti di grandi nomi, si facevano con 20 persone e le capre! (Sorridiamo)
Poi, pian piano c’è stato un coinvolgimento e si è capito che organizzare poteva essere un indotto economico. Sono cresciuti tanti giovani in quella direzione, molti hanno potuto ascoltare la musica che sognavano di ascoltare o che avevano sentito solo su dischi, e così sono nate tante iniziative, tante rassegne e molti sono cresciuti anche in maniera notevole, a livello nazionale.

D: Si può educare al jazz, dunque, alla buona musica, attraverso questi festival? Si può diventare un buon ascoltatore.
R: Si, certo. Ci sono cose che possono piacere di più o di meno, o non piacere affatto, possono essere vicine ai propri gusti, o più distanti. Per questo un buon direttore artistico devo fornire un panorama vasto, di tutte le tendenze sia passate che future, in modo da poter per quanto più possibile accontentare sia la vecchia guardia, che le nuove generazioni.

D: Che difficoltà si incontrano nella gestione di festival come quello che lei dirige, e quanto tempo ci vuole per programmare, contattare, organizzare? Sembra facile parlare del lavoro di un direttore artistico che si porta dietro una propria esperienza personale, ma esistono delle problematiche tecniche nel fare questo lavoro.
R: La prima cosa importante come sempre, sono i soldi. Non conoscendo un budget sicuro sin dall’inizio, è tutto molto difficile. A parte il ministero che per fortuna ci finanzia da tanti anni, noi viviamo con il problema delle cifre che non bastano e non possono bastare. Abbiamo delle situazioni in cui le Regioni soprattutto, decidono di concedere dei finanziamenti dei quali non si conosce l’entità, se non tre giorni prima che inizi un festival, quindi programmare è molto difficile. Quest’anno è accaduto che a ferragosto la Regione ha comunicato quanti soldi avrebbe stanziato, oltretutto ci aspettavamo una cifra diversa, per cui siamo stati costretti a cancellare anche alcuni concerti.
Io inizio già da settembre a riorganizzare il tutto, perché il Festival di Roccella è particolare, ha tante produzioni originali da mettere insieme, pertanto ci sono tantissimi artisti nazionali ed internazionali da contattare, poi si cerca di capire se un progetto possa o meno piacere loro, pertanto un anno prima, già ci si attiva per la giusta riuscita del festival.

D: Ci racconta quante e quali sono tutte le figure professionali che ruotano intorno ad un festival così prestigioso, a parte direttore Artistico e gli addetti all’ufficio stampa?
R: Come in tutte le cose che riguardano lo spettacolo, le maestranze sono la parte essenziale del lavoro. Una segreteria importante, una fonica che sia importante, una direzione tecnica, direttore di palco, tutta la parte logistica, alberghi e ristoranti, i transfer considerato che il festival è a Roccella Jonica, è ad un’ora sia dall’aeroporto di Lamezia che di Reggio, per cui è importante avere una buona agenzia che curi questi spostamenti, più tutti i ragazzi che sono con noi, dal catering, a coloro che si occupano dei botteghini, alle pubbliche relazioni. Sono tante le figuri importanti per la realizzazione di un festival di tale caratura.

D: Signora Pinchera, lo possiamo dire che questo genere di festival crea benefici ad un territorio come la Calabria?
R: Io credo che ogni festival di questo peso, possa divenire un vero indotto economico e culturale, in qualunque posto del mondo. Lo hanno capito in tanti, in tutto il mondo, in Italia ancora fatichiamo, nel Sud Italia è ancora più difficile, ma la volontà di andare avanti c’è e comunque ci sono tante persone, il comune stesso di Rocchella, che hanno compreso che questo festival può essere veramente un indotto economico molto importante per il territorio.

D: Conta la conoscenza delle lingue straniere, per il delicato compito del direttore artistico?
R: Si, certo. L’inglese me lo porto dietro da quanto ero piccola, il francese ho dovuto impararlo… ìquantomeno capirlo!

D: Ci sono degli errori che in passato ha commesso, e che dopo si sono trasformati invece in punti di forza?
R: Di errori se ne fanno tanti. Forse quando ho creduto in un progetto e invece non ne valeva la pena, ho creduto in alcune persone e magari non ne valeva la pena. Ma a lungo andare, quando investi su alcune persone, e ti vedi tornare indietro la gratitudine, anche solo per la mezz’ora che hanno trascorso con te, e ti ringraziano perché hanno imparato qualcosa, diventa una vera e propria soddisfazione. Io ho cresciuto tanti giovani. Ho tanti ragazzi vicino a me, che sono cresciuti in questi anni, che sono divenuti esperti nel settore e che vogliono continuare in questo campo. Di questo ne sono molto felice. Io credo nei giovani, molto, ed è giusto tramandare in loro ciò che tu hai imparato dalla vita. Non bisogna tenersi tutto gelosamente, come fanno molti.

D: In Italia ormai nascono festival jazz ogni anno, e lei ne avrà visitati, presuppongo, in giro per il mondo, anche se a mio avviso la differenza la fa la “storicità” di un evento. Cosa c’è a suo avviso nel Roccella Jazz Festival che lo differenzia dal ciò che si può vedere altrove?
Roccella ha una peculiarità che in tanti hanno imitato. Intanto andrebbe fatta comprendere – perché non tutti lo sanno – qual è la differenza tra rassegna e festival Jazz. Io credo che Roccella abbia come punto di forza il fatto che molti artisti vengono intercettati da un anno all’altro, molto contano le produzioni originali e poi le alchimie…che qui si creano. Girando il mondo, ne ho viste solo in alcuni festival e a Roccella succede quasi tutti gli anni. Quest’anno per esempio, primo concerto, per la prima volta si incontrano Paul Van Kemenade e Maria Portugal, lui di Amsterdam, lei giovane brasiliana bravissima, beh…su quel palco sembrava che suonassero da sempre insieme. Un’alchimia pazzesca.

D: Prima di salutarla volevo chiederle, considerato che anche quest’anno avete invitato ospiti prestigiosi di tutto il panorama jazzistico internazionale, può affermare di essere riuscita anche per questa edizione, a mettere d’accordo la domanda, quindi ciò che il pubblico voleva con l’offerta che avete realizzato?
R: Credo proprio di si. I concerti sono piaciuti moltissimo. Credo proprio di si, anche se a dirlo dovrebbero essere gli spettatori.

Considerato che alcuni incontri, possono per davvero divenire alchimie, con la promessa di incontrarci presto, ho salutato Paola Pinchera. Durante l’intervista ho constatato quanto esperienza ed umiltà, diano un valore aggiunto a chi realizza, restando talentuosamente dietro le quinte di Festival da dieci e lode.

Simona Stammelluti per Sicilia24h

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