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Farm Cultural Park, quando l’arte ti salva la vita…

Favara si scopre abusiva, meglio, Favara confessa, finalmente, di essere abusiva.

E lo fa nel più “artistico” dei modi, sfruttando, appunto, l’arte come magìa che elimina ogni sorta di illegalità, anche la più minima.

Il tutto grazie al creatore della Farm, il notaio Bartoli il quale, a suo modo di vedere la vita, chiamando gli organi mediatici nazionali cerca di amplificare la propria voce quasi come a voler dire: “Avete visto cosa sono capace di scatenare?”

Non ce ne voglia, il notaio Bartoli, ma noi siamo convinti che in effetti si ha scatenato una guerra, ma il campo di battaglia è un bicchiere non di vetro ma di plastica.

Siamo tutti felici! Favara, capitale mondiale dell’abusivismo, adesso, paradossalmente può essere anche “sanata” dall’arte.

Cosa importa se una anziana signora cerca di entrare dopo anni a casa sua, precisamente nel cortile Bentivegna, e trova tutto sbarrato? Ma li c’è l’arte, quella dei cortili, quella del notaio, c’è la cultura che opprime e invade e che “conquista” suoli (ovviamente con legno pregiatissimo), territori e, ahimè, anche qualche appartamentino.

Su questa vicenda, seppur non marginale, cerchiamo almeno per adesso di sorvolare, cercando di focalizzare altri aspetti che nel corso di questi mesi, fino a ieri, hanno partorito discussioni e chiacchiere (si spera rimangano tali) che non solo erano assolutamente da evitare, ma spiccano il volo soprattutto se provengono da una figura come il notaio Bartoli.

Come dimenticare qualche mese addietro che è toccato a me difendere Favara e i favaresi (che lui diceva di amare…) a seguito di dichiarazioni rilasciate dallo stesso Bartoli allorquando ebbe a dire, sostanzialmente, che Favara, ma soprattutto i favaresi, non meritavano tanta cultura per il semplice fatto che “nessuno aveva mai letto un libro, nessuno era a conoscenza dell’arte ed ancora che nessuno dei favaresi era a conoscenza dell’esistenza degli aerei”.

Dichiarazioni, queste, deprecabili. Insomma, in quel caso, il Bartoli perse una memorabile occasione per stare zitto.

Poi la scoperta dell’occupazione di suolo pubblico con tutta la sua carovana di polemiche; poi la stampa nazionale, Grillo, grillini e persino una buona parte di deputazione regionale che si reca a Favara (ieri) per “discutere” assieme al sindaco Anna Alba e i tecnici comunali, su come risolvere uno dei più grandi problemi dell’ultimo secolo che riguarda Favara.

Cinque onorevoli regionali che piombano a Favara per mettere in croce il sindaco, grillina anch’essa, che però pretende (e fa benissimo) il rispetto delle regole seppur cedendo alla ragion di Stato (in questo caso alle ragioni di Statuto).

Provate ad immaginare la posizione di Anna Alba, grillina, (la quale gode della nostra stima) a discutere di un problema posto da uno pseudo grillino e per il quale si scomodano da tutta la Sicilia una carovanetta di deputati…grillini!

Una vicenda tutta pentastellata, a tratti grottesca, in barba alla legge Bassanini che non prevede l’invasione della politica, se non solo attraverso l’indirizzo, nell’attività amministrativa del Comune. E nella più classica riunione di partito, quella di ieri, era presente il capo Ufficio Tecnico ing. Avenia. E vabbè, diciamo che ci può stare, visto che la controparte vede una vicenda che riguarda Bartoli.

Ed infatti nella riunione di ieri, leggete, leggete, “gli uffici comunali si sono impegnati alla revoca dell’ordinanza di pristino dei luoghi previa presentazione della Farm di tutta la documentazione utile al superamento di tutte le criticità presenti”.

C’è qual cosina in più. Il Comune e la Farm Cultural Park dovranno incontrarsi nuovamente nei prossimi giorni per “definire una convenzione di gestione al fine di riconoscere la Farm quale luogo di interesse pubblico attraverso un atto che dovrà passare necessariamente dagli scranni del Consiglio comunale per la sua approvazione”.

Anna Alba ha ribadito che tutta la vicenda è subordinata alla richiesta in sanatoria delle strutture conformi. Una giusta e precisa presa di posizione che prevediamo,  prossimamente (ma è un nostro pensiero) non passerà inosservata.

Il sindaco di Favara, pur amando come tutti l’arte e, perché no, anche il legno pregiatissimo, pretende il pienissimo rispetto delle regole.

Così come è un nostro pensiero (nessuno può toglierci la facoltà di volare con la fantasia) che sentiamo nell’aria odore di sbigliettamento; visitare i luoghi sacri della Farm potrebbe avere anche un costo, magari accostando ai sette cortili una capatina al Castello.

Stiamo sognando?

Ma siiiii, lasciateci sognare!

N.B. Prego il notaio Bartoli di non usare piccioni viaggiatori come la volta scorsa per farmi sapere il suo pensiero o le sue risposte, approfittando anche dei social. Il sottoscritto e questo giornale, non ci crederà caro notaio, hanno tutta la facoltà di ascoltare direttamente le sue parole.

Grazie.

8 Risposte per “Farm Cultural Park, quando l’arte ti salva la vita…”

  1. antonino ha detto:

    Mi viene in mente un grande uomo che ha donato a Favara ed al mondo una vera e tangibile eredità culturale – non abusiva – che con sommessa umiltà regge da oltre un secolo .

  2. Osservatore ha detto:

    Vorrei spendere una parola a favore di quel.tecnico.comunale che ha preteso il rispetto.delle.regole a prescindere dall’indirizzo politico e dall’appartenenza politica del titolare dell’iniziativa. L’occupazione del suolo pubblico.deve essere autorizzata e regolamentata. Certo, se la politica arrivasse prima con degli atti di indirizzo e programmazione chiari e illuminati – della serie “qua si deve poter fare e la’ no” – si eviterebbe questo “abusivismo culturale”. Del resto le regole sono anche cultura del rispetto e rispetto della liberta’ degli altri. A Favara come a Porto Empedocle le regole non possono.essere calate dall’alto. In questi giorni sinfa tanto parlare di centri di prima accoglienza autorizzati in centro storico e o in palazzi di civile abitazione senza il ben che minimo criterio.di programmazione dell’uso del territorio. La politica ha il dovere di sapere prevedere e programmare. L’emergenza migranti e’ ormai diventata ordinaria amministrazione ma cio non vuol dire “abusivismo umanitario”. Il Comune si dia delle regole. Insomma: governi il territorio. Bravi gli impiegati comunali Favaresi

  3. Mauro ha detto:

    Premetto che non ho nulla con il notaio Bartoli, persona ripettabile e onesta. Viviamo però in una società dove chi ha soldi diventa potente e padrone di dettare le condizioni che gli fanno più comodo. L’arte non è sicuramente quella di Bartoli, che qualche anno fa all’interno del castello chiaramonte aveva messo qualche fantomatica opera di legno che faceva a pugni con la bellezza del castello medioevale, uno schifo, ma siccome a farlo era Bartoli tutti come pecoroni ad applaudire. E’ questo aspetto che non sopporto, l’arroganza dei potenti di fare i capricciosi. Dove si è mai visto l’arrivo di un’intera deputazione M5S a difendere ciò che è palesemente illegale? E poi parlano di onestà. Non tollero inoltre chi dice “tutta favara è abusiva”, e che significa? Giustificare un’occupazione indebita? Allora io domani mattina mi alzo e in nome dell’arte mi metto a cimentarmi di opere davanti l’abitazione del notaio. Mi pare la solita risposta grillina quando gli si fa notare che non sanno governare, essi rispondono. “perchè, le amministrazioni precedenti facevano meglio?”. E no, così non va. Bravo il giornalista Lelio Castaldo, la ammiro davvero tanto perchè a costo di antipatie dei potenti scrive e rappresenta la voce del popolo.

  4. Bartolo ha detto:

    Si è detto che la signora che viene dal Belgio dopo 10 anni non sapesse che esisteva la Farm proprio nelle immediate adiacenze della sua proprietà. A parte che questa circostanza appare improbabile, altamente improbabile. Se anche fosse vero, chissà che sorpresa da parte sua trovare al posto di un rudere cadente e zeppo di topi un’opera d’arte invidiata in tutto il mondo. Viene da chiedersi se la signora negli anni sia stata invitata dall’amministrazione pubblica a mettere in sicurezza quei luoghi e se, per caso Bartoli, portando avanti questa azione non abbia oggi titolo a chiedere alla stessa il risarcimento per i lavori fatti in sostituzione della stessa. Peraltro, in un contesto come quello di Favara in cui l’illegalità e purtroppo ancora diffusissima, fa specie che ci si accanisca verso l’unico vero raggio di luce dell’intero territorio. Forse la colpa è proprio di Bartoli, se invece di essere la persona specchiata che è fosse un pregiudicato probabilmente a quest’ora dormirebbe più tranquillo

  5. Mauro ha detto:

    Onore ad un giornalista come Lelio Castaldo che ha il coraggio di scrivere e di andare controcorrente al pensiero della grande maggioranza che non pensa. Ciò che lei ha pubblicato ne sono d’accordo. Io sono di Favara e per me La Cultural Farm è una “cacata pazzesca”, sono padrone di dirlo? Frutto di un marketing pubblicitario che hanno saputo fare. Molta gente che è venuta a visitare si aspettava di vedere chissà che cosa invece di quattro case imbiancate e all’interno con solai pericolanti. La legge è uguale per tutti caro notaio Bartoli, non puoi con il potere farti autorizzare di invadere il suolo che è pubblico. Se l’arte è questa io sono orgoglioso di essere un ignorante. Secondo me che sono ignorante i sette cortili sono stati deturpati dalla loro bellezza originaria.

  6. Peppe ha detto:

    Di Bartoli ne esiste soltanto uno: l’indimenticabile Gino che ebbi l’onore di conoscerlo durante i mondiali di ciclismo che si svolsero ad Agrigento. Tutto il resto sono solo chiacchiere.
    Je suis Castaldo

  7. Piero ha detto:

    Leggo una stampa nazionale e locale ai piedi del Notaio Bartoli. Castaldo è l’unico controcorrente. Sapete che vi dico? Io sto con Castaldo e Anna Alba. La legalità prima di ogni cosa.

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