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Giudizio Universale: un Visual Show che ti rapisce e ti incanta a 270 gradi

Non so se sia meglio non averla mai vista la Cappella Sistina prima di assistere al “Visual Show” GIUDIZIO UNIVERSALE, Ideato da Marco Balich e realizzato da Artainment Worldwide Shows con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani.
Per me che la Cappella Sistina l’ho visitata ed ammirata un po’ di anni fa, l’emozione e la spettacolarità – in tutti i sensi – mi ha nuovamente investita, seppur con dinamiche differenti.
Sì perché si viene letteralmente investiti dalla bellezza, e non solo dalle bellezza delle immagini, ma anche dal “come” quelle immagini ti piovono addosso, ti inglobano, ti travolgono, proprio come nel giorno del “Giudizio Universale”, a prescindere se ci si senta più santi o più dannati.
Un po’ dannato lo sarà di certo stato chi questo live show lo ha ideato, riproponendo agli spettatori i passaggi fondamentali della genesi della cappella Sistina.
È senza dubbio un “inno alla bellezza”, lo spettacolo che non ha precedenti e dunque neanche termini di paragone, non ha una regia canonica – ed é questo il punto di forza – che non sembra assolutamente una semplice sfida, ma che nella semplicità dei dialoghi tra Papa Clemente VII e Michelangelo, e nel racconto dei passaggi della Bibbia, lascia spazio alla ricchezza di quelle dinamiche visive che non si può fare a meno di definire fantasmagoriche.
Passi di danza ad opera di performer e ballerini di altissimo livello, che vengono letteralmente fermati e riprodotti nel vuoto tridimensionalmente, giochi di luci e proiezioni, che però non vengono semplicemente riprodotti a 270 gradi sulla volta e sulle pareti dell’Auditorium della Conciliazione di Roma – lo spettacolo sarà Permanente a Roma e sarà in scena per tutto il  2018 e il 2019 – ma sono studiati ad arte per mostrare tutta la maestosità di quel lavoro che venne realizzato da un Michelangelo ormai in là con gli anni, e che in maniera audace, non ebbe problemi a mostrare i nudi perfetti di quelle figure raggruppate in singole formazioni plastiche, che nuotano isolate in disperata solitudine nella tremenda infinità del vuoto.
Ecco…quel vuoto è stato riempito dal regista che ha incastonato ogni immagine riprodotta sulla volta della Cappella Sistina nelle varie fasi della Bibbia raccontate.
La Creazione” è uno dei passaggi più incredibili ai quali si assiste; e poi la separazione del giorno dalla notte, della terra dalle acque che è travolgente. Così come l’uomo e la donna nel Paradiso Terrestre, mentre commettono il peccato originale o ancora il diluvio universale.
L’insicurezza di un’epoca, la totale mancanza di certezze, la deriva che travolge i dannati quanto i beati, e poi anche i simboli della passione; tutto perfettamente accordato con le intenzioni della regia, che a mio avviso ha dato vita alla genialità della narrazione, con accenni di dettagli storici, lasciando che il vero protagonista fosse l’opera d’arte che si trasforma e prende vita trasformandosi in una esperienza visiva ed emozionale, unica.
 
Sembra riduttivo anche parlare di suggestione, perché malgrado sia tutto molto suggestivo, accattivante e sorprendere, in realtà questo nuovo modo di fare spettacolo definito ARTAINMENT®, è capace di mettere in perfetta connessione i codici emozionali che sono talmente soggettivo da sembrare difficilmente campionabili, alla bellezza assoluta di opere d’arte come Giudizio Universale.
Lo spettacolo è nella doppia versione in italiano e in lingua inglese (a mio avviso andrebbero viste entrambe). Nella versione italiana la voce di Michelangelo nello show è affidata al bravissimo Pierfrancesco Favino, e nella versione inglese spicca invece la voce di Susan Sarandon che racconta la Bibbia.
Ad unire in una sorta di meccanismo perfetto tutto lo show, un impianto tecnologico che permette allo spettatore di fare un salto temporale di oltre 500 anni e le musiche, anch’esse maestose, di sfacciata bellezza compositiva, e la colonna sonora d’eccezione, con tema musicale originale firmato dal grande Sting, che è riuscito a musicare e poi a cantare versi in latino e in quel cantato così fascinoso, si conclude un live show che andrebbe visto e rivisto, per scorgerne ogni volta un dettaglio ancora, perché la dinamica ti costringe a tenere gli occhi all’insù, anche, mentre tutto intorno è altrettanta meraviglia.
Io cerco la bellezza, la bellezza é tutto, è la mia ossessione” – diceva Michelangelo.
Lo dice anche in apertura di spettacolo, nel 2018 per volontà di Marco Balich, e grazie a questa geniale idea, la bellezza concepita e creata e forgiata attraverso un’opera d’arte, dopo la visione di Giudizio Universale, diventa anche un po’ la nostra.
Simona Stammelluti

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