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Il Parco Archeologico ad Agrigento? C’è, ma non è

Il Distretto Turistico Valle dei Templi esprime  sconcerto e disappunto per la scelta del Governo regionale di espropriare per decreto la città di Agrigento da ogni decisione sui programmi e  sulle strategie future del Parco archeologico della Valle dei Templi che ricade, fino a prova contraria, nel territorio comunale. Dopo avere dirottato nelle casse regionali gli introiti del Parco che erano destinati alla promozione ed allo sviluppo della città con ricadute nell’intera area distrettuale, l’Assessorato regionale prosegue il suo disegno scellerato mettendo a tacere il sindaco e, con il sindaco, tutta la comunità che rappresenta, relegandogli un ruolo da muto interlocutore. E’ un gesto di scherno, un odioso sberleffo, un affronto alle regole e una totale mancanza di rispetto dei ruoli e delle funzioni. La Regione scrive nel cuore di Agrigento, proprio in quel parco archeologico che gli agrigentini sono riusciti a conservare, una delle pagine più nere della storia della Sicilia. Agrigento è l’unico comune d’Italia in cui insiste una enclave regionale totalmente avulsa dal territorio. Ciò accade proprio in un momento storico in cui tutto il mondo guarda con attenzione alla Valle dei Templi e ad Agrigento; e proprio qui si sta compiendo un delitto nei confronti di tutti gli agrigentini.

L’assessorato regionale dei Beni Culturali, prima sordo, e poi strategicamente in ritardo, attua con rapidità sorprendente ciò che serve alla politica probabilmente in prossimità di scadenze elettorali, ma da più di un lustro si guarda bene dall’approvare il Piano del Parco, già condiviso da un Consiglio del Parco di alto profilo e poi dal Consiglio Comunale di Agrigento. La città si esprime e la Regione non ascolta, perché ha orecchio per le sirene. Quali sono gli interessi pubblici che spingono la burocrazia e gli assessori, che si sono succeduti, a tenere ben custodito nel cassetto il Piano del Parco? Se ritenevano non valido il Piano approvato nella legittimità dall’ultimo Consiglio del Parco perché non lo hanno bocciato? Perché non hanno dato seguito? Perché tenere ancora ing,abbiato un Piano che strategicamente potrebbe stravolgere l’economia di un’intera comunità? Queste medesime entità, invece, con le stesse motivazioni e con uomini diversi hanno costretto il Parco ad un commissariamento prolungato perché la gestione non fosse mai collegiale e partecipata, ma opera di pochi, anzi di uno solo, il commissario, che chiaramente non risponde certo ai cittadini, ma al dante causa politico del momento, che ne ha sostenuto la nomina. Ora con un colpo di bacchetta magica il commissario diventa presidente. Senza entrare nel merito della valutazione della professionalità dei componenti, intanto è il metodo che non possiamo accettare perché è un metodo certamente non democratico. Il Parco ad Agrigento? C’è ma non è, un po’ come San Marino in Emilia Romagna: c’è, ma non è. Il Distretto Turistico dice basta al colonialismo politico di un bene che è Patrimonio dell’Umanità. E lo è molto più della comunità agrigentina, anche se probabilmente qualcuno sta tentando di cancellare questa naturale e millenaria appartenenza.

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