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E’ morto Fidel Castro, simbolo della rivoluzione comunista

Mi viene subito in mente una delle sue celebri frasi, adesso che Fidel non c’è più: “Il peggiore dei sacrilegi è il ristagno del pensiero”. Sembra una sorta di pensiero profetico, considerato questo momento storico nel quale c’è un significativo ristagno del pensiero, mentre il mondo cambia e sembra allontanarsi sempre più da ideali possibili.

I social network lo avevano spesso dato per morto, forse anche a causa delle sue lunghissime assenze dalla scena pubblica. Questa volta però la notizia è vera. Fidel Castro è morto. Aveva 90 anni e nelle prossime ore il suo corpo sarà cremato. A dare la notizia della sua morte con un intervento in Tv, suo fratello Raul, attuale Presidente di Cuba.

Simbolo per la sinistra, protagonista della scena politica di Cuba e non solo, fu colui che diede battaglia alla più grande potenza del mondo. Fu rivoluzionario, ma anche dittatore sanguinario per i nemici.

Figlio di un proprietario terriero spagnolo e di una cubana, la sua fu una vita vissuta tutta d’un fiato, sin da quell’istruzione nei collegi e nelle scuole gesuite, che incisero fortemente sulla sua formazione culturale. Fu un giovane con le idee chiare, tanto che subito dopo la laurea in giurisprudenza, si presentò alle presidenziali. Ma quello era il tempo del golpe, al quale lui rispose con l’assalto alla caserma della Moncada. Era il 26 luglio del 1953. Fu un disastro per Fidel. Molti suoi uomini vennero catturati, altri uccisi. Lui, finì in prigione condannato a 15 anni, ne scontò poco più di uno. Ma il suo progetto rivoluzionario era già ben delineato tanto che durante la sua arringa di difesa pronunciò quella sua celebre frase “condannatemi, non importa, la storia mi assolverà“.

Dopo il carcere andò in esilio, prima in America, poi in Messico dove conobbe Ernesto Guevara. Di lui Fidel disse: “Ricordo sempre il Che come una delle persone più straordinarie, uno degli uomini più nobili e disinteressati che io abbia mai conosciuto”.

Fu proprio insieme al “Che” a suo fratello Raul e altre 79 uomini che Fidel sbarcò nell’isola a bordo di un piccolo yacht, il Gramna. Era il 1956. Ma il suo gruppo fu sterminato e solo in 21 riuscirono a rifugiarsi nella Sierra Maestra. Ne susseguirono 2 anni di guerriglie, mettendo alle corde il dittatore Fulgencio Batista, che era legato alla mafia italo-americana.

Era il 1 gennaio del 1959 quando entrarono all’Avana. Quel giorno Castro era già il capo indiscusso di una rivoluzione che nessuno, all’epoca, sapeva dove avrebbe condotto il mondo, ma la cosa certa era che Cuba era stata liberata. L’impatto mondiale di quell’evento fu immenso, e rappresentò uno squarcio proprio in quella che era all’epoca la guerra fredda.

Incominciarono così i viaggi di Castro nel resto del mondo. La prima tappa fu proprio negli Stati Uniti nell’aprile del 1959, invitato da una società di editori di giornali. Poi fu invitato da Nixon, che di lui dirà: “è un tipo naif, ma non necessariamente un comunista“. Eppure i rapporti tra i due stati divisi soltanto da pochi chilometri di mare, peggiorarono in fretta.

Furono periodi molto caotici, quelli che seguirono e per tutto il 1959 all’interno del gruppo dirigente, si sviluppò un duro scontro sul futuro della rivoluzione. Guevara e il fratello di Castro, Raul, premevano per la via socialista. Camilo Cienfuegos, Sori Marin e Huber Matos per il ritorno alla Costituzione del 1940, libere elezioni e democrazia. Nel 1961 un piccolo esercito addestrato e finanziato dalla Cia proverà a sbarcare sull’isola, intenzionati a rovesciare i “barbudos” di Castro.  Seguì la crisi dei missili del 1962 che rischiò di trascinare il mondo in una guerra nucleare mondiale.

Fidel Castro è stato per decenni il nemico numero uno degli Stati Uniti, con il risultato che mentre accresceva la sua dipendenza dall’Urss, appoggiava le guerriglie nell’America Latina, diventanto il leader dei paesi non allineati.

Castro ebbe 3 figli, uno dal suo matrimonio, gli altri da relazioni extraconiugali. Ha resistito a 10 presidenti degli Stati Uniti e a diversi attentati. Il “Comandante” come lo chiamavano i cubani, ha retto anche gli urti derivanti dalla disintegrazione socialista e dal crollo dell’Urss.

Era un cubano al quale non piaceva il ballo (cosa assai strana), ma era dotato di grande arte oratoria. Era capace di parlare per ore davanti alla tv di stato. La sua salute era stata sempre di ferro, fin quando non lo colse una emorragia intestinale, all’età di 80 anni, durante un viaggio in Argentina. Fu allora che delegò il potere nelle mani di suo fratello Raul, che da allora ha dettato il ritmo dei cambiamenti.

Dell’era Castro – intesa come sino alla sua morte – va sicuramente ricordata la data del 17 dicembre del 2014 quando a sorpresa, e grazie alla mediazione di Papa Bergoglio, L’Avana e Washington hanno annunciato il “disgelo bilaterale”.

  • “nessun rivoluzionario muore inano” – Fidel Castro.

Simona Stammelluti

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