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Lampedusa, intervista a Giandamiano Lombardo

Tommaso Lombardo

Solo due anni fa e sempre per questo quotidiano online, ho incontrato Giandamiano Lombardo Presidente Federalberghi delle isole pelagie, imprenditore per passione e professione, per fare il punto sulla situazione delle isole dal punto di vista turistico , non tralasciando l’aspetto politico, economico e sociale. Ricordo quella intervista e come ho ascoltato quelle parole accorate, sentite, venute fuori dal cuore di una persona innamorata della propria isola e proprio per questo, arrabbiata contro quel sistema che di fatto ha sempre impedito a dei paradisi naturali quali Lampedusa e Linosa di crescere, svilupparsi , applicando una politica appositamente studiata per territori che sono distanti anni luce dalle politiche adottate dallo stato centrale, applicabili in tutto il territorio italiano.

Mi chiedo se il vero problema non stia proprio lì.

Giandamiano Lombardo è seduto di fronte a me alla scrivania del suo ufficio, nel suo splendido hotel Baia Turchese col suo inseparabile sorriso.

Io e la mia curiosità di sapere ,dall’altra parte.

Siamo nel posto giusto per parlare di turismo, qualche anno fa ci siamo lasciati con una intervista che ci ha lasciato un po’ d’amaro in bocca e come l’isola abbia risentito di una situazione disastrosa da questo punto di vista, cosa è cambiato rispetto a due anni fa?

C’è sempre un punto da cui partire…Le Pelagie ormai sappiamo tutti che sono isole a destinazione turistica e sono una risorsa per la Sicilia e la Provincia di Agrigento. Dovrebbero forse integrarsi meglio, ma non tanto nel territorio, quanto nelle politiche di sviluppo, di crescita,di investimenti, di infrastrutture. Il nostro principale problema è proprio la mancanza di infrastrutture e laddove se ne volessero creare, ci si deve scontrare con la burocrazia, con Enti preposti che piuttosto che far crescere l’economia di un isola la bloccano. Fino a quando non si comprende che turismo è uguale ad infrastrutture, il concetto di sviluppo è difficile da capire. Ci sono posti al mondo che pur offrendo meno dal punto di vista naturalistico fanno grandi numeri perché hanno investito molto dal punto di vista delle infrastrutture e sono quindi in grado di mettere a disposizione servizi di vario genere. Le nostre isole, pur avendo un notevole richiamo dal punto di visita delle bellezze naturali, non riescono a fare i numeri che dovrebbero, per la carenza di servizi ed infrastrutture. Ecco, il problema gira sempre intorno a questo argomento, che secondo me, è il più importante da affrontare”.

Presidente, a queste condizioni, quanto è difficile fare l’imprenditore?

Non è certo facile fare l’imprenditore nel meridione e ancor di più in Sicilia e nelle isole, quelle veramente lontane, quelle isole che per qualche mese dell’anno sembrano essere dei paradisi e poi si trasformano, nei lunghi periodi invernali , quando ci si trova a fare i conti con la sopravvivenza. Abbiamo il fardello della mafia, delle speculazioni che di fatto bloccano l’economia di un posto… ripeto , non è facile fare impresa a queste condizioni e lo diventa ancora di più quando pur di immettersi nel circuito turistico ci si improvvisa e non si tiene conto che la concorrenza fine a se stessa non fa altro che provocare danni all’economia stessa del luogo. Il nostro territorio, quello di Lampedusa e Linosa che ha un patrimonio naturale inestimabile, non ha un piano regolatore. Se tutti gli Enti preposti ala crescita ed agli investimenti, si preoccupassero di valutare i progetti , trovare le soluzioni di cosa poter o non poter fare per dare una mano a chi ha veramente voglia di fare impresa ed investire, le cose sicuramente andrebbero meglio. Il turismo adesso non si fa più con le tende, ma negli alberghi. Nelle piccole isole, nei piccoli posti, diventa essenziale fare un turismo selezionato ma non nella disparità delle opportunità, ma nei numeri, perché un isola che ha un carico antropologico esagerato è destinata a morire. Un isola ha il mare intorno non può espandersi quindi si deve tutelare nelle infrastrutture per garantire qualità di servizi per un turismo qualificato”.

In effetti è difficile fare impresa quando non ci sono condizioni favorevoli…introduciamo una nota un po’ polemica: pensa che ci possano essere due pesi e due misure?

E’ sempre stato e sempre sarà così, non dobbiamo fasciarci la testa ma neanche mettere la benda sugli occhi, ci saranno quelli che andranno avanti coi favori ed altri no. E’ utopistico credere che questo…..diciamo comportamento non conforme alle regole….per usare un eufemismo, possa essere eliminato, perché questo è il sistema. Io credo nella capacità di discernimento delle persone per capire cosa è sbagliato e cosa non lo è, solo in questo modo si possono avere pari opportunità e crescere ad un livello ottimale tutti quanti. Meritocrazia quindi, va avanti chi è più bravo, chi ha idee più solide e brillanti e chi non molla per compromessi. Ecco in questo modo si potrebbe facilmente fare impresa contenendo i danni. Non si può e non si deve avere il preconcetto che chi fa imprenditoria deve per forza fare intrallazzi…non si può! Purtroppo siamo vittime di un retaggio storico che ci vuole tutti disonesti o mafiosi ed è una cosa inaccettabile, perché nel nostro territorio ci sono tante persone perbene che vivono e lavorano nella legalità e vogliono continuare a farlo. C’è bisogno di una politica che metta al centro gli investimenti e non sto parlando di industrie ma di progetti che partano dal basso, dalla gente che ha voglia di mettersi in gioco.Il sistema bancario dovrebbe garantire tutto questo non penalizzarlo, perché in questo modo non si fa altro che concede credito a chi già possiede del denaro privilegiando di fatto, solo alcune categorie”.

Abbiamo parlato di meritocrazia, di pari opportunità, di preconcetti che haimè appesantiscono le nostre posizioni o possibilità; però io mi chiedo e le chiedo:non è difficile fare impresa soprattutto nelle isole, perché tanti si improvvisano imprenditori del settore?

Sappiamo tutti una cosa, il malaffare si annida dove mancano le regole o dove ci sono troppe regole che non rappresentano la realtà. Di conseguenza la gente può trarre dei vantaggi da queste situazioni. Sicuramente chi lavora nel rispetto delle regole ha solo svantaggi, e questo è drammatico, triste. Diciamo che gli anni cinquanta, sessanta e settanta sono stati gli anni dell’improvvisazione,ma solo perché erano gli anni della crescita e da qualche parte si doveva pure iniziare. Oggi no, non ci si può più improvvisare senza arrecare danno a se stessi ed agli altri. Questa è l’epoca delle progettazioni a lungo raggio, degli studi di settore, dove tutto viene calcolato anche il rischio, che è la cosa più importante. Dobbiamo metterci in testa che se si vuole investire su qualcosa, la si deve prima progettare e per farlo c’è bisogno di avere delle specialità, di studiare e formarsi”

Quanto incide il carico fiscale sullo sviluppo?

Troppi lacci che a volte ci stringono il collo. Non si può avere un carico fiscale come quello che abbiamo, è massacrante e non permette di andare da nessuna parte. Se ci riflettiamo un attimo, le aziende che riescono ad avere maggiore sviluppo sono quelle che poi vengono accusate di non pagare le tasse. Facciamo l’esempio di Ryan hair che avendo un carico fiscale più basso è riuscita ad imporsi sul territorio e ad espandersi, mentre la nostra compagnia di bandiera che deve sopportare un carico mastodontico, sta morendo ed è costretta a ridimensionare il personale di bordo, le ore di lavoro, magari le tratte, chiedendo aiuto allo Stato per non staccare la spina al moribondo….un tipico esempio in cui lo Stato toglie e lo stato da’. Ma con quali risultati? Quelli di non riuscire più ad essere competitivi con altre compagnie anche piccole rischiando di smantellare un colosso come quello dell’Alitalia. Un carico fiscale contenuto permetterebbe sviluppo e crescita, diversamente si va incontro alla morte. E’ l’impresa che produce e che crea servizi quella che consente ad un paese di crescere, non il lavoro statale o come siamo abituati a chiamarlo “posto fisso”; ecco perché devono essere tutelate , garantite ed avvantaggiate da un carico fiscale che ne consenta la sopravvivenza per sé e per chi vi lavora”

Tante volte nel tentativo di creare imprese, nello specifico del turismo, ci si scontra con la burocrazia e devo dire che noi italiani siamo dei grandi burocrati ; non crede che questo scontro è proprio quello che blocca la voglia e la volontà di tanti giovani di creare, di immaginare qualcosa, di sognare un futuro che possa essere migliore?

“Purtroppo devo dire che oggi viviamo in un mondo che si muove in un modo opposto al nostro. Oggi si ha quasi paura di intraprendere qualcosa perché la nostra burocrazia è talmente lenta e tortuosa che ti fa passare la voglia anche di sognare. Le esigenze di oggi non sono più quelle di mangiare, bere e  mantenersi in salute, oggi si hanno bisogni diversi, che insieme diventano” lo star bene”. Le nuove generazioni devono avere la possibilità di crearsi un futuro senza farsi inretire dalla burocrazia e sommergere dalle carte per anni, perché a quel punto si può anche rinunciare, buttare la spugna. Ricordiamoci che ogni volta che questo succede,è una sconfitta sociale e si è perduta per sempre la possibilità di creare lavoro e dare benessere. Anche il mostro dell’eccessivo carico fiscale deve essere abbattuto, altrimenti ci sbarreranno sempre le porte. Se non c’è una crescita culturale ed un cambiamento epocale di quello che è il sistema adesso,ci accorgiamo che oggi diventa una risorsa l’immigrazione”

gruppo ristoratori guitgia beach


Ecco, parliamo dell’immigrazione. Lampedusa è sempre stata al centro di dibattiti e polemiche più o meno costruttive, finchè non è diventata non più isola d’approdo ma d’accoglienza e di colpo è cambiato il volo mediatico di questo problema che per troppo tempo l’isola ha dovuto subire, rimanendo da sola.

“Queste risorse, passatemi il termine, sono malate. Non voglio essere frainteso, mi riferisco al fatto che tanti che si dicono operatori del sociale, sfruttano le tragedie di questa povera gente,che fugge dal martirio di violenze, guerra e povertà, per lucrarci sopra. Per fortuna ci sono tanti centri di accoglienza che sono ottime realtà che ospitano anche tanti minori non accompagnati cercando di dar loro una infanzia, una adolescenza dove non avere paura. Lampedusa oggi è un isola conosciuta nel mondo purtroppo anche per fatti ai quali non avremmo mai voluto essere associati; mi riferisco a barconi affondati, dagli scafisti, al sovraccarico di migranti che scoppiavano nel centro di accoglienza, alle morti che non avremmo mai voluto vedere. I media ci hanno massacrato come hanno voluto, scrivendo che l’isola fosse invasa da extracomunitari che facevano razzie e spaventavano gli abitanti, dando un immagine di Lampedusa e dei lampedusani, che ne ha mortificato l’impegno e la vocazione all’accoglienza ed ha provocato danni enormi alla nostra unica risorsa: il turismo. Ma arriva sempre un momento dove l’impegno viene sempre riconosciuto, il momento del riscatto. Oggi Lampedusa non è più l’isola degli sbarchi clandestini, ma dell’accoglienza umanitaria”

L’era Nicolini (Sindaco uscente), appena trascorsa, sembra aver cambiato il volto di Lampedusa. Ha applicato una politica che forse mirava troppo poco alle esigenze quotidiane della gente a favore di una politica più internazionale che di fatto e servita a far condividere il problema, a creare il caso umanitario, fino a fare candidare l’isola al premio nobel per la pace con tanto di visita del Santo Padre. E’ stata anche il sindaco che Renzi ha voluto con sé alla Casa Bianca: come mai i lampedusani non l’hanno più voluta come primo cittadino?

“Diventare sindaco per Pina Nicolini è stata quasi un evoluzione naturale, perché se ti occupi della comunità da tanti anni, alla fine credi che fare il sindaco sia il coronamento di tutto il tuo impegno. Io sono un imprenditore e voglio guardare avanti, voltarsi indietr , per quanto mi riguarda, è solo un atteggiamento che serve per evitare eventuali sbagli del passato. Credo che l’ex sindaco, si sia fatta ingurgitare da un sistema molto più grande di lei, ma va detto anche che molto probabilmente lei ha avuto le capacità di affrontare ed occuparsi dei grandi eventi che si sonno susseguiti. Quello che le è mancato però, è stato il contatto diretto con la gente, ossia ricoprire il ruolo che le era stato assegnato e questo l’ha penalizzata. Il Sindaco è l’espressione del territorio in tutti i suoi lati, l’essersi fatta prendere dal grosso dramma dell’accoglienza a discapito di tutto il resto, ha fatto in modo che Lampedusa abbandonasse il suo volto deturpato dai tanti colpi subiti rivelando al mondo un nuovo volto, ma al tempo stesso l’ha allontanata dal suo popolo e dai suoi elettori. Magari non sarà stata un buon Sindaco per Lampedusa e Linosa, ma è stata all’altezza di traghettare le nostre isole verso una politica riconosciuta in tutto il mondo come quella che andava fatta, è di questo bisogna darle atto. Che fosse la persona giusta nel posto sbagliato? Probabilmente si, ma se vuoi fare il sindaco e non vieni rieletto, qualcosa non ha funzionato. Però diamo a Cesare quel che è di Cesare, con la Nicolini Lampedusa è passata dall’essere “la porta dell’inferno, nella porta del paradiso”. Di fatto l’ex Sindaco dopo essere stata beatificata è stata distrutta, dopo aver dimostrato al mondo che Lampedusa non ha mai avuto interessi lucrosi nell’accogliere i migranti”

Giacomo Mercurio

[caption id="attachment_324728" align="alignleft" width="300" caption="Caterina Mercurio"][/caption]

Orazio, maitre

[caption id="attachment_324733" align="alignleft" width="300" caption="spiaggia Guitgia-lampedusa"][/caption]Adesso Lampedusa ha un nuovo Sindaco, Salvatore Martello. Pensa che avrà un approccio diverso con gli abitanti o seguirà la linea politica intrapresa dalla Nicolini? Ricordiamo che Martello pur essendo stato eletto da una lista civica, appartiene comunque all’area politica dell’ex Sindaco.

“Intanto diciamo subito che la volontà del cittadino va sempre rispettata. Spero che Martello, anche se sappiamo tutti che il nuovo primo cittadino ha già una sua storia a Lampedusa e Linosa, anche come sindaco negli anni novanta, per ben dieci anni. Di certo ha una grande esperienza e mi auguro che possa riflettere le esigenze del momento, dal punto di vista politico, sociale, culturale ma anche imprenditoriale e che finalmente per le nostre isole ci possa essere una crescita vera, fatta di rispetto ed opportunità uguali per tutti, di meritocrazia, di progettualità conformi al territorio. Insomma mi auguro che la sede del Municipio, possa essere il centro nevralgico da dove prevedere piani di sviluppo concreti. Le nostre isole oggi non sono più quelle di vent’anni fa e il nuovo Sindaco deve capire che le esigenze sono cambiate, che Lampedusa non è più l’isola degli sbarchi ma dell’accoglienza e che bisogna evitare errori magari commessi in passato. Non voglio né criminalizzare, né giudicare nessuno; il mio è solo un auspicio ed un augurio per il suo mandato, che spero sia da sprone per i tutti gli abitanti a lavorare insieme all’amministrazione per un bene comune e superione: lo sviluppo ed il benessere delle nostre isole, di chi le abita e di chi avrà voglia di visitare uno dei paradisi naturali che il mondo può vantare”

A conclusione di questa lunga intervista, qual è ad oggi la condizione del turismo nelle isole pelagie?

“Io sono un imprenditore e sono abituato a pensare e vedere le cose in modo positivo. Lampedusa è stata riportata, anche grazie all’impegno dell’ex Sindaco nella sua condizione naturale. Questo senza dubbio ha apportato dei benefici alle isole Pelagie tanto che non si parla più di un turismo malato ma di uno in netta ripresa. Certo è, che quando si parla di sviluppo, se ne parla in termini di creazione di infrastrutture come ho ripetuto varie volte, perché oggi il problema si è spostato; Prima si cercava di far arrivare i turisti mentre oggi si parla di come accoglierli in modo da offrire sempre più servizi. Il mio augurio è che sia la Nicolini in sede Nazionale che Martello in sede locale possano entrambi lavorare in sinergia per il bene comune e del turismo delle isole,in quanto entrambi figli di Lampedusa”

Ringrazio sempre chi ha la bontà di arrivare fino all’ultimo senza farsi spaventare dalla mole delle parole… e ringrazio anche chi adesso ha avuto la gentilezza di farci arrivare un caffè….ed anche tutto lo staff del Baia Turchese a cominciare da Caterina, Peppa, Giacomo e Orazio e la sua equipe del Guitgia Beach, veri pilastri dell’azienza, che hanno fatto di tutto per rendere la nostra permanenza più comoda possibile.

Una riflessione però voglio farla.

Rispetto a qualche anno fa, ho sentito risposte più tranquille nell’espressione ma non tanto distanti dai contenuti venuti fuori anche nella precedente intervista: la carenza di infrastrutture, di investimenti, il carico fiscale sproporzionato che ha costretto alla chiusura tante aziende anche in campo nazionale, un sistema bancario che blocca le iniziative che si vogliono intraprendere perché non concede credito a chi non ha mezzi ma solo idee, che alla fine potrebbero rivelarsi una risorsa anche per le stesse banche, i servizi che non si riescono a garantire per come si vorrebbe e tanto altro ancora. La cosa diversa che ho percepito nella voce di chi rispondeva alle mie domande, questa volta è stato il tono ed una nota di speranza e positività per il futuro a venire. E’ vero che Lampedusa e Linosa sono un vero capolavoro che la natura ha voluto concederci, ma non si vive solo di bellezza. La bellezza è fine a sé stessa, risiede negli occhi di chi guarda, se fosse l’unica condizione, le nostre isole agrigentine vivrebbero una situazione idilliaca permanente. Di fatto non è così. La politica? Certo ricopre un ruolo fondamentale, ma anche questa è fatta di uomini di buona volontà e non. Esortarli a fare di meglio? Pensiamo a quante volte lo si è fatto con le buone ed anche con le cattive…purtroppo sempre con scarsi risultati! Si certo siamo bravi a prenderci meriti o assumerci paternità di questo o quell’altro intervento, anche se solo sotto forma di interrogazione in sede regionale o nazionale, ma vedete cari sindaci, assessori, deputati, onorevoli di stirpe, di carriera , ministri e vice ministri, i latini ci hanno lasciato dei modi di dire che hanno fatto la nostra cultura e la nostra lingua;  verba volant….scripta manent…

La volontà di fare, è quella che ci distingue dall’essere solo dei ciarlatani, parolieri di professione, accreditati al nulla di fatto.

Stavolta stiamo parlando di Lampedusa….e domani?

intervista di claudia badalamenti

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