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I contanti della 104…

Il video registrato dalla Squadra anti – crimine della Questura di Agrigento, capitanata da Giovanni Giudice, testimonia che Daniele Rampello, 49 anni, di Raffadali, si sia tanto arricchito. E Procura della Repubblica e Polizia, che gli hanno sequestrato beni per 2 milioni e mezzo di euro, ritengono che tale arricchimento sia illecito. Lui, Rampello, sarebbe stato uno degli ideatori e organizzatori delle truffe sulle false invalidità scoperchiate dall’ inchiesta “La carica delle 104”. E i pagamenti indebiti sarebbero stati in contanti, non tracciabili, per accumulare, riciclare e investire, senza intoppi. Il procedimento penale a carico di Rampello non si è concluso e tuttavia la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento ha disposto il sequestro dei beni. E Giovanni Giudice assicura : “Restituiremo i beni sequestrati alla collettività, non ci limitiamo al sequestro”. Immobili, tra cui una villetta con piscina coperta, e poi terreni, impianti energetici, mezzi di trasporto e rapporti bancari sono stati sigillati in attesa dell’evolversi degli eventi giudiziari che incombono. Daniele Rampello è giudicato perché sarebbe stato tramite fra medici, impiegati e aspiranti con la 104, affinchè un atto falso, pagato, consentisse di ottenere il beneficio della legge 104. Più nel dettaglio, oltre la villa a Raffadali con la piscina coperta, e muri di pietra con mosaici, al signor Rampello, già condannato per usura dalla Corte d’Appello di Palermo, con sentenza irrevocabile, è stata strappata una villa a Giallonardo, sul mare, tra Realmone e Siculiana, poi un appartamento in Sardegna, a Olbia, in località “Sà Marinedda”, e poi un immobile ad Agrigento acquistato in contanti e poi ristrutturato ricavando 6 mini appartamenti e altrettanti magazzini, quindi un investimento. E poi, il raffadalese ha sollevato da terra 3 impianti fotovoltaici, a Raffadali, ad Agrigento e ad Aragona, e poi un impianto eolico a Siculiana, “verosimilmente – sostengono gli investigatori – per accaparrarsi gli incentivi statali per le energie rinnovabili”. E poi 4 polizze assicurative, 8 forme di investimento, 3 automobili, una motocicletta ed un quad. E nel frattempo la Direzione investigativa antimafia di Agrigento, agli ordini di Roberto Cilona, ha sequestrato beni a Vitale Salvatore Collura, imprenditore, originario di Castronovo di Sicilia, in provincia di Palermo, attualmente detenuto per associazione mafiosa in carcere a Reggio Calabria. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, presieduta da Giacomo Montalbano, a seguito di indagini bancarie e patrimoniali ad opera della stessa Direzione investigativa antimafia agrigentina, in coordinamento con il procuratore aggiunto Bernardo Petralia. Vitale Salvatore Collura nel 2002 è stato arrestato nell’ ambito dell’ inchiesta antimafia “Cobra”, e poi nel 2011 è stato indagato, ancora per mafia, e poi scagionato, nell’ inchiesta cosiddetta “Kamarat”. Con sentenza del 22 maggio 2014 della Corte d’ Assise d’Appello di Palermo è stato condannato a 8 anni di reclusione per il reato di associazione mafiosa. Il sequestro comprende 2 fabbricati, quota parte di 26 terreni, un’impresa individuale agricola e il relativo compendio dei beni aziendali, e poi numerosi rapporti finanziari (tra conti correnti bancari, conti deposito titoli, buoni postali, carte di credito), per un valore di oltre 550mila euro.

fonte teleacras

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