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Di Matteo a Palermo, “no a Roma”

Il magistrato Nino Di Matteo non decolla da Palermo e atterra a Roma. Lui, a rischio e sotto scorta, non demorde : “No a Roma, io ancora a Palermo, perché altrimenti sarebbe una resa” – sono le parole di Di Matteo, attualmente impegnato, tra l’altro, come pubblico ministero al processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia all’ epoca delle stragi. Ai primi dell’ ottobre scorso Nino Di Matteo è stato convocato a Roma dal Csm, il Consiglio superiore della magistratura. Si è discusso di ciò che aggraverebbe i rischi in cui incorre il magistrato, e si è ipotizzato, per ragioni di sicurezza, un suo trasferimento, alla Procura nazionale antimafia. Antonino Di Matteo si è riservato di rispondere. In verità, già nell’ aprile scorso lo stesso Csm, e poi a luglio il Tar del Lazio, si sono opposti alla nomina di Antonino Di Matteo alla Direzione nazionale antimafia. Il Consiglio superiore della magistratura gli ha preferito 3 colleghi sulla base del curriculum e delle attitudini professionali, e lui, Di Matteo, si è rivolto, senza successo, al Tar. Adesso che la Direzione nazionale antimafia a Roma gli è stata offerta per ragioni di sicurezza, Nino Di Matteo ha risposto “no, grazie”, e spiega : “Accettare un trasferimento d’ufficio connesso esclusivamente a ragioni di sicurezza sarebbe stato un segnale di resa personale e istituzionale che non intendo dare. La mia aspirazione professionale di continuare a lavorare sulla criminalità organizzata trasferendomi alla Direzione nazionale si realizzerà eventualmente solo se e quando sarò nominato in esito a una ordinaria procedura concorsuale”. A Roma, al Consiglio superiore della magistratura, sono preoccupati, e la presidente della Commissione che ha incontrato Di Matteo, Elisabetta Alberti Casellati, confessa : “Quella di Antonino Di Matteo è una situazione che ci dà molta preoccupazione. E’ per questo che lo abbiamo ascoltato 2 volte in 20 giorni, perchè riflettesse su questa pericolosità alta. Gli abbiamo manifestato la nostra forte e unanime preoccupazione, ma la sua risposta è di indisponibilità al trasferimento per ragioni di sicurezza perchè sembrerebbe un segnale di resa che non vuole dare”. L’ allarme sicurezza intorno ad Antonino Di Matteo si è recentemente aggravato allorchè è stato intercettato un affiliato alla mafia che si lamenta con la moglie perché la loro bambina frequenta il circolo del tennis in Via San Lorenzo a Palermo. E il circolo è ritenuto pericoloso perché è frequentato anche da Di Matteo. Nelle intercettazioni, infatti, le parole dell’ uomo, riferendosi a Di Matteo, sono : “Quello lo devono ammazzare al tennis”. A Palermo il pentito Vito Galatolo ha raccontato di un progetto di attentato contro Di Matteo nel 2014, rivelando che il tritolo necessario fosse stato già nascosto in città. E poi, ancora prima, nel 2013, in carcere, a Opera, a Milano, è stato intercettato Totò Riina, che medita un attentato contro Antonino Di Matteo.

fonte teleacras

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