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l’opulenza akragantina che risplende

Intervista a Giuseppe Parello

Con l’intervista a Giuseppe Parello, direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, Sicilia24h inizia il suo viaggio tra i ritrovamenti che parlano della nostra città, della sua lunga storia (2600 anni, dalla sua fondazione, nel 2020), da Akragas ad Agrigento: opportunità preziose per conoscere le radici più antiche del nostro passato.

Il dir. Giuseppe Parello e l’assessore regionale ai Beni culturali ed Identità siciliane Carlo Vermiglio potrebbero essere i fautori di tale scoperta tra le più attese per quanto riguarda l’archeologia, inseguita da sempre (fin dai tempi di Pirro Marconi, che negli anni Trenta del ‘900, finanziato dal capitano inglese in pensione Alexander Hardcastle, scavava in una conca poco a nord di San Nicola, senza però trovare nulla che somigliasse ad un teatro e, Tommaso Fazello, cultore di storia, che prima di lui, a metà del ‘500, scrive di notare i resti del grande teatro non lontano dalla chiesa di San Nicola..). È curioso che il sospirato teatro si faccia scoprire a due passi dagli uffici della sovrintendenza e dal museo: era lì, ma non verso il nord, dove si ostinavano a cercarlo, ma verso sud. Ma si sa, lo scriveva Edgar Alla Poe: “se vuoi che nessuno trovi la tua lettera segreta, tienila in bella vista sul tavolo.” Negli Anni ‘80 e ‘90 in compenso scoprono una grande piazza porticata (come la vera agorà), dentro la quale si trova un tempio di età ellenistico-romana. Nel frattempo la gestione del luogo passa nelle mani del Parco, che dà incarichi di studio e di ricerca al Politecnico di Bari. Un’equipe di studiosi guidati da Monica Liviadotti del Politecnico di Bari e da Luigi Caliò, dell’Università di Catania, con le archeologhe del parco: Valentina Caminneci, Maria Concetta Parello e Maria Serena Rizzo, cataloga tutte le immagini di questa zona prodotte negli ultimi decenni e le sottopone ad analisi raffinate. Si decide di fare un piccolo e veloce saggio di scavo per verificare l’effettiva presenza della struttura semicircolare in un punto molto vicino alla chiesa di san Nicola, direzione sudest. Emerge subito quello che potrebbe essere il gradone semicircolare più alto del monumento. Si scava anche in corrispondenza dell’eventuale scena, anche qui si trovano strutture coerenti con la possibilità del teatro. L’età apparente della strutture emerse risalirebbe al periodo ellenistico-romano. Sembra così avviarsi a conclusione una lunghissima «caccia al tesoro» che ha appassionato e contrapposto gli studiosi e indispettito gli agrigentini: era inaccettabile per loro che l’antica e gloriosa Akragas, definita da Pindaro «la più bella città dei mortali», non avesse avuto un suo teatro!

“Tutto sembra iscritto in un ordine urbanistico perfetto – afferma il dir. del Parco G. Parello – il diametro delle strutture semicircolari ad anello è intorno ai 100 metri. Ma, tutt’intorno emergono camere in più file, due, anzi quattro .. Potrebbero essere muri esterni che circondavano l’edificio e che lo rendevano ancora più imponente. Un tesoro infinito, i materiali ritrovati in questo scavo. Ad esempio delle maschere, una in particolare, fatta di terracotta, che raffigura il volto di una donna con una maestosa capigliatura sormontata da un diadema e destinata, senza dubbio, a funzioni ornamentali; ed ancora suppellettili in ceramica, lucerne, unguentari, oggetti realizzati con conchiglie e ossa animali”.

Possiamo dire che il teatro antico di Agrigento è databile intorno alla seconda meta’ del terzo secolo a. C. circa. Dal punto di vista topografico, il Teatro costituisce la quinta monumentale, nonché il punto di vista privilegiato e accuratamente studiato, con cui l’area pubblica dell’agorà si affacciava verso la Valle dei Templi. Una piazza grande con criteri urbanistici tipici dell’età ellenistica, una delle più ampie del mondo antico con una superficie totale di circa 50.000 m2, che uguaglierebbe quella di Atene (di circa 52 mila metri quadri)! Quindi siamo a livello delle grandi città Ellenistiche?

L’Agrigento ellenistica, nonostante l’arrivo dei romani, sembra piuttosto rivitalizzata in questa fase. Sembra una città che ha una economia florida e riesce ad avere delle costruzioni importanti, con una monumentalità di un certo tipo“, ha spiegato l’arch. Parello.

D’altra parte anche Empedocle diceva sugli agrigentini:« L’opulenza e lo splendore della città sono tali, gli akragantini costruiscono case e templi come se non dovessero morire mai e mangiano come se dovessero morire l’indomani. »

Dir. Parco G. Parello - photo EC

In realtà il III secolo a.C. è un momento di grande trasformazione sociale e politica della Sicilia, coincide con l’arrivo dei Romani e la ridefinizione dei rapporti tra le comunità attive nell’isola, è molto difficile attribuire monumentale che è più diffusamente ellenistico, nel senso che non appartiene né ai Greci né ai Romani, ma agli Agrigentini, che “pur nella crisi di un periodo incerto, si riconosce nelle proprie tradizioni architettoniche, che continuano ad essere celebrate con gli stessi materiali e le stesse tecniche anche in età ben più tarda; quindi i reperti (templi, edifici, teatro e oggetti) attestano che Agrigento, anche in quel periodo, vantava capacità artistiche ed economiche non indifferenti” – continua il direttore del Parco. Il 04.11.16 il commissario del Parco archeologico Bernardo Campo in una intervista dice: “oggi è un giorno importantissimo per Agrigento, fra 15 giorni gli scavi si concluderanno, si chiuderà questo primo step”.Ma il Parco, e il dir. Parello assicurano che ha già pronti i fondi per la seconda campagna di scavi: “abbiamo già 300 mila euro, che ci consentiranno grosso modo di proseguire per altri sei mesi circa. Continueremo, dunque, perché dobbiamo portare fuori ciò che poi deve essere studiato, restaurato e poi musealizzato. E non è escluso che per farlo, il Parco possa far ricorso a un progetto più ampio per ottenere fondi comunitari”.

Una ultima domanda Direttore. Dunque possiamo dire che il ritrovamento del teatro contribuisce anche a quella idea di sviluppare una “coscienza archeologica” nel territorio agrigentino ?

“Direi proprio di si. Le attività di un museo sono fondamentalmente tre: sviluppare progetti educativi e cuturali, sviluppare percorsi turistici efficaci, acquisire reperti e conservarli. Abbiamo avuto una grande riscontro in termini di incassi per i flussi turistici del 2015/2016, che hanno così permetto al Parco di autofinanziare un ulteriore progetto che interessa la strada, Riccardo I, che dall’Agorà arriva al tempio della Concordia, affinchè anch’essa venga inclusa tra i percorsi del Parco”. Attività queste che hanno (tutte) lo scopo di aumentare il tempo medio di soggiorno dei turisti nella provincia: perchè incrementare l’offerta è una strategia efficace per trattenere i visitatori per un periodo più lungo.

Bisogna anche evidenziare, come anni di campagne di scavo e di studio, rappresentano non solo uno strumento basilare per l’archeologo, ma potrebbero costituire anche un prezioso apporto per la conoscenza culturale e urbanistica di Agrigento. Noi di Sicilia24h, La ringraziamo e Le facciamo i migliori auguri per i prossimi progetti, oltre che per quello “in corso d’opera” del Teatro Antico Akragantino.


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