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Dolcetti & Rosolio e quel che “Mi ricordo” di Toto Cacciato

I miei “Mi ricordo”, sono alla maniera di Geoges Perec  “Je me souviens”  del 1978, e di Joe Brainard, “I remember”,  artista, scrittor americano, del 1970.
Il  “Mi ricordo” emerge dalla mente a sorpresa, è evocativo e discende da un’immagine lontana, a volte sentimentale e poetica.  E’ breve come un flash, si trascrive in di poche righe, raramente  arriva ad una pagina.
Ha con se, nello scatto di memoria, la visione di un’immagine che appare completa nella sua atmosfera, nel suo  il colore, quasi l’odore d’epoca e l’aura cristallina  sospesa, ma  per pochi istanti.
È fragile, con  una breve distrazione l’immagine può essere infranta e svanire. Bisogna allora prenderla a volo e trascriverla,  poche righe ma intense.
I miei  “Mi ricordo” sono, prevalentemente, degli anni Sessanta, ma vanno avanti e indietro nel tempo.  I “Mi ricordo” possono anche risultare falsi, addirittura inesistenti; in questo caso sono i “Mi ricordo” di altri e fatti propri, ascoltati; altri  ancora possono appartenere alla sfera  dei sogni. Comunque anche questi appartengono a tutti, perché sono nell’epoca che appartiene a tutti, come, per esempio, le imprese sportive, la scuola, gli insegnanti, l’amore, l’ambiente, alcune facce, la società.
GIRO  di  FRANCIA.
Mi ricordo che a ripetizione di lezioni di Matematica (mai capita la trigonometria), il professore spiegava con la radio accesa per seguire il Giro di Francia che arrivava al Parco dei Principi di Parigi. Quella volta vinse Fiorenzo Magni e fu subito festa,  tutti a saltare intorno alla radio. I libri rimasero sul tavolo, soli e con le pagine aperte sfogliate dal vento d’estate.
PROFESSORESSA di CHIMICA
Mi ricordo ancora la professoressa di chimica,  era una bella ragazza, anzi una bella donna. Era bionda con occhi azzurri,  seno piccolo e a punta nel suo morbido e aderente  golf di lana mohair, fianchi morbidi e bocca incantevole.La nostra classe stava molto attenta alle sue lezioni, a differenza di altre,  in quell’ora di chimica nessuno parlava, tutti attenti a guardare l’insegnate, ascoltare la sua voce, seguire i suoi gesti misurati, tutto era al massimo dell’attenzione. Un giorno capì che l’attenzione della classe non era per la chimica.
IL PRIMO BACIO.
Mi ricordo… forse il primo bacio proprio non  me lo ricordo per niente. Sarà stato intorno ai quindici anni, con una ragazzina vista fuori dalla chiesa un paio di volte; poi una sera un incontro in una stradina laterale, quattro parole, non capite, un contatto, sconvolgente ed emozionante  quasi come quel piede  che toccava la luna, e forse quel bacio, umido e sfuggente.
PRENDERE UN BAGNO
Mi ricordo  lo stabilimento balneare di legno sospeso sulle onde,  poco avanti dalla riva. Ricordo l’odore del legno bagnato e lo struscio continuo degli zoccoli sul pavimento pieno di sabbia. I costumi dei ragazzi erano di lana con cintura, le ragazze con pesanti costumi tutti d’un pezzo. Mai capito dove si spogliavano e si rivestivano. I signori col cappello bianco dicevano “ ora andiamo a prendere un bagno”.
IL BARBIERE
Mi ricordo quel barbiere dalle dita fredde sul collo, ci calava la testa in  avanti e con la macchinetta tagliava i capelli: dalla nuca a salire, poi dietro le orecchie e sulle tempie, a  destra e a sinistra. Infine spruzzava acqua sul capo e ci pettinava con la riga quasi al centro.
PANE E OLIVE
Mi ricordo  che gli operai al mattino, prima di entrare in cantiere, mangiavano pane e olive; masticavano forte, guardavano a destra e sinistra, e avevano il labbro inferiore unto d’olio che brillava al sole.
FARMACIA
Mi ricordo che la farmacia era fresca e in penombra   e  tutta in mogano scuro. Aveva un bel nome “Farmacia Giandalia” L’odore era di un estratto da erbe medicinali, vago e rilassante; il bancone era alto con un corrimano d’ottone in avanti. Si parlava piano, il farmacista con gli occhiali spinti sul naso e camice bianco pareva severo, ma ogni tanto sorrideva, appena. Dava le piccole scatole con le medicine e le incartava in un  modo incantevole. Maneggiava il danaro con distacco e la cassa si apriva con un tocco di campanello, alto, e si chiudeva con un tocco di campanello, basso.
LOUISON  BOBET
Mi ricordo Louison Bobet, ciclista, Campione del Mondo e di Francia, in bicicletta presso la linea di partenza. Giornalisti e fotografi intorno. I fotografi ripresero molte immagini, i giornalisti rimasero con i blocchetti in bianco perché Louison parlava in francese, forse in dialetto, continuo e veloce.
CHI SEGNAVA GOAL
Mi ricordo  che nelle squadre di calcio del torneo all’Oratorio dei Salesiani, il giocatore che segnava il goal della vittoria, per tutta la settimana si dava un sacco di arie. Per un po’ si sentiva Parola.
LE CASE BENEDETTE NEI GIORNI  di  PASCQUA.
Mi ricordo che nei giorni di Pasqua il Parroco della  chiesa girava casa per casa e benediva le persone le cose di ogni stanza. Era accompagnato da un chierichetto, che reggeva la bacinella e l’aspersorio; il prete recitava la formula e poi con ampio gesto dava acqua benedetta a tutti quanti.  Accettava poche lire e dava un’ultima benedizione all’offerente; una volta accettò anche un bicchierino di rosolio.
IL  POSTINO.
Mi ricordo il postino, grasso e con un borsone carico di posta. Passava per quella stratta via anche due volte al giorno. Aveva una divisa grigia con la spalla scivolata e il cappello con la tromba.
ANDREA DORIA
Mi ricordo che vidi la nave nel tardo pomeriggio, quasi sera,  in televisione  bianco nero. L’Andrea Doria era rovesciata su un fianco con le onde che già percorrevano la fiancata ed entravano nelle finestre i nei corridoi della promenade. Sembrava un animale ferito, un grosso cetaceo che non aveva più la forza di reagire e si abbandonava al grande oceano senza speranza. Anche gli uomini avevano perso la speranza, l’avevano infatti abbandonata al suo destino e al buio del mare profondo.

Dolcetti & Rosolioe quel che “Mi ricordo”di   Toto  CacciatoI miei “Mi ricordo”, sono alla maniera di Geoges Perec  “Je me souviens”  del 1978, e di Joe Brainard, “I remember”,  artista, scrittor americano, del 1970.Il  “Mi ricordo” emerge dalla mente a sorpresa, è evocativo e discende da un’immagine lontana, a volte sentimentale e poetica.  E’ breve come un flash, si trascrive in di poche righe, raramente  arriva ad una pagina. Ha con se, nello scatto di memoria, la visione di un’immagine che appare completa nella sua atmosfera, nel suo  il colore, quasi l’odore d’epoca e l’aura cristallina  sospesa, ma  per pochi istanti. È fragile, con  una breve distrazione l’immagine può essere infranta e svanire. Bisogna allora prenderla a volo e trascriverla,  poche righe ma intense.I miei  “Mi ricordo” sono, prevalentemente, degli anni Sessanta, ma vanno avanti e indietro nel tempo.  I “Mi ricordo” possono anche risultare falsi, addirittura inesistenti; in questo caso sono i “Mi ricordo” di altri e fatti propri, ascoltati; altri  ancora possono appartenere alla sfera  dei sogni. Comunque anche questi appartengono a tutti, perché sono nell’epoca che appartiene a tutti, come, per esempio, le imprese sportive, la scuola, gli insegnanti, l’amore, l’ambiente, alcune facce, la società. GIRO  di  FRANCIA.Mi ricordo che a ripetizione di lezioni di Matematica (mai capita la trigonometria), il professore spiegava con la radio accesa per seguire il Giro di Francia che arrivava al Parco dei Principi di Parigi. Quella volta vinse Fiorenzo Magni e fu subito festa,  tutti a saltare intorno alla radio. I libri rimasero sul tavolo, soli e con le pagine aperte sfogliate dal vento d’estate.PROFESSORESSA di CHIMICAMi ricordo ancora la professoressa di chimica,  era una bella ragazza, anzi una bella donna. Era bionda con occhi azzurri,  seno piccolo e a punta nel suo morbido e aderente  golf di lana mohair, fianchi morbidi e bocca incantevole.La nostra classe stava molto attenta alle sue lezioni, a differenza di altre,  in quell’ora di chimica nessuno parlava, tutti attenti a guardare l’insegnate, ascoltare la sua voce, seguire i suoi gesti misurati, tutto era al massimo dell’attenzione. Un giorno capì che l’attenzione della classe non era per la chimica.
IL PRIMO BACIO.Mi ricordo… forse il primo bacio proprio non  me lo ricordo per niente. Sarà stato intorno ai quindici anni, con una ragazzina vista fuori dalla chiesa un paio di volte; poi una sera un incontro in una stradina laterale, quattro parole, non capite, un contatto, sconvolgente ed emozionante  quasi come quel piede  che toccava la luna, e forse quel bacio, umido e sfuggente. PRENDERE UN BAGNOMi ricordo  lo stabilimento balneare di legno sospeso sulle onde,  poco avanti dalla riva. Ricordo l’odore del legno bagnato e lo struscio continuo degli zoccoli sul pavimento pieno di sabbia. I costumi dei ragazzi erano di lana con cintura, le ragazze con pesanti costumi tutti d’un pezzo. Mai capito dove si spogliavano e si rivestivano. I signori col cappello bianco dicevano “ ora andiamo a prendere un bagno”. IL BARBIEREMi ricordo quel barbiere dalle dita fredde sul collo, ci calava la testa in  avanti e con la macchinetta tagliava i capelli: dalla nuca a salire, poi dietro le orecchie e sulle tempie, a  destra e a sinistra. Infine spruzzava acqua sul capo e ci pettinava con la riga quasi al centro.

PANE E OLIVEMi ricordo  che gli operai al mattino, prima di entrare in cantiere, mangiavano pane e olive; masticavano forte, guardavano a destra e sinistra, e avevano il labbro inferiore unto d’olio che brillava al sole.FARMACIAMi ricordo che la farmacia era fresca e in penombra   e  tutta in mogano scuro. Aveva un bel nome “Farmacia Giandalia” L’odore era di un estratto da erbe medicinali, vago e rilassante; il bancone era alto con un corrimano d’ottone in avanti. Si parlava piano, il farmacista con gli occhiali spinti sul naso e camice bianco pareva severo, ma ogni tanto sorrideva, appena. Dava le piccole scatole con le medicine e le incartava in un  modo incantevole. Maneggiava il danaro con distacco e la cassa si apriva con un tocco di campanello, alto, e si chiudeva con un tocco di campanello, basso.LOUISON  BOBETMi ricordo Louison Bobet, ciclista, Campione del Mondo e di Francia, in bicicletta presso la linea di partenza. Giornalisti e fotografi intorno. I fotografi ripresero molte immagini, i giornalisti rimasero con i blocchetti in bianco perché Louison parlava in francese, forse in dialetto, continuo e veloce. CHI SEGNAVA GOALMi ricordo  che nelle squadre di calcio del torneo all’Oratorio dei Salesiani, il giocatore che segnava il goal della vittoria, per tutta la settimana si dava un sacco di arie. Per un po’ si sentiva Parola.LE CASE BENEDETTE NEI GIORNI  di  PASCQUA.Mi ricordo che nei giorni di Pasqua il Parroco della  chiesa girava casa per casa e benediva le persone le cose di ogni stanza. Era accompagnato da un chierichetto, che reggeva la bacinella e l’aspersorio; il prete recitava la formula e poi con ampio gesto dava acqua benedetta a tutti quanti.  Accettava poche lire e dava un’ultima benedizione all’offerente; una volta accettò anche un bicchierino di rosolio.IL  POSTINO.Mi ricordo il postino, grasso e con un borsone carico di posta. Passava per quella stratta via anche due volte al giorno. Aveva una divisa grigia con la spalla scivolata e il cappello con la tromba.ANDREA DORIAMi ricordo che vidi la nave nel tardo pomeriggio, quasi sera,  in televisione  bianco nero. L’Andrea Doria era rovesciata su un fianco con le onde che già percorrevano la fiancata ed entravano nelle finestre i nei corridoi della promenade. Sembrava un animale ferito, un grosso cetaceo che non aveva più la forza di reagire e si abbandonava al grande oceano senza speranza. Anche gli uomini avevano perso la speranza, l’avevano infatti abbandonata al suo destino e al buio del mare profondo.

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1 Risposta per “Dolcetti & Rosolio e quel che “Mi ricordo” di Toto Cacciato”

  1. roberto scrive:

    La memoria che non abbiamo piu’ (o che non vogliamo avere) o forse è la paura di diventare vecchi, o che siamo già vecchi, e di conseguenza di avere pentimenti per le cose non fatte.

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