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Elezioni Usa: Pesa più la sconfitta della Clinton che la vittoria di Trump

Hanno perso tutti, non solo Hillary Clinton.

Hanno perso i sondaggisti, la stampa americana che si era schierata compatta con colei che avrebbe potuto essere la prima donna alla Casa Bianca, che avrebbe potuto cambiare la storia degli Stati Uniti, e del mondo. Ha perso chi sperava in un coerente “dopo Obama”.Ha perso una parte di America.

Hillary Clinton paga qualche scotto di troppo. E non si parla solo di scandali derivanti dal passato, ma a lei in quanto donna, nulla le è stato risparmiato, neanche l’essere stata forse, troppo “attempata”. Certo è che il Partito Democratico americano non ha tirato su nessun giovane, nessun probabile candidato, negli otto anni di Obama, che potesse essere al posto di Hillary contro il colosso monetario Trump.

Conta i voti Hilary, poi accetta la sconfitta, che è netta, mentre vede sfumare per sempre il sogno di una vita intera o forse mentre si scrolla di dosso la responsabilità primaria di dimostrare quanto valesse. Forse scorreva di tutto davanti ai suoi occhi in quei momenti della verità. Dal lontano 1970 quando capì che la sua vita politica sarebbe stata nel partito democratico,  l’essere stata First Lady, i tradimenti del marito, la “rinascita” della sua popolarità politica nel 2008, quando perse le primarie contro Obama.

Hillary paga anche lo scotto di quelle ferite di larghe fasce di popolazione, dell’insoddisfazione di coloro che sono stati vittime di divario sociale troppo accentuato. Diviso in due, l’elettorato americano. Sembra infatti che l’americano colto, quello benestante, agiato, attivo e soddisfatto si sia schierato con la Clinton mentre il popolo “sottotraccia” abbia cercato in Trump una sorta di riscatto. Un po’ come se fosse stato il voto dell’insoddisfazione che non si sa che fine farà, ma l’importante è che ci sia.

“I dimenticati del paese, da oggi non lo saranno più” – dice Trump nel suo discorso. Difficile crederlo pensando a ciò che Trump è, e non a ciò che da oggi rappresenta.

Il “mostro” Trump che di se ha sempre detto di essere “un uomo pieno di fascino perché pieno di soldi”, ha parlato stamani alla folla in un discorso in cui ha sottolineato di voler essere il presidente di tutti, ed intanto i mercati sono giù.

Gli americani hanno parlato, ed hanno eletto il nuovo Presidente. Sarebbe interessante domandare ad ognuno di loro il perché di questo voto che ha sovvertito ogni pronostico.

Ma ad oggi, prima di pensare a ciò che sarà, va considerato cosa è ad oggi, Donald Trump. 70 anni col cemento nel Dna, uno che ha sempre amato farsi chiamare Taycoon, ma non si è fatto proprio da solo. Si lancia in progetti edilizi e punta all’ombelico del mondo, Manhattan. Latin lover, produttore televisivo, 5 figli da tre mogli diverse. Trova il suo spazio ideale nel momento storico in cui la politica non è certo rassicurazione, e sa bene come influenzare le persone, soprattutto cavalcando una insoddisfazione a tratti silente e pertanto promettendo “meglio degli altri” e non “di più”, degli altri.  Il suo discorso politico non a caso, durante la campagna elettorale ha spesso “toccato il fondo”; mirava – come è facile capire – a rastrellare quanto più consenso possibile e su questo è riuscito in pieno, c’è da dargliene atto.

Un centinaio di migliaio di voti di differenza. Agli americani è piaciuto il “bad boy” che smaschera l’ipocrisia della società e che dice: “il problema degli Stati Uniti è voler essere politicamente corretto”.
Ma Trump rappresenta ad oggi davvero gli Stati Uniti d’America? No. Rappresenta sfaccettature di un sistema che esiste in diverse parti del mondo. Rappresenta una visione del futuro surreale, che però ha trasformato il veleno di molti in un balsamo che anestetizza.

Filo-razzista, filo-xenofobo, convinto nel voler tenere fuori i musulmani dagli Stati Uniti – musulmani che da sempre fanno parte del tessuto sociale americano – tiene sul comodino un libro di Hitler e su twitter cita con nonchalance Mussolini. Però lui si mostra come colui che la gente la vuole conoscere, che vuole bene e tutti, ma ad oggi tocca immaginarlo alla guida degli Stati Uniti d’America, mentre si relaziona con il resto del mondo. Tutti attenti adesso ai suoi rapporti con la Russia e con Putin che dichiara: “finalmente i rapporti russo-americani possono uscire dalla crisi”.

A me in queste ore la mente corre a quel che vuole fare:  alzare un muro tra Messico e Usa, ripristinare la pena di morte e applicarla con durezza, concedere il diritto ad ogni americano di possedere liberamente un’arma, rinegoziare il Nafta ( Trattato di libero scambio Nordamericano), rilanciare il progetto dell’oleodotto sul quale Obama aveva messo il veto.

Rendiamo l’America di nuovo grande” – Urla Trump.
Chissà perché, però ancora in tanti, tantissimi si pongono la stessa domanda:  “Che America sarà?”
Speriamo di poterlo raccontare.

Simona Stammelluti

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