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Feltrinelli e la sua band, quante bullshits (cazzate) in sole dieci righe!

Una cosa inverosimile, quasi surreale, anomala.

Eppure è così. Ci chiediamo e vi chiediamo, gentili lettori, come sia possibile che in dieci righe (ribadiamo solo dieci righe) scritte in una guida turistica (assai approssimativa) che riguarda la città di Agrigento, possano esserci nove (ribadiamo nove) bullshits, che tradotto in italiano vuol dire semplicemente…cazzate.

Protagonista di questo squallido record è stata una tale che di nome fa Ros e di cognome fa Belford, trovatasi probabilmente di passaggio nella “più bella città dei comuni mortali”. Certo, dai tempi di Pindaro ad oggi qualcosina sarà pur cambiata, ma questo è un altro discorso.

Andiamo al dunque. Leggiamo uno per uno ogni rigo scritto dalla Belford e ci si rende subito conto che le bullshits (cazzate) sono quasi onnipresenti.

Primo rigo: “Nonostante l’indubbio potere d’attrazione dei templi (o forse proprio per questo) che riempie la città di turisti per gran parte dell’anno…

La Belford, come vedete, prima scrive dell’indubbio potere attrattivo dei Templi e poi lo rende probabile con quel…”forse”. Beh, diciamo allora che i turisti scelgono Agrigento per visitare il quartiere di Villaseta. Prima bullshits (cazzata);

Secondo rigo: “Agrigento ha uno scarso senso di identità…”

L’identificazione conclamata di Agrigento passa solo ed esclusivamente attraverso la Valle ed i suoi Templi. E questo lo ha certificato non certo la signora Belford ma un archeologo di fama mondiale che si chiama Mounir Bouchenaki, inviato ad Agrigento nella Valle da parte dell’Unesco per inserirla nel Patrimonio dell’Umanità (come vede, carissima Belford, ha scoperto un altro dato che probabilmente sconosceva). Seconda bullshits (cazzata).

Terzo rigo: “Anche sei il centro storico ha un certo fascino”

Ma di quale fascino parla la Belford? Avrà confuso Noto, Siracusa, Modica con Agrigento? Il nostro centro storico è inguardabile, cade a pezzi e proprio adesso che si sperava in una sua riqualificazione per renderlo davvero affascinante un Governo di dilettanti alla ribalta ha congelato le somme a lui destinate. Terza bullshits (cazzata).

Quarto rigo: “I quartieri periferici moderni e i viadotti stradali sulla costa si avvicinano sempre di più ai templi stessi…”

Nessuna costruzione da oltre trentacinque anni di viadotti, strade o case che si avvicinano sempre di più alla Valle. I già esistenti avranno i piedi e ogni anno, metro dopo metro e a scarrozzo, si avvicinano sempre di più alla Valle! Quarta bullshits (cazzata).

Quinto rigo: “Le statistiche del Governo indicano Agrigento come una delle città più povere d’Italia…”

L’unico rigo dove l’ignorantella (nel senso che sconosce) della Belford ha azzeccato; menomale, questo dato (drammaticamente veritiero) lo avrà letto da qualche parte.

Sesto rigo: “Non risulta una sorpresa apprendere che qui gli atteggiamenti di tipo mafioso sono ben radicati…”

Qui la Belford si è superata. Non moderna, non a passo con i tempi, si è lasciata abbracciare mortalmente dal più classico dei luoghi comuni che vede la Sicilia come una terra intrisa di mafia. Vorremmo conoscere quali atteggiamenti di tipo mafioso abbia subito (se è accaduto siamo pronti a chiedere scusa) e se la mafia, quella che è rimasta, sia inchiodata solo dalle nostre parti oppure potrebbe ritrovarsela nella città in cui vive, magari sotto casa sua. Belford, suvvia, con lei la Feltrinelli sembra essere tornata indietro di trenta anni. Sesta bullshits (cazzata).

Settimo rigo: “Nessun pericolo per i turisti, solo una maggiore tendenza tra i ristoratori, rispetto al resto della Sicilia…”

Carissima Belford, Ad Agrigento i turisti vengono accolti in modo eccellente e con grande calore, cosa che da sempre contraddistingue la Sicilia e i siciliani, in netta contrapposizione con lei e i suoi connazionali dove il calore, dal punto di vista umano e non solo, è lontano anni luce. Siamo noi che rendiamo tranquilli i turisti e non certo le sue parole “confortanti”. Scriva, semmai, se in altre parti d’Italia ci sono turisti che corrono seri pericoli. Settima bullshits (cazzata).

Ottavo rigo: “Vengono perpetrate (da parte dei ristoratori) piccole truffe (come l’aggiunta di rincari per il coperto…”

Ma tu guarda! Si accorge della pagliuzza nell’occhio degli altri e poi non trova la trave. Belford, per favore, riesce a trovare un solo ristorante nel mondo dove non si paga il coperto? E vogliamo confrontarlo il costo del coperto in un ristorante di Agrigento con quello di un ristorante romano, fiorentino, milanese? Non riusciamo a comprendere per quale motivo la Belford si lagna di un fatto assolutamente conclamato che avviene in ogni parte del mondo; ad Agrigento, non certo gli spaghetti che avrà mangiato, la signora Belford non ha digerito il costo del coperto. Roba da matti! Ottava bullshits (cazzata).

Nono e decimo rigo: “Piccole truffe, come il presentarsi con degli ‘assaggi’ che non avete ordinato e poi metterveli in conto…”

Sarà successo? Non lo sappiamo. Una rondine di certo non fa primavera. A noi disgusta di più il fatto che due turisti giapponesi paghino 650 euro per due tramezzini e una coca cola in una nota città italiana (e la Belford non si indigna) che pagare qualche euro in più magari per una panella che non hai mangiato. Nona e decima bullshits (cazzata).

Ciò nonostante, ma con molto, molto sacrificio, continuiamo a ritenere la Feltrinelli una casa editrice di tutto rispetto.

Però con certe “guide”…

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