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Il papello secondo la Polizia Scientifica

Totò Riina ha ascoltato disteso in barella, e poi si è ritirato, accompagnato fuori dallo schermo della videoconferenza all’ udienza del processo imbastito per accertare se all’epoca delle stragi di mafia in Sicilia e non solo vi fu trattativa tra Stato e mafia. E se tale presunto trattare fu sostenuto e coronato da una lettera di pretese, il cosiddetto “papello”, che Totò Riina, o altri nel suo interesse, avrebbero scritto e consegnato a esponenti delle Istituzioni dello Stato. Innanzi ai giudici della Corte d’Assise presieduta da Alfredo Montalto hanno deposto 4 esperti del Servizio centrale della Polizia Scientifica di Roma, e sul papello si sono espressi così : “Sulla fotocopia consegnata da Massimo Ciancimino non è stata rilevata alcuna manomissione grafica o merceologica, non sono state evidenziate anomalie o alterazioni”. E poi, alle domande del pubblico ministero Nino Di Matteo, gli stessi esperti hanno risposto così : “La carta del documento denominato ‘papello’ risale a un periodo databile fra il 1986 e il 1990, la tecnica della fotocopiatura è quella della fusione a caldo, che riporta al periodo fine anni 80 metà anni 90, dunque a un’epoca compatibile con il 1992”. Nell’aula bunker di Palermo, Annamaria Caputo, Sara Falconi, Maria Vincenza Caria e Marco Pagano, hanno aggiunto in dettaglio : “Il papello è scritto da un solo autore, rimasto misterioso. Il processo di fotocopiatura è risultato uniforme al microscopio. La scrittura del “papello” è stata confrontata con quella di 32 persone, tutti boss o familiari della cerchia di Totò Riina, Bernardo Provenzano e Vito Ciancimino, ma nessuno di loro è risultato l’autore del “papello”. Non è stato possibile confrontare invece la scrittura di Totò Riina”. Secondo la narrativa processuale frutto di quanto dichiarato da Massimo Ciancimino, gli esponenti delle Istituzioni a cui sarebbe stato consegnato il papello sarebbero stati gli ufficiali dei Carabinieri del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno. E Mori e De Donno, dopo la strage di Capaci, intrapresero un dialogo riservato con l’ ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, padre di Massimo. Però, tale narrazione si scontra con Mori e De Donno, che sono imputati nel processo, e che hanno sempre negato di avere ricevuto documenti del genere del papello.

fonte teleacras

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