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Guerra interna all’ Udc, Cesa sospende D’Alia

Non si placa la guerra interna all’ Udc. Il segretario nazionale Lorenzo Cesa ha sospeso a titolo cautelativo dal partito, e ha deferito al collegio dei probiviri, Gianpiero D’Alia per – ecco la motivazione ufficiale – le gravi affermazioni lesive dell’immagine del partito e offensive nei confronti dei suoi 50.000 iscritti, in riferimento alla frase “l’Udc è morta, stiamo parlando del nulla…”, pronunciata da D’Alia, che dell’Udc è presidente. E lo stesso Gianpiero D’Alia replica : “Confesso che è abbastanza inebriante essere sospeso dal nulla. Per amicizia verso l’onorevole Cesa, mi prodigo per evitargli nuovi strappi sul fronte della legalità statutaria e gli rassegno volentieri le mie dimissioni. Se mi fornisse l’indirizzo a cui inviarle, gli sarei infinitamente grato”. E il segretario regionale dell’ Udc, Adriano Frinchi, commissariato da Roma che non riconosce la sua carica, afferma : “Cesa è da lungo tempo segretario dell’Udc: mi pare non abbia mai preso provvedimenti così pesanti nei confronti di cocainomani e condannati per reati gravi, lo fa invece per un politico per bene come D’Alia. Questo la dice lunga sui parametri politici di Cesa. Siamo sgomenti” . E ancora, Giovanni Ardizzone, presidente dell’ Assemblea regionale, ha scritto così ai vertici nazionali dell’ Udc : “Egregio onorevole Rocco Buttiglione e gentilissima onorevole Paola Binetti, un partito che in Sicilia stringe rapporti con cocainomani e mafiosi… sospende una persona per bene come D’Alia, senza vergogna alcuna. Dispiace il vostro assordante silenzio”. Ad Ardizzone replica Ester Bonafede, già assessore regionale, che dichiara : “Premesso che siamo convinti che l’Udc sia un partito composto da persone oneste e corrette, due sono i ragionamenti logici che ne conseguono: o Ardizzone è al corrente dei mafiosi e cocainomani di cui parla, e lo invitiamo a fare i nomi alle autorità giudiziarie competenti e a mettere da parte qualsiasi tipo di atteggiamento omertoso. Oppure, al contrario, la sua altro non è che una vile ritorsione personale. E’ incredibile, tra l’altro, che il presidente dell’Ars in quanto organo istituzionale e garante della terzietà, rinunci a questo ruolo entrando a gamba tesa in un dibattito politico ma con argomentazioni gravi e diffamanti”.

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