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FABI e FIRST CISL su Credito su Pegno Unicredit

Unicredit Credito su Pegno Sicilia: Raffa (FABI) e Urzi’ (First Cisl), l’azienda faccia chiarezza. Grande preoccupazione per il futuro di una struttura ad alto reddito e che svolge una importante funzione sociale.

Grande preoccupazione delle Organizzazioni Sindacali per il futuro della storica struttura del Credito su Pegno di Unicredit in Sicilia, che occupa nell’Isola 60 dipendenti distribuiti tra Palermo (40) Catania  (12), Messina (4) Siracusa (1), Agrigento (1), Trapani (1) e Mazara del Vallo (1).

Carmelo Raffa, Coordinatore Regionale della FABI in Sicilia e Gabriele Urzì Segretario Nazionale del Gruppo Unicredit FIRST CISL, si fanno interpreti delle preoccupazioni dei lavoratori dopo una recente visita nelle strutture siciliane del pegno di alcuni rappresentanti di una nota casa d’aste austriaca. “L’azienda – affermano Raffa e Urzì – ha genericamente parlato di possibili sinergie commerciali che, onestamente, ci convincono poco”.

“Temiamo invece che nelle ventilate cessioni di asset non strategici e che noi chiamiamo invece vendita di gioielli di famiglia, che ci hanno visto sempre contrari, qualcuno avesse pensato di includere anche il Credito su Pegno, che per decenni  ha rappresentato una fonte  importante di redditività ed  utili  per  la banca e che, debitamente potenziato e rilanciato, può ancora oggi crescere in volumi di redditività  ed  offrire spazio occupazionale per i dipendenti  UniCredit presenti in Sicilia”.

“Pretendiamo chiarezza –  continuano i sindacalisti – e ricordiamo che il Pegno svolge anche una importantissima funzione sociale, soprattutto in momenti di grave crisi come quello che stiamo attraversando, in quanto costituisce spesso l’unica fonte possibile di finanziamento nei riguardi di fasce di clientela che non possono accedere ad altre tipologie di prestiti evitando che qualcuno si rivolga a personaggi certamente  meno  affidabili di Unicredit (vedi i vari compro e vendo oro) o, peggio ancora, che finisca nelle mani degli usurai. Anzi il settore del pegno rappresenta, in Sicilia – ma non solo –  l’ultimo baluardo per la sopravvivenza talvolta di intere famiglie, oltre il quale si rischia di cadere appunto nella piaga sociale dell’usura”.

Le preoccupazioni del Sindacato si basano anche sulle recenti operazioni del Gruppo Unicredit che  ha già venduto UCCMB che si occupava della gestione delle sofferenze, compiuto varie operazioni di esternalizzazione, ceduto un ulteriore 20% di FINECO, iniziato una procedura di vendita per Pioneer ed è impegnata in una trattativa per la cessione del settore “Carte” di UBIS.

“Non vorremmo, concludono i sindacalisti, che pur di far cassa vendendo tutto, al di là delle poco chiare sinergie commerciali si cedesse ad una multinazionale austriaca il comparto, con una totale eliminazione di un qualsivoglia interesse a gestire i bisogni sociali legati al pegno in Sicilia. Per non parlare, se i timori dovessero dimostrarsi fondati, delle possibili ricadute occupazionali e professionali sui dipendenti che sono impegnati nel Settore.

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