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E’ morto l’oncologo Umberto Veronesi, aveva 91 anni

Sembrava aver bevuto l’elisir dell’eterna giovinezza, forse perché ragionava meglio di un qualunque giovane ricercatore. Muore all’età di 91 anni uno dei più famosi oncologi italiani che tanto si è battuto per l’eutanasia e che ha invitato tutti a stare lontani dalla carne perché cancerogena

E’ morto nella sua casa di Milano, circondato dai suoi affetti, Umberto Veronesi, il medico che ha dato negli anni la speranza di una vita a moltissimi malati di cancro.

Si è sempre pensato ad Umberto Veronesi come a colui che fece la guerra a quel grande male, che ha fatto per tanto tempo paura e al cui nome, “cancro” ci ha fatti abituare proprio lui, come se conoscerlo più da vicino, fosse un primo passo per sconfiggerlo.

Era un chirurgo, abituato a “guardare da vicino” ciò che nuoce all’essere umano e ad “estirpare”. Insieme a lui l’ospedale di Milano diventa un vero e proprio tempio, che ha visto un lungo peregrinare durato decenni da parte di chi attendeva di sapere che male avesse e soprattutto come e se poter guarire.

La ricerca è stato il fulcro della sua vita.  I farmaci dopo l’intervento alle donne operate al seno, sono stati uno dei suoi successi. E  poi ancora la chirurgia conservativa, che ha consentito a tutte le donne sottoposte a mastectomia totale di poter conservare la propria femminilità  e proprio lui, Veronesi, in merito diceva: “Amo troppo le donne per vedere i loro seni straziati dall’amputazione”. A lui si deve anche la tecnica di asportazione del linfonodo sentinella, intuizione che nessuno prima di lui aveva avuto.

Si è battuto affinché nascessero Istituti di Ricerca, perché diceva che “dove si fa ricerca, si può curare meglio”. Con lui è nata l’Airc – Associazione Italiana Ricerca sul Cancro. Ma la politica aveva strumentalizzato questo incoraggiamento, e aveva fatto nascere e poi sovvenzionato tanti istituti senza verificare per davvero che in quei luoghi si facesse “seriamente” la ricerca.

Era laico e lucido, guardando in faccia ogni santo giorno quei due lottatori chiamati vita e morte. Schieratosi con la vita, ha sempre consigliato un’alimentazione equilibrata, con poche proteine animali perché anche loro responsabili di alcune patologie tumorali e ha incoraggiato la dieta vegetariana.

Il suo insegnamento sopravvivrà a lui e forse fa bene ricordarlo: “La medicina è uno strumento di progresso e di crescita collettiva. E’ il terreno sul quale la scienza migliore si coniuga con il più nobile degli obiettivi”.

La vita fa il suo corso e lui muore a 91 anni, nel letto di casa sua circondato dai suoi affetti. In tanti nel corso di decenni hanno chiesto al suo centro tumori di Milano un consulto, una speranza. A tutti lui ha risposto, a più di qualcuno ha consegnato una speranza con annesso un futuro, sempre accompagnato da un sorriso rinfrancante.

Simona Stammelluti

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